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Secondo la BCE, l'intelligenza artificiale porterà più assunzioni che licenziamenti

Una ricerca della BCE analizza come l’intelligenza artificiale stia entrando nelle imprese europee. I dati mostrano un quadro meno allarmante: in diversi casi l’uso dell’AI è associato a nuove assunzioni.

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Un'assunzione durante un colloquio iStock

L’intelligenza artificiale viene spesso descritta come una tecnologia destinata a sostituire il lavoro umano. Secondo una nuova analisi pubblicata dalla Banca Centrale Europea, però, il quadro attuale appare più complesso. I dati disponibili indicano che, almeno nel breve periodo, l’adozione dell’AI nelle imprese europee non sta riducendo l’occupazione. In diversi casi accade l’opposto: le aziende che utilizzano o investono in queste tecnologie risultano più propense ad assumere.

Lo studio

Lo studio si basa sui risultati della survey SAFE della BCE, che analizza l’accesso al credito e le condizioni economiche delle imprese dell’area euro. L’indagine ha coinvolto circa 5.000 aziende e ha preso in esame le decisioni di assunzione e licenziamento, mettendo a confronto le imprese che utilizzano l’intelligenza artificiale con quelle che non la adottano.

L’intelligenza artificiale secondo la BCE

Uno dei dati più evidenti riguarda la diffusione dell’intelligenza artificiale nelle imprese europee. Due terzi delle aziende coinvolte nel questionario hanno dichiarato che i propri dipendenti utilizzano strumenti di AI nel lavoro quotidiano.

La distribuzione non è uniforme. Nelle imprese con almeno 250 dipendenti l’adozione sfiora il 90%, mentre nelle aziende con meno di dieci dipendenti la percentuale scende intorno al 60%.

La situazione cambia quando si osservano gli investimenti diretti in questa tecnologia. Solo circa un quarto delle imprese europee ha dichiarato di investire in AI. Questo divario suggerisce che molte aziende riescono a utilizzare strumenti di intelligenza artificiale senza sostenere investimenti strutturali. La diffusione di servizi online e piattaforme accessibili abbassa infatti la soglia di ingresso e consente anche alle imprese più piccole di adottare queste tecnologie.

Il primo rapporto preparatorio dell’Osservatorio sull’adozione dell’IA nel mondo del lavoro, promosso dal Ministero del Lavoro, aveva già evidenziato come l’intelligenza artificiale stia ridefinendo il mercato occupazionale, spingendo verso una domanda sempre più marcata di competenze tecnico-scientifiche.

L’AI farà licenziare persone?

Per verificare se l’intelligenza artificiale stia già sostituendo il lavoro umano, i ricercatori della BCE hanno confrontato i dati occupazionali delle imprese che utilizzano l’AI con quelli delle aziende che non la adottano. Il confronto non mostra differenze significative nella creazione o nella riduzione dei posti di lavoro. La sola presenza dell’AI nei processi aziendali non risulta associata a un aumento dei licenziamenti.

Il quadro cambia però quando si osservano le imprese che utilizzano l’intelligenza artificiale in modo più intensivo. Queste aziende risultano circa il 4% più propense ad assumere nuovi lavoratori rispetto a quelle che ne fanno un uso limitato. Anche gli investimenti in AI sono collegati a una maggiore crescita dell’occupazione: le imprese che investono in questa tecnologia hanno quasi il 2% di probabilità in più di aumentare il personale.

Secondo la BCE, il fenomeno è legato alle competenze necessarie per sviluppare e gestire i sistemi di intelligenza artificiale. L’effetto positivo appare più evidente nelle piccole imprese, mentre nelle aziende più grandi l’impatto sull’occupazione risulta sostanzialmente neutrale. La crescita dell’occupazione riguarda soprattutto le imprese che utilizzano l’AI per attività di ricerca, sviluppo e innovazione, contesti in cui la tecnologia tende ad affiancare il lavoro umano piuttosto che sostituirlo.

Il futuro del lavoro

L’analisi della BCE ha esaminato anche le aspettative delle imprese per il prossimo anno. In generale non emergono differenze rilevanti nelle intenzioni di assunzione tra le aziende che utilizzano l’intelligenza artificiale e quelle che non la adottano. Le imprese che prevedono di investire in AI mostrano però prospettive più positive sulla crescita dell’occupazione e risultano più inclini ad ampliare il personale.

La BCE sottolinea che gli effetti di lungo periodo restano incerti. Alcune ricerche indicano possibili riduzioni di posti di lavoro nei prossimi anni. Al momento, tuttavia, l’AI non sembra sostituire in modo significativo i lavoratori nelle imprese europee.