Morte avvelenate con la ricina, le ricerche non si limitano al veleno. "Nuove verità nei telefoni, può uscire qualcosa di inimmaginabile"
A Vita in Diretta martedì 28 luglio 2026 spazio alle novità sul giallo di Pietracatella, si avvicina il sopralluogo in casa che può svelare dettagli rilevanti sul killer

Le indagini sul giallo di Pietracatella, quello che ha portato alla morte di mamma e figlia avvelenate con la ricina, proseguono a ritmo incessante, a pochi giorni dal nuovo sopralluogo in casa, per questo non sono mancati gli aggiornamenti sul caso a "Vita in Diretta" nella puntata di martedì 28 luglio 2026. L’ispezione, che avverrà con il supporto degli esperti tedeschi, è decisiva, serve trovare sia il veleno, sia come sia entrato nella casa di via Risorgimento.
Morte avvelenate con la ricina, Vita in Diretta puntata 28 luglio 2026: cosa è successo
A fare il punto della situazione è l’inviata Antonella Delprino, che si trova come ogni giorno a Pietracatella: "Mancano 36 ore al sopralluogo, previsto dopodomani, dopo quello del 4 maggio, ultimo giorno in cui si è entrati nella casa, sequestrata da fine dicembre. Gli operatori analizzeranno ogni superficie, indumento, tutto quello che riterranno necessario con le tute e le protezioni indispensabili per non contaminare l’ambiente. I poliziotti della squadra scientifica, in arrivo da Napoli, sono già in paese, mentre domani arriveranno gli esperti dalla Germania".
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppIn attesa dell’ispezione, prosegue il viavai di persone a Campobasso per le audizioni, che sono state oltre 250, c’è stato chi è stato sentito più volte per approfondire alcuni dettagli e verificare alcune inconguenze, incrociando testimonianze, dati informatici e rilievi scientifici. Sono diverse le domande a cui si deve dare risposta, chi ha ucciso Antonella perché lo ha fatto? Sara è stata una vittima collaterale o il killer voleva uccidere anche lei? Alice e Gianni si sono salvati grazie agli anticorpi e facevano parte anche loro del piano criminoso?
Emergono intanto ulteriori dettagli sul sopralluogo, che non riguarderà solo la ricerca della ricina: "Si era detto che il sopralluogo sarebbe stato blindato ma a disposizione delle parti per essere seguito da remoto, la Polizia Scientifica è già arrivata oggi per attrezzare un luogo dove permettere a chi vuole di assistere tra le parti coinvolte. La Procura di Larino vuole sapere se in casa ci sia la ricina e, se sì, come sia entrata all’interno, questa è la priorità, su quello che gli esperti decideranno di analizzare".
Nel frattempo, sono stati sequestrati i computer e i cellulari di tutta la famiglia Di Vita, a eccezione di quello di Gianni. "Dai cellulari potrebbe uscire qualsiasi cosa, anche inimmaginabile" – sono le parole del criminologo Giovanni Alfonso, noto anche per essere un esperto informatico, che ha partecipato al sequestro di cinque telefoni, un tablet e un computer in casa Di Vita a Pietracatella. "Non dovrebbe esserci il telefono di Gianni tra questi, quello di Alice è stato il primo a essere consegnato spontaneamente. Per quanto riguarda gli altri sequestrati all’interno dell’abitazione, ci sono due telefoni di Antonella e Sara e tre telefoni non utilizzati senza SIM" – ha detto ancora Alfonso.
Le ricerche fatte con i cellulari sono sotto la lente di ingrandimento di chi indaga, così da capire se qualche informazione che può portare alla mano assassina sia transitata da quei telefoni. La lettura dei dati dei dispositivi sequestrati finora ha portato alla denuncia per favoreggiamento di un’amica di Antonella, che non ricordava uno scambio di messaggi di quasi dieci anni fa in cui la donna le chiedeva consigli per un avvocato divorzista. "A oggi nel fascicolo non c’è ancora alcuna copia forense, né quella dei dispositivi sequestrati a Pietracatella, né la prima copia forense del cellulare di Alice".
Manuela Moreno osserva: "Si ha la sensazione che in questi sopralluoghi cerchino solo conferme, una pista chiara potrebbe già esserci". Su questo è d’accordo l’avvocato Cataldo Calabretta: "Bisogna costruire un impianto probatorio inattaccabile, accanto all’indagine tradizionale, relativa all’ascolto dei testimoni e di eventuali soggetti che potrebbero saperne di più, si attendono le risultanze delle indagini scientifiche. Si deve capire se gli esperti tedeschi diano certezze sulla somministrazione della ricina e in che modalità sia stata presa, a quel punto potremo capire qualcosa in più". La giornalista prosegue: "La frase che ci deve mettere in allerta è che non stanno cercando solo la ricina, ma anche qualcos’altro".