Tomaso Montanari
Storico dell’arte, accademico e saggista italiano, è attivo nel dibattito culturale e noto per posizioni critiche nei confronti di Salvini, Fallaci e Zeffirelli.
- Nome completo: Tomaso Montanari
- Data di nascita: 15/10/1971
- Luogo di nascita: Firenze
- Segno zodiacale: Bilancia
- Nazionalità: Italia
- Social: Instagram
Biografia
Tomaso Montanari è uno storico dell’arte, accademico e saggista italiano, nato a Firenze il 15 ottobre 1971, considerato oggi una delle voci più autorevoli sul rapporto tra patrimonio culturale, politica e democrazia. Dopo il liceo classico Dante di Firenze, si forma alla Scuola Normale Superiore di Pisa, allievo di Paola Barocchi, laureandosi in Lettere moderne all’Università di Pisa nel 1994 e perfezionandosi in discipline storico‑artistiche nel 1998. Nel corso della carriera ha insegnato all’Università della Tuscia, a Roma Tor Vergata, all’Università Federico II di Napoli, e attualmente è professore ordinario di Storia dell’arte moderna all’Università per Stranieri di Siena, ateneo di cui è rettore dal 2021.
Parallelamente all’attività universitaria, Montanari è molto presente nel dibattito pubblico attraverso articoli, saggi e ospitate nei principali talk televisivi. Scrive su Il Fatto Quotidiano e tiene la rubrica "Ora d’Arte" su Il Venerdì di Repubblica, dopo aver avuto collaborazioni in passato con la Repubblica, il Corriere Fiorentino, il Corriere del Mezzogiorno e l’Huffington Post. Il filo rosso dei suoi interventi è la denuncia del degrado e della mercificazione del nostro patrimonio artistico, che a suo giudizio viene svilito invece di essere un bene comune, gratuito strumento di crescita garantito dalla Costituzione.
Tra i suoi libri più noti c’è "A cosa serve Michelangelo?", un testo di denuncia che prende le mosse dal controverso acquisto da parte dello Stato di un crocifisso attribuito a Michelangelo, per oltre tre milioni di euro, per smontare le logiche opache del sistema mostre, del mercato dell’arte e delle scelte politiche sui beni culturali. Grazie al suo impegno, Montanari ha ricevuto il Premio Giorgio Bassani di Italia Nostra (2012) e l’onorificenza di Commendatore della Repubblica dal presidente Giorgio Napolitano nel 2013 "per il suo impegno a difesa del nostro patrimonio".
La sua attività si è estesa anche alla televisione: ha ideato e condotto programmi come "La libertà di Bernini", "La vera natura di Caravaggio", "I silenzi di Vermeer" e "Velázquez. L’ombra della vita" su Rai 5, oltre a "Favole forme figure" per la tv del Fatto Quotidiano, portando un racconto rigoroso ma accessibile dell’arte a un pubblico più ampio. Sul piano civico, è stato presidente dell’associazione Libertà e Giustizia e protagonista del fronte per il ‘No’ al referendum costituzionale del 2016.
Vita privata
Per quanto riguarda la vita privata, Tomaso Montanari mantiene un riserbo quasi totale: non è noto se sia sposato, se abbia figli o quale sia la sua situazione sentimentale attuale.
In tv e sui media, Montanari parla quasi esclusivamente di patrimonio culturale, Costituzione, scuola e università, evitando riferimenti alla famiglia o alla quotidianità privata. È noto però il modo in cui definisce la propria identità etica e spirituale: si considera un "cattolico radicale", profondamente influenzato dal pensiero e dall’esempio di don Lorenzo Milani, figura che ha più volte indicato come bussola morale nel suo impegno pubblico.
Questa impostazione si riflette nelle sue posizioni politiche e culturali: dalla militanza contro la speculazione sulle Alpi Apuane e a sostegno del movimento No Cav, fino alle dure critiche a quello che definisce l’uso strumentale della memoria da parte di una parte della destra italiana, in particolare sul Giorno del Ricordo. Proprio un suo articolo sulle foibe ha scatenato, nel 2021, una forte polemica che ha portato alcuni esponenti politici a chiederne le dimissioni da rettore, accuse che Montanari ha respinto, ricevendo però solidarietà da ANPI, da storici come Alessandro Barbero e da intellettuali come Paolo Flores d’Arcais.
Il suo nome è spesso al centro del dibattito pubblico anche per la franchezza con cui critica figure simboliche della cultura e della politica italiana, da Matteo Renzi a Matteo Salvini, fino a Franco Zeffirelli e Oriana Fallaci. Nonostante le polemiche, o forse anche grazie alla loro forza dirompente, Montanari resta una delle voci più riconoscibili del panorama culturale italiano contemporaneo.
Perché Tomaso Montanari è così critico verso la cultura artistica italiana?
Perché ritiene che ridurre i beni culturali a puro intrattenimento turistico tradisca la funzione civile dell’arte, che deve servire a formare cittadini consapevoli, non solo consumatori.
A cosa si riferisce il titolo del suo libro “A cosa serve Michelangelo?”
Il titolo è una provocazione: partendo dal caso di un crocifisso attribuito a Michelangelo, Montanari si chiede se l’arte debba servire al mercato e alla propaganda politica o alla crescita democratica del paese.
È vero che un suo testo è finito alla maturità?
Sì, nel 2019 un brano tratto da un suo libro è stato inserito tra le tracce della prima prova dell’esame di Stato, scelta che ha suscitato reazioni polemiche da parte di Matteo Salvini e Vittorio Sgarbi.
