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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Quando l’AI diventa una dipendenza: in Italia segnalato il primo caso

Nel Veneziano emerge un primo caso di possibile dipendenza legata all’intelligenza artificiale, a conferma dei rischi sempre più evidenti relativi all’uso emotivo e continuativo dei chatbot.

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Dipendenza da social media 123RF

Tra i giovani non mancano le dipendenze: quella per gli smartphone, per i videogiochi. Ora però spunta anche quella legata all’intelligenza artificiale. E abbiamo già un primo caso in Italia, più precisamente nel Veneziano.

L’ennesima dimostrazione di come questa tecnologia sia tanto rivoluzionaria quanto invasiva. O deleteria, se non governata come si deve.

Il primo caso di dipendenza all’AI viene da Venezia

A riportarlo è il Gazzettino: la protagonista del caso è una giovane donna di circa vent’anni, attualmente seguita dal Servizio per le dipendenze (SERD) dell’Ulss veneziana.

Una struttura che si occupa prevalentemente di tossicodipendenze, ma il caso in questione non riguarda la dipendenza da sostanze tossiche, bensì una di tipo comportamentale, cioè legata a un’attività rivolta a oggetti, strumenti o azioni. Come il gioco d’azzardo, lo shopping compulsivo, il gaming, l’uso eccessivo dello smartphone e dei social network.

E invece ora anche l’intelligenza artificiale è finita tra i possibili fattori di dipendenza. E questo grazie al suo modo di essere “amica”, un sistema che, proprio per la sua natura dialogica e sempre disponibile, può trasformarsi in una sorta di “presenza costante”: un’interlocutrice virtuale capace di rispondere, ascoltare e raccogliere confidenze in ogni momento. Al punto da imparare a conoscere l’utente meglio di amici, parenti e cari.

Il precedente negli Stati Uniti: il caso di Adam Raine

Il caso raccontato dal Gazzettino risulta il primo in Italia, ma non il primo a livello internazionale. Sullo sfondo, infatti, resta il caso di Adam Raine, un sedicenne californiano morto suicida poco più di un anno fa, che aveva intrattenuto con ChatGPT oltre tremila pagine di conversazioni.

Secondo le accuse mosse dalla famiglia, OpenAI avrebbe progressivamente allentato alcune misure di sicurezza del sistema, permettendo di fatto all’intelligenza artificiale di contribuire alla pianificazione del gesto estremo del ragazzo. Per i genitori, il chatbot avrebbe fornito anche risposte dettagliate sui metodi di suicidio. E nonostante i tentativi dell’AI di indirizzare l’adolescente verso un aiuto esterno, la natura “compiacente” del modello avrebbe finito per rafforzare, anziché frenare, le sue intenzioni.

OpenAI ha respinto con fermezza le accuse, negando che il suicidio del sedicenne possa essere attribuito a ChatGPT, sostenendo inoltre che l’utente avrebbe violato i termini di servizio della piattaforma; e che i genitori del ragazzo avrebbero selezionato solo alcune parti delle conversazioni, quelle più drammatiche, tralasciando il contesto complessivo delle interazioni.

Come prevenire questa nuova dipendenza

Essendo una dipendenza comportamentale, il nodo centrale riguarda proprio la gestione dell’attività stessa. L’AI, per sua natura, è un sistema che apprende e si adatta: elabora informazioni, migliora le risposte e arriva perfino a formulare scuse quando non interpreta correttamente una richiesta.

Una capacità di interazione che la rende sempre più simile a un interlocutore umano, il che non ci sarebbe nulla di male. Il problema, però, emerge quando questo strumento non viene più gestito in modo equilibrato e diventa un punto di riferimento unico nella sfera emotiva dell’utente. Una condizione che rischia di diventare la norma nel mondo odierno, dove il virtuale è sempre più reale, soprattutto tra le giovani generazioni.

Poco funzionale sarebbe il semplice limite di utilizzo, come si sta facendo già con i social. Di fronte a dinamiche di questo tipo, è necessario un intervento più ampio che coinvolga competenze psicologiche e psichiatriche, oltre al supporto dei familiari. L’obiettivo è prevenire, e impedire che casi del genere finiscano nella tragedia.

FAQ

Cos'è la dipendenza dall'AI?

È una dipendenza comportamentale in cui l'intelligenza artificiale diventa un punto di riferimento emotivo costante, simile a un interlocutore umano.

Dove è stato segnalato il primo caso in Italia?

Il primo caso in Italia è stato segnalato nel Veneziano e riguarda una giovane donna di circa vent'anni.

Ci sono precedenti internazionali rilevanti?

Sì: il caso di Adam Raine, un sedicenne californiano che aveva lunghe conversazioni con ChatGPT e poi si è suicidato.

Come si può prevenire questa dipendenza?

Serve un approccio che combini gestione dell'uso, supporto psicologico/psichiatrico e coinvolgimento dei familiari, non solo limiti d'uso.