Il paradosso di Zendaya, una nessuna e centomila: tutti la vogliono, ma c'è un rischio che Hollywood ignora

La star di Euphoria è ovunque: da Dune a Spider-Man, passando per Shrek, Nolan e forse anche la saga di Bourne. A differenza di Angelina Jolie però potrebbe pagare un prezzo inatteso: chi è la sua Lara Croft?

Diego Scappini

Diego Scappini

Giornalista

Classe 1987, lo sport è il mio habitat naturale ma sono appassionato anche di TV, serie e cinema, soprattutto horror.

Il paradosso di Zendaya, una nessuna e centomila: tutti la vogliono, ma c'è un rischio che Hollywood ignora

C’è un gioco che molti appassionati di cinema hanno iniziato a fare sempre più spesso: indovinare il prossimo kolossal nel quale comparirà Zendaya. La provocazione è evidente, ma fino a un certo punto: dopotutto l’attrice, che non ha ancora compiuto trent’anni, ha già costruito una carriera che molti colleghi impiegano decenni a raggiungere.

È stata il volto della serie generazionale più discussa degli ultimi anni con Euphoria, è uno dei personaggi chiave della saga di Dune, ha recitato in Challengers trasformandolo in uno dei film più chiacchierati della passata stagione, è MJ nell’universo di Spider-Man e sta per tornare nel nuovo capitolo dedicato all’Uomo Ragno accanto al marito Tom Holland, è nel cast dell’attesissima Odissea di Christopher Nolan nei panni di Atena, presterà la voce alla figlia di Shrek e Fiona in Shrek 5 e il suo nome è stato accostato persino a un possibile rilancio del franchise di Jason Bourne.

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Messa così, sembrerebbe semplicemente la storia di una star nel pieno della sua consacrazione. E probabilmente lo è. Eppure, proprio nel momento del suo massimo splendore, inizia a emergere un piccolo paradosso: è possibile che Zendaya stia diventando talmente onnipresente da rischiare di non "appartenere" davvero a nulla?

I grandi attori hanno quasi sempre avuto un personaggio simbolo

Per decenni Hollywood ha costruito il proprio pantheon attraverso attori capaci di fare tantissime cose ma, allo stesso tempo, di lasciare un segno indelebile grazie a un personaggio preciso. Angelina Jolie ha recitato in thriller, drammi, film d’azione e produzioni più autoriali, ma nell’immaginario collettivo resta Lara Croft. Robert Downey Jr. aveva già una carriera ricchissima alle spalle prima di diventare Iron Man, eppure è quel ruolo ad averne ridefinito l’eredità. Sigourney Weaver ha lavorato con alcuni dei registi più importanti della storia del cinema, ma è soprattutto Ripley, l’eroina di Alien, il personaggio che ha contribuito a ridefinire il concetto stesso di protagonista femminile nel cinema d’azione. Jennifer Lawrence ha vinto un Oscar, lavorato con grandi autori e costruito una filmografia di altissimo livello, ma per molti resterà sempre Katniss Everdeen di Hunger Games.

Zendaya, invece, rappresenta qualcosa di completamente diverso perchè non è (ancora) associata a un personaggio in grado di sintetizzare un’intera epoca. Rue è probabilmente il ruolo che le ha regalato le soddisfazioni maggiori dal punto di vista artistico, ma Euphoria resta un fenomeno fortemente generazionale. Chani è centrale nel mondo di Dune, ma continua a gravitare attorno al percorso di Paul Atreides interpretato da Timothée Chalamet. MJ non possiede il peso simbolico di una Lara Croft o di una Katniss e, nonostante sia amatissima dai fan di Spider-Man, nell’immaginario di molti la Mary Jane cinematografica continua a coincidere con quella interpretata da Kirsten Dunst. Tashi Duncan potrebbe essere la sua interpretazione più completa e affascinante, ma difficilmente Challengers entrerà nell’immaginario pop con la stessa forza delle icone che hanno definito gli anni Novanta e Duemila.

Zendaya è diventata il volto perfetto della Hollywood contemporanea

Il problema però non è nemmeno Zendaya: forse siamo noi a utilizzare categorie vecchie per leggere una star nata in un’epoca completamente diversa e che incarna alla perfezione il modo in cui Hollywood produce celebrità oggi. Non è soltanto un’interprete, ma una sorta di certificazione di prestigio. Se c’è Zendaya, automaticamente il progetto appare più importante, più contemporaneo, più vicino al pubblico giovane. La sua presenza rassicura gli studios, genera interazioni sui social, domina i red carpet e garantisce una copertura mediatica quasi automatica. È probabilmente questo il motivo per cui la ritroviamo ovunque.

Non è detto che il pubblico sia davvero stanco di lei, anzi: i numeri raccontano spesso il contrario. Ma la sensazione che Hollywood abbia individuato nella star di Euphoria una sorta di risposta universale a qualsiasi grande progetto inizia a emergere con una certa frequenza nelle discussioni tra appassionati e addetti ai lavori.

Tra vent’anni ricorderemo un suo personaggio o semplicemente Zendaya?

La domanda più interessante alla fine è questa. Tra vent’anni ricorderemo Zendaya per Rue, per Chani, per MJ o per un personaggio che deve ancora arrivare? Oppure sarà ricordata soprattutto per essere stata il volto che Hollywood ha scelto di piazzare praticamente ovunque negli anni Venti?

Se la seconda ipotesi dovesse rivelarsi quella giusta, non sarebbe necessariamente un fallimento. Potrebbe anzi rappresentare un nuovo modello di celebrità, meno legato a un singolo personaggio e più alla capacità di attraversare contemporaneamente cinema, televisione, moda e cultura pop. A quel punto però si solleverebbe un’altra domanda: Zendaya è davvero la prima superstar capace di essere più grande dei franchise stessi oppure Hollywood ha semplicemente trovato il volto perfetto dietro cui nascondere la propria paura di sbagliare?


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