Ai, la scimpanzé che pensava (e dipingeva): addio a un’icona
Aì, una scimpanzé nota per la sua memoria incredibile, è morta dopo aver mostrato le sue capacità in tante attività di ricerca

Ai non è solo l’acronimo di artificial intelligence ma è anche il nome di una scimpanzé che, nel corso degli anni, è diventata un vero e proprio simbolo della scienza, grazie alle sue incredibili capacità mentali, a una memoria fuori dal comune e persino a una vena artistica davvero particolare.
Purtroppo, però, Ai non c’è più: la scimpanzé è morta all’età di 49 anni (un’età molto avanzata per questi animali) dopo una vita passata quasi interamente in Giappone e a causa di insufficienza multiorgano e vari disturbi che, negli ultimi anni, avevano causato un peggioramento del suo stato di salute.
Addio a un’icona
Nata nell’Africa occidentale nel 1976, Ai è stata trasferita dopo appena un anno in Giappone dove è diventata il simbolo di un programma di ricerca dedicato alla mente dei primati non umani, dimostrando subito capacità cognitive incredibili. Secondo gli studi del team di ricerca guidato dal primatologo Tetsuro Matsuzawa, Ai era in grado di riconoscere i numeri arabi e poteva identificare i colori e associare fino a 300 oggetti reali a etichette visive.
Nel corso del tempo, la scimpanzé ha imparato a riconoscere anche i caratteri kanji. Le sue capacità e le sue abilità legate alla memoria, straordinaria per la specie, sono state menzionate anche su Nature, un’autorevole rivista scientifica, nel 1985. Durante la sua vita, Ai ha partecipato a diversi studi, portati avanti dall’Università di Kyoto. Secondo l’ateneo nipponico “gli studi condotti su di lei hanno contribuito a stabilire un quadro sperimentale per comprendere la mente degli scimpanzé, fornendo una base cruciale per considerare l’evoluzione della mente umana“.
Il nome Ai non è legato all’intelligenza artificiale, nonostante la mente straordinaria della creatura, ma è un termine giapponese che significa “amore“.
Una vita da artista
Nel corso della sua vita, Ai ha incrementato progressivamente le sue capacità, mostrando un’insolita vena artistica. Utilizzando pennarelli e fogli bianchi, infatti, era in grado di disegnare in modo spontaneo (e quindi senza essere “incentivata” con premi di tipo alimentare, ad esempio). Il suo carattere è stato anche un po’ sopra le righe, con alcuni episodi di “scarsa disciplina“.
Nel 1989, ad esempio, con la collaborazione di un altro scimpanzé, Ai riuscì a evadere dalla sua gabbia, dopo aver recuperato una chiave per aprire il lucchetto. Nel 2000, Ai ha dato alla luce Ayumu, un altro primate che ha mostrato capacità straordinarie soprattutto per quanto riguarda la sua memoria.
Ai non c’è più ma ha sicuramente lasciato il segno, al pari di altri animali come il famoso scimpanzé della NASA, dando un contributo importante alla scienza e mostrando le potenzialità della mente degli scimpanzé. Le attività di ricerca svolte in questi anni rappresentano una base di partenza importante per il futuro. Per i ricercatori, infatti, i dati raccolti nel corso dei decenni di lavoro con Ai avranno un’importanza elevata per lo sviluppo di nuove attività di ricerca.

















