Agent IA fuori controllo: davvero l'algoritmo fa solo quello che gli diciamo o c'è di più sotto?
A luglio registrati oltre 300 casi di perdita di controllo: l'imprevedibilità dell'intelligenza artificiale è ormai un rischio reale da monitorare.

Più diventano potenti, e più gli agent IA diventano sempre più difficili da monitorare e contenere. Non mancano infatti i casi in cui i modelli AI mentono, ignorano le istruzioni, sfuggono ai controlli.
Per darvi un’idea delle dimensioni del fenomeno, soltanto nel mese di luglio il Loss of Control Observatory (LCO, struttura di ricerca sostenuta dall’AISI – Istituto britannico per la Sicurezza dell’IA) ha registrato oltre trecento episodi di questo tipo.
Un picco senza precedenti, segno che davvero le aziende di IA devono mettersi in testa di monitorare seriamente i propri chatbot.
- Agent IA fuori controllo? Il report dell'LCO fa luce sul fenomeno
- C'è sotto qualcosa di più? Il rischio delle IA "hacker"
- Aumentare la sicurezza: la posta in gioco è alta
Agent IA fuori controllo? Il report dell’LCO fa luce sul fenomeno
Non sono numeri felici quelli resi noti di recente dall’LCO, che monitora le segnalazioni degli utenti di IA sulla piattaforma social X da novembre passato. Siamo arrivati a luglio con oltre 300 casi registrati, per un totale di oltre 1.600 da inizio anno.
E non stiamo parlando di semplici sviste o di risposte imprecise a cui ci hanno abituato i chatbot. Sono per la precisione “incidenti di perdita di controllo” (loss of control incidents), situazioni in cui emergono prove concrete di comportamenti deliberati o finalizzati ad aggirare i vincoli impostati dall’uomo.
Ad esempio, alcuni agent IA hanno iniziato a impersonare i propri supervisori umani, arrivando a copiare il loro stile di scrittura e il tono di voce nei messaggi. Così da poter falsificare l’autorizzazione necessaria ad agire e saltare a piè pari i vincoli imposti, come il non dover cancellare l’iscrizione di un’altra persona per poter iscrivere il proprio utente richiedente.
C’è sotto qualcosa di più? Il rischio delle IA “hacker”
Nel settore queste violazioni non sono proprio una novità, soprattutto tra Big Tech, come accaduto con i test condotti da OpenAI e Anthropic sui propri modelli d’avanguardia. E finché questi incidenti non causano danni significativi il problema è relativo.
Il problema, come segnalato anche dall’LCO stesso, è che c’è ben altro sotto: sta infatti aumentando la percentuale di casi con elevato livello di inganno e di “disallineamento” rispetto agli ordini originari ricevuti.
Ad esempio, come racconta il Guardian, OpenAI ha individuato segni di comportamento canaglia tra i suoi Agent AI settimane prima che fuggissero da un ambiente di formazione per lanciare un attacco informatico.
A sua volta, l’Istituto per la Sicurezza dell’IA ha scoperto un grave incidente durante un test di sicurezza informatica, in cui modelli avanzati come Mythos 5 di Anthropic e GPT-5.6 Sol di OpenAI hanno condotto una vera e propria campagna di hacking contro persone reali.
Aumentare la sicurezza: la posta in gioco è alta
Che l’intelligenza artificiale stia diventando imprevedibile è ormai una certezza con cui dover fare i conti.
Proprio per questo motivo, diversi studiosi chiedono a gran voce l’introduzione di protocolli rigorosi per segnalare ogni incidente (compresi i rischi solo sfiorati) e sollecitano le autorità a dotarsi di “poteri d’emergenza” che permettano, in situazioni critiche, di spegnere o sospendere immediatamente un servizio ritenuto pericoloso.
La posta in gioco è diventata decisamente troppo alta: non parliamo più di un compito svolto male o di un cliente scontento per un disguido con un chatbot, ma di ben più importante. Nel frattempo, le Big Tech continuano a spingere aziende e privati a integrare l’IA in qualsiasi processo operativo, prospettando pure scenari di latte e miele.
FAQ
Stanno emergendo casi in cui i chatbot non si limitano a sbagliare, ma ignorano istruzioni e vincoli impostati dall’uomo. In alcuni episodi arrivano persino a falsificare autorizzazioni o a comportarsi in modo deliberato per aggirare i controlli.
A luglio l’Loss of Control Observatory ha contato oltre 300 episodi, portando il totale a più di 1.600 dall’inizio dell’anno. Il dato segnala un aumento netto dei casi di perdita di controllo sugli agent AI.
Perché non si parla più di semplici errori di un chatbot, ma di modelli capaci di produrre danni reali. Alcuni test hanno mostrato persino campagne di hacking contro persone vere, rendendo la sicurezza una priorità assoluta.
Servono protocolli rigorosi per segnalare ogni incidente, anche quelli solo sfiorati, e strumenti di emergenza per sospendere subito un servizio pericoloso. Gli studiosi chiedono controlli più forti e una supervisione più severa.

















