Le Suore di TikTok, dal tavolo dei panzerotti a Sanremo: "Vogliamo un video col Papa, ma vanno bene anche Charlize Theron o Penelope Cruz"

Da una scommessa fino ai milioni di visualizzazioni. Suor Paola e Suor Felicetta raccontano il successo di Vita da Suore, il nuovo singolo con Jo Squillo, il rapporto con gli haters e i progetti per il futuro

Giusy Palombo

Giusy Palombo

Giornalista e content creator

Giornalista e content creator. Racconto cultura pop e spettacolo tra articoli e video, con uno stile diretto e autoriale.

Vita da Suore
Ufficio Stampa

In poco meno di un anno sono riuscite a trasformare due improbabili suore in uno dei fenomeni più riconoscibili del web italiano. Con milioni di visualizzazioni, sketch ironici e un linguaggio capace di parlare soprattutto alla Gen Z, Suor Paola e Suor Felicetta hanno costruito un universo narrativo che va ben oltre i social. Dietro Vita da Suore, infatti, non ci sono vere religiose, ma un progetto editoriale che mescola comicità, musica e storytelling, diventato un caso di successo grazie alla sua capacità di giocare con l’immaginario collettivo. Oggi il format continua a evolversi con Figli di Maria, il nuovo brano realizzato insieme a Jo Squillo, accompagnato da un videoclip che unisce leggerezza e un messaggio di inclusione, libertà e rispetto delle differenze. Abbiamo incontrato le protagoniste di Vita da Suore per parlare della nascita del progetto, del successo sui social, del rapporto con il pubblico e di questa nuova sfida musicale che conferma la loro voglia di raccontare il presente attraverso l’ironia.

Vita da Suore: "A Sanremo abbiamo capito di essere diventate virali", il successo nato da una scommessa e il rapporto con le critiche

Vita da Suore è partito un po’ come una scommessa, ed è diventato un fenomeno virale. Vi aspettavate, all’inizio, che potesse diventare un caso social? C’è stato un momento preciso in cui avete capito di essere davvero diventate virali?

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Suor Paola: In realtà, è partito tutto come una scommessa. Abbiamo cominciato nel centro di Roma, con il nostro tavolino per fare i panzerotti. Non potevamo sapere quale risvolto avrebbe preso la nostra interazione con il pubblico. È stato tutto molto inaspettato, anche se, in realtà, quello era l’obiettivo iniziale: farci conoscere, instaurare un legame con le persone e arrivare dritte al cuore. Poi è stato anche un processo abbastanza veloce. Mi sono resa conto che la gente aveva iniziato davvero ad amarci quando hanno cominciato a pubblicare e ripubblicare tutti i nostri video. E poi quando i ragazzi, per strada, dopo due mesi che eravamo in giro con i panzerotti, ci fermavano chiedendoci una foto, dicendoci: "Io vi adoro", e ci abbracciavano. Quello è stato molto significativo, soprattutto perché arrivare ai più giovani è importante. Ed è anche molto difficile.

Suor Felicetta: Il momento in cui non abbiamo capito più niente è stato quando siamo andate a Sanremo. Lì c’era una quantità di persone incredibile e noi non ci aspettavamo che ci volessero così bene. Ci guardavamo intorno e dicevamo: "Ma che cosa sta succedendo?"

Milioni di visualizzazioni corrispondono anche ad avere una responsabilità sui social. Avete un po’ paura prima di pubblicare un contenuto? Ci pensate due, dieci volte? Che approccio avete adesso che la viralità è esplosa?

Suor Felicetta: Non ci preoccupiamo assolutamente. Tutti i contenuti che facciamo sono contenuti assolutamente positivi e pensati per tutti. Sono cose leggere, che piacciono ai nostri follower, ai nostri amici, ai ragazzi che ci seguono e anche alle persone più grandi. Abbiamo veramente un target molto variegato. Almeno, per quanto mi riguarda, non ho alcuna preoccupazione quando vengono pubblicati i nostri video.

Suor Paola: Anche perché noi, in prima persona, decidiamo sempre. Se c’è qualcosa che non ci convince o che non troviamo consono, possiamo dirlo tranquillamente. Siamo libere. E la libertà di scelta è importante.

Qual è il vostro rapporto con le critiche? Come vivete questo aspetto del vostro lavoro?

Suor Felicetta: Credo che sia normale quando uno è molto esposto. Più ti conoscono e più ognuno, giustamente, dice la sua. Il nostro approccio è molto tranquillo. Fino a quando noi siamo a posto con quello che facciamo, siamo contente del messaggio che mandiamo e sappiamo quello che vogliamo comunicare, le critiche negative stanno lì, ma per noi muoiono lì. Non abbiamo bisogno di fare qualcosa per far cambiare idea a chi non ci apprezza.

Suor Paola: È giustissimo quello che dice Suor Felicetta, e sono d’accordo. Però io ho un approccio diverso. Ci rimango molto male. Non per l’ignoranza o per l’omofobia che c’è in giro, ma perché queste cose non hanno motivo di esistere ancora oggi. Mi rendo conto di quante persone cattive e ignoranti esistano. E il problema è che chi pubblica certe cose permette anche ad altri ignoranti di accodarsi. Questa cosa mi dà molto fastidio.

