Piccoli prompt crescono: quando l'AI generativa diventa la nuova "compagna di banco"
Gli ultimi dati registrano un uso crescente dell'AI generativa tra bambini e adolescenti, ma come e perché utilizzano questi strumenti?

L’Intelligenza Artificiale generativa è ormai una realtà consolidata nella vita dei più giovani, che ha già stabilito un record: ha superato per velocità di adozione i social media e lo stesso internet. Uno studio pubblicato su JAMA Network Open, diretto dalla dottoressa Anne Maheux della University of North Carolina a Chapel Hill, analizza questa diffusione nei bambini e negli adolescenti, per i quali il confine tra mondo fisico e digitale sembra ormai del tutto sfumato. L’AI non è solo uno strumento, ma un vero e proprio interlocutore attivo.
Il nuovo studio sui prompt
“Quali sono i tassi di adozione e i modelli di utilizzo delle applicazioni di Intelligenza Artificiale generativa (GenAI) tra i giovani degli Stati Uniti?”. Parte da questa domanda il nuovo studio pubblicato su JAMA Network Open dal titolo Generative Artificial Intelligence Applications Use Among US Youth, pubblicato lo scorso 2 febbraio.
“Poiché gli strumenti di Intelligenza Artificiale generativa sono sempre più integrati nella vita quotidiana dei giovani, è fondamentale studiarne i modelli di utilizzo e le potenziali implicazioni per la salute mentale – si legge -. Sebbene vi siano prove di un rapido ritmo di adozione tra gli adulti, i tassi di utilizzo della GenAI tra i giovani rimangono in gran parte non documentati”.
Il team di ricerca, guidato dalla dottoressa Maheux, ha analizzato un campione di 6.488 giovani statunitensi, di età compresa tra i 4 e i 17 anni. I risultati confermano che l’AI ha già conquistato oltre la metà degli adolescenti e che, con una media generale di utilizzo del 31,9% e una crescita esponenziale tra le varie fasce d’età:
- bambini piccoli (4-7 anni) – 6,0%;
- bambini in età scolare (8-9 anni) – 9,4%;
- preadolescenti (10-12 anni) – 20,5%;
- adolescenti (13-14 anni) – 42,0%;
- adolescenti (15-17 anni) – 50,4%.
A colpire i ricercatori è l’esposizione precoce: quasi un bambino su dieci tra gli 8 e i 9 anni usa già regolarmente questi strumenti.
Come e perché i giovani usano l’AI?
Ma guardiamo la situazione più a fondo, attingendo anche da altri studi. Uno dei dati certamente più rilevanti è che l’interazione dei giovani con l’IA non è uniforme, ma viene inevitabilmente influenzata dal contesto socioeconomico, culturale ed educativo. La famiglia svolge, in tal senso, un ruolo importantissimo: dall’atteggiamento dei genitori verso queste tecnologie può dipendere – almeno in parte – il modo in cui i figli interagiscono con le AI generative.
Ma perché i giovanissimi si affidano all’AI? Il team guidato dalla dottoressa Maheux ha rilevato che il 41% delle app ha un utilizzo medio di circa 2 minuti al giorno. Un dato che sale – e anche di molto – quando si parla di una “nicchia” di adolescenti che interagisce con i chatbot per oltre 40 minuti, arrivando in casi estremi a sessioni di 3 ore al giorno. La fascia di utilizzo prediletta è quella notturna nel 12% dei casi.
In altro studio di Ryan K. McBain dal titolo Use of Generative AI for Mental Health Advice Among US Adolescents and Young Adults, pubblicato sempre su JAMA Network Open, sono stati riportati i dati relativi al “primo sondaggio rappresentativo a livello nazionale su adolescenti e giovani adulti statunitensi di età compresa tra 12 e 21 anni”. Il 13,1% dei giovani usa l’AI per consigli su tristezza, rabbia o ansia, sentendosi al sicuro e al riparo dal giudizio altrui.
I dati in Italia
A fornire dati recenti sul nostro Paese è Save the Children, che ha condotto un “sondaggio inedito sul rapporto tra adolescenti e Intelligenza Artificiale, dal quale emerge anche la funzione di conforto emotivo degli strumenti dell’IA”. Il sondaggio ha restituito una “fotografia ricca e complessa, di adolescenti onlife, da una parte consapevoli delle difficoltà della fase che attraversano e alla ricerca di nuove strade e spazi di condivisione, dall’altra a rischio di isolamento”.
Stando ai dati raccolti, in Italia il 92,5% degli adolescenti utilizza strumenti di AI e il 41,8% di questi ha chiesto aiuto ai chatbot in momenti di solitudine o ansia. Ma non è tutto, perché i più giovani si servono di tali strumenti anche per cercare informazioni e come veri e propri “assistenti allo studio”.
Gli strumenti di Intelligenza Artificiale non sono da demonizzare a priori, tutt’altro. Rappresentano una grande risorsa, a patto che si punti la giusta attenzione sulla alfabetizzazione digitale, responsabilità degli adulti e indispensabile affinché l’AI generativa resti un supporto all’intelligenza umana e non un suo impoverito sostituto.




















