Vittoria Di Savoia debutta come attrice, l'erede della Casata recita in 'Io+Te – Soli contro tutti': "L'occasione per mostrare chi sono"

La figlia di Emanuele Filiberto Di Savoia e Clotilde Courau dà sfogo alla sua passione più grande: la recitazione. Eccola al debutto in 'Io+Te – Soli contro tutti'

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Vittoria Di Savoia
IPA

Ventidue anni, un cognome che pesa quanto un secolo di storia e un debutto che arriva senza troppi giri di parole. Vittoria Di Savoia, figlia di Clotilde Courau ed Emanuele Filiberto, indicata dal padre come erede della casata, dal 18 settembre è su Prime Video con Io+Te – Soli contro tutti, film diretto da Manon Gaurin e tratto dal primo capitolo della trilogia firmata Emma Green, pseudonimo dietro cui lavorano due autrici francesi.

Sullo schermo interpreta Alma Lancaster, ragazza di famiglia agiata che racconta ai suoi di frequentare giurisprudenza mentre in realtà insegue il cinema. In aula incontra Vadim Arcadi (Lucas Barski), compagno di progetto tanto affascinante quanto spigoloso: dalla diffidenza iniziale nasce un legame che qualcuno, però, ha tutta l’intenzione di ostacolare.

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Vittoria Di Savoia, un esordio costruito lontano dai riflettori

Il percorso non è nato per caso. Vittoria ha studiato recitazione a Londra e circa diciotto mesi fa ha firmato con un’agenzia, iniziando la trafila dei provini. Quando è arrivata la telefonata giusta, racconta a Vanity Fair, ha avvertito soprattutto orgoglio: il desiderio non era la vetrina, ma capire dall’interno come si costruisce un film. Sul set, ammette, ha imparato più dalla dimensione corale del mestiere che da qualunque lezione: direttore della fotografia, tecnici, fonico.

Il tour promozionale? Lo definisce faticoso, ma anche l’opportunità di far vedere chi è davvero, visto che con Alma – la sua protagonista – condivide poco: il personaggio è chiuso, lei si descrive socievole e con i piedi per terra.

Il new romance al cinema: tra codici di genere e ricerca di verità

Prima di questo ruolo, il genere le era del tutto estraneo. Studiandolo, ha scoperto un linguaggio regolato in ogni dettaglio, e proprio lì è nata la sfida: dare spessore alla protagonista senza uscire dai binari. Più di una volta, dice, avrebbe voluto improvvisare, soprattutto nelle scene che raccontano gli slanci più impulsivi della giovinezza.

Sul tema dei cliché – accusa ricorrente rivolta anche al dark romance – il confronto con la regista è stato lungo. L’obiettivo condiviso era iniettare realismo senza tradire il genere: la tossicità di Vadim resta, ma smussata rispetto agli stereotipi. Ad aiutarla, dice, anche i suoi gusti personali, che vanno in tutt’altra direzione: le commedie romantiche di culto come Notting Hill e Harry, ti presento Sally…, o un dramma raffinato come Carol.

Arte, curatela e indipendenza: chi è Vittoria di Savoia fuori dal set

Con Alma, però, una somiglianza c’è: anche lei ha mentito ai genitori. Aveva detto di studiare scienze politiche, in realtà aveva mollato quasi subito per il teatro, mantenendosi con un lavoro in un pub. La differenza, sorride, è che i suoi erano molto meno rigidi. "Questa è l’occasione per mostrare chi sono davvero", ha spiegato raccontando della sua nuova avventura cinematografica.

L’indipendenza economica è un punto fermo: ristorazione, gallerie d’arte, nessuna richiesta di denaro alla famiglia. Da qui nasce anche il progetto Curated by Vittoria di Savoia, piattaforma con cui promuove artisti emergenti: l’ultima mostra parlava di immigrazione e politica, la prossima ruoterà attorno all’amore e alle sue rappresentazioni sociali.

Il resto è curiosità applicata: danza, clownerie, scrittura, disegno, perfino lezioni di armonica in un pub londinese. Le sue passioni cinefile passano da Audrey e Katharine Hepburn a Lynch, Jarmusch, Lánthimos e Joachim Trier. Sul futuro non si sbilancia troppo: le piacerebbe un ruolo drammatico che lasciasse il segno, magari con una causa da difendere. E un sogno preciso: lavorare con Pauline Loquès, il cui esordio Nino l’ha commossa profondamente.


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