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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

AI e lavoro, il report Randstad: 10,5 milioni esposti all’automazione

Automazione e IA non colpiscono allo stesso modo. Il report Randstad mostra un cambiamento più profondo nel lavoro. Leggi chi è davvero esposto oggi.

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Una persona lavora al PC iStock

Il report di Randstad Research restituisce l’immagine di un impatto ampio dell’intelligenza artificiale, che attraversa tanto le professioni manuali quanto quelle impiegatizie, fino ai ruoli più qualificati. A cambiare è soprattutto la forma di questa trasformazione. L’automazione incide in misura maggiore sulle attività ripetitive, mentre IA e machine learning si fanno strada con più decisione nei lavori amministrativi e specialistici. È da qui che prende avvio l’analisi: non una sostituzione uniforme, ma una redistribuzione del rischio accompagnata da una ridefinizione delle competenze richieste.

AI e lavoro: non esiste una categoria davvero al riparo

Per valutare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro, Randstad adotta tre indicatori distinti. Il primo riguarda l’esposizione all’automazione, ovvero il rischio che alcune attività vengano sostituite da sistemi in grado di eseguire compiti standardizzati. Il secondo misura l’esposizione all’IA, mentre il terzo considera la compatibilità delle mansioni con il machine learning, cioè la possibilità che determinati compiti siano svolti da modelli capaci di apprendere dai dati e prendere decisioni.

Il quadro che emerge mette in discussione l’idea che a essere coinvolti siano soltanto i lavori meno qualificati. Sul fronte dell’automazione, i lavoratori fortemente esposti sono 10,5 milioni: il 43,5% appartiene alle professioni medium skill e il 46,6% a quelle low skill. Se si guarda invece all’esposizione all’IA, lo scenario cambia in modo netto. Gli occupati altamente esposti sono 8,6 milioni e, in questo caso, il 67,1% rientra nelle professioni high skill. Il machine learning, infine, evidenzia un impatto particolarmente marcato sui profili intermedi e qualificati: tra gli 8,4 milioni di lavoratori ad alta esposizione, il 46,1% è medium skill e il 40,6% high skill.

Il dato più interessante sta proprio in questo spostamento. L’intelligenza artificiale mette sotto pressione i ruoli più esecutivi e si inserisce anche nei segmenti in cui il lavoro si fonda su analisi, gestione delle informazioni e attività cognitive complesse.

Gli identikit dei lavoratori più esposti all’AI

Il report individua tre profili distinti. Le professioni maggiormente esposte all’automazione restano quelle impiegatizie e operative, svolte in prevalenza da uomini giovani tra i 15 e i 24 anni.

L’esposizione all’IA segue invece una traiettoria diversa. In questo caso, i lavoratori più coinvolti sono donne italiane, laureate, impiegate in professioni ad alta specializzazione, con una maggiore concentrazione nel Nord e nel Centro Italia.

Nel caso del machine learning, il profilo prevalente è quello di impiegati giovani, soprattutto donne diplomate, italiane, che lavorano più spesso da remoto e operano in particolare nei settori del commercio e delle attività finanziarie e assicurative.

La vera partita si gioca sulle competenze

Randstad insiste soprattutto sulla trasformazione delle competenze, ciò che il report definisce margine intensivo: il cambiamento del contenuto del lavoro all’interno di professioni destinate a rimanere.

Acquisiscono maggiore valore le competenze tecniche legate all’alfabetizzazione digitale, alla programmazione, all’analisi dei dati e alla gestione dei sistemi di IA. Parallelamente, diventano ancora più centrali quelle capacità che l’automazione fatica a replicare, come il pensiero critico, la creatività, l’intelligenza emotiva e altro.

Questa evoluzione si inserisce in un contesto segnato da un altro fattore strutturale, il calo demografico. Secondo le stime richiamate da Randstad, entro il 2030 l’Italia perderà circa 1,7 milioni di lavoratori. In un mercato del lavoro in contrazione, la digitalizzazione potrebbe contribuire almeno in parte a colmare il disallineamento tra domanda e offerta.