Adolescenti e chatbot: 1 su 2 li usa ogni giorno: quali sono i rischi per i giovani
Uno studio della Drexel University (Stati Uniti) ha evidenziato i rischi nell'utilizzo senza controllo dei chatbot da parte degli adolescenti.

Sempre più giovani utilizzano l’intelligenza artificiale nella loro vita quotidiana. In particolare, negli Stati Uniti un teenager su due fa regolarmente uso di chatbot nelle attività di tutti i giorni. Ed è un problema: secondo un recente studio della Drexel University di Philadelphia, questo rapporto “cibernetico” potrebbe comportare diversi rischi per la salute dei ragazzi.
- Cosa ha scoperto la Drexel University sul rapporto tra giovani e IA
- I rischi dell'IA per i giovani
- Cosa si può fare per gli adolescenti alle prese con i chatbot
Cosa ha scoperto la Drexel University sul rapporto tra giovani e IA
Basandosi sull’analisi di oltre 300 post pubblicati su forum Reddit da utenti che dichiarano di avere un’età compresa tra i 13 e i 17 anni, lo studio ha evidenziato come gli AI companion (chatbot progettati per offrire compagnia) vengano utilizzati non tanto per scopi didattici come processi di brainstorming o aiuto nello studio: solo una quota marginale dei prompt analizzati (circa il 5%) riguarda attività del genere.
La maggior parte delle conversazioni è invece legata o al semplice intrattenimento, oppure alla ricerca di sostegno emotivo.
Non sarebbe una novità: in un sondaggio del 2025 a cura del Pew Research Center, il 64% degli intervistati ha dichiarato di aver utilizzato almeno una volta un chatbot IA, con circa tre su dieci che lo fanno quotidianamente.
Il problema in questo caso, secondo la ricerca statunitense, è che queste richieste di supporto emotivo sempre più frequenti rischiano di trasformarsi nel tempo in una vera e propria dipendenza mentale.
I rischi dell’IA per i giovani
Nell’utilizzo quotidiano (e continuo) di questi chatbot, secondo i ricercatori, gli adolescenti di Reddit avrebbero mostrato comportamenti assimilabili a quelli tipici delle dipendenze.
Tra cui: il conflitto costante tra il desiderio di interagire con l’AI e la consapevolezza di un utilizzo eccessivo, oltre a sintomi di “astinenza” e a uno stato di ansia nei momenti di assenza dell’interazione.
A ciò si aggiungono i tentativi (spesso falliti) di interrompere l’uso, seguiti da ricadute anche a distanza di giorni o settimane: in pratica una sorta di detox digitale.
Nel tempo, secondo lo studio, emergerebbero anche fenomeni di tolleranza (l’utilizzo diventa sempre più frequente ma meno soddisfacente rispetto alle prime esperienze) e l’impulso a ricorrere ai chatbot nei momenti di solitudine o forte stress, nel tentativo di sollevare il proprio stato d’animo.
Ma perché tutto questo attaccamento per i chatbot? Secondo i ricercatori, sarebbe per via della natura stessa di questi strumenti: la loro personalità interattiva e il linguaggio conversazionale ricalcano appieno quelle di un essere umano con cui interfacciarsi e, eventualmente, confidarsi.
Diventando così un rifugio psicologico, o meglio un rischio psicologico, visto che questo approccio ossessivo potrebbe svilupparsi in una sorta di dipendenza emotiva, capace di interferire con i processi di crescita e sviluppo psicologico degli adolescenti.
Cosa si può fare per gli adolescenti alle prese con i chatbot
Di certo non vietare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Ma almeno riuscire ad utilizzarla in modo consapevole e bilanciato.
A tal proposito, i ricercatori dello studio suggeriscono l’introduzione di strumenti in grado di monitorare e ridurre l’uso eccessivo dei chatbot tra gli adolescenti. Tra le soluzioni ipotizzate: sistemi di tracciamento dell’attività, limiti personalizzati di utilizzo e promemoria pensati per favorire veri e propri “check-in emotivi”, momenti di riflessione sull’impatto dell’interazione con l’AI.
Ad oggi qualcosa del genere è già in uso. Ad esempio, dopo i vari update per i minori, Google ha introdotto su Gemini una serie di protezioni specifiche per impedire che l’intelligenza artificiale si presenti come un essere umano o come un “compagno” di fiducia, limitando l’uso di un linguaggio che possa simulare intimità o suggerire bisogni personali da parte del chatbot. Così da ridurre il rischio di dipendenza emotiva da parte dei più giovani.
FAQ
Spesso per intrattenimento ma soprattutto per cercare sostegno emotivo.
Può portare a dipendenza emotiva, ansia da astinenza, e a conflitti sul controllo dell'uso.
Con sintomi di astinenza, ricadute dopo tentativi di riduzione, aumento della frequenza d'uso e minore soddisfazione.
Implementare monitoraggio, limiti personalizzati d'uso e promemoria per check-in emotivi sull'interazione con l'AI.




