Suor Felicetta: Io, invece, riesco a sopportarla meglio. Mi dispiace per loro se hanno quel modo di pensare, ma che lo pensino di noi mi importa relativamente poco, proprio perché noi abbiamo la coscienza a posto.

Suor Paola: Io e Suor Felicetta abbiamo due caratteri molto diversi. Lei è più pacata, mentre io sono più istintiva, a volte anche più irrazionale. Però poi mi fermo a pensare che, se certe persone scrivono cose brutte, probabilmente hanno dei problemi loro.

Figli di Maria è un brano che parla di inclusione su tutti i livelli possibili. Com’è nata l’idea, com’è stato registrare il brano insieme a Jo Squillo e che cosa rappresenta questo progetto per voi e per la vostra carriera?

Suor Felicetta: Per noi è stato un processo molto naturale. Spesso, durante le dirette, ci chiedono che cosa pensiamo della comunità LGBTQIA+ e noi diamo sempre la stessa risposta: per noi l’amore è amore, sempre. Ognuno è libero di amare come vuole e, in fondo, siamo tutti figli di Maria. Volevamo arrivare alle persone, perché è quello che facciamo da sempre: lanciare messaggi positivi. Abbiamo trovato anche in Jo Squillo una sintonia completa sugli argomenti e sul linguaggio. Lei è una persona che ha sempre abbracciato tutti e che si è battuta contro la violenza sulle donne e per tanti temi importanti. Questo brano vuole ribadire un concetto in cui crediamo profondamente, soprattutto in un periodo storico in cui le persone si attaccano per molto meno e tutti sentono il bisogno di dire la propria, spesso facendo del male agli altri. Per noi era importante continuare sulla nostra linea editoriale e comunicare positività, inclusione e gioia. Per questo abbiamo pensato che Jo Squillo fosse la persona perfetta con cui condividere questo progetto.

Suor Paola: Lei ha una grandissima personalità e tra noi si è creata un’energia bellissima. Un brano leggero, positivo. Nel videoclip abbiamo inserito le drag queen, i ragazzi del basket, i maranza. Il mondo è variegato e tutti vanno accettati.

Suor Felicetta: Siamo tutte persone diverse, ma racchiuse nello stesso messaggio. Dovrebbe essere il messaggio della vita, anche se purtroppo non è sempre così. Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di fare del nostro meglio per portare avanti questa idea.

Suor Paola: Il messaggio è semplice: siamo tutti diversi, ma fondamentalmente siamo tutti uguali. Forse il problema è proprio questo: di inclusione si parla tanto, ma ce n’è ancora troppo poca.

Chi guarda un video di uno o due minuti spesso non immagina quanta pianificazione ci sia dietro. Quanto lavoro c’è dietro ai vostri contenuti?

Suor Felicetta: Dipende dal contenuto, ovviamente, ma dietro c’è sempre molto lavoro. C’è una fase di scrittura, c’è il lavoro sul messaggio che vogliamo trasmettere e c’è tanta attenzione a quello che raccontiamo. Prima di pubblicare riflettiamo molto e, come dicevo prima, abbiamo anche un team di persone che ci segue, lavora con noi e ci supporta in maniera davvero magistrale.

Vi vengono bene al primo colpo oppure capita spesso che dobbiate rifarli?

Suor Paola: La cosa più importante è la sintonia che abbiamo io e Suor Fè. Per questo motivo, quasi tutti gli sketch li facciamo buoni già alla prima. Poi magari ci chiedono di rifarli perché servono più inquadrature o più riprese, però tra noi c’è un’intesa talmente forte che riusciamo quasi sempre a fare tutto subito.

Da Figli di Maria al sogno di uno sketch con Papa Leone: "L’inclusione è il nostro messaggio, ma il futuro è ancora tutto da scrivere"

Avete collaborato con tantissimi personaggi famosi. Ma qual è il vostro colpo del secolo? Se poteste scegliere un personaggio – cantante, attore, il Papa, un politico – con chi vorreste fare uno sketch?

Suor Paola: Il Papa sarebbe il Papa. Noi siamo partite proprio così, facendo i panzerotti con l’idea di portarli al Papa. Era il nostro obiettivo fin dal primo giorno.

Suor Felicetta: Ne abbiamo fatti tantissimi di sketch, anche molto diversi tra loro. Quindi sì, Papa Leone è sicuramente in cima alla lista.

Suor Paola: Però io ci metterei anche Charlize Theron, Penelope Cruz… Da amante del cinema e delle star americane, preferisco quelle. Però, se Papa Leone a un certo punto ci dicesse di sì…

Suor Felicetta: Noi dobbiamo continuare a lavorarci. Prima o poi andremo a fare i panzerotti nella cucina del Vaticano.

Avete paura che un successo così virale possa esaurirsi? Avete un disegno, una strategia che vada oltre TikTok?

Suor Felicetta: Sì, certo. Noi non vogliamo che questo fenomeno si affievolisca. Vogliamo che abbia sempre un’evoluzione. Adesso abbiamo fatto una canzone. Chi se lo sarebbe aspettato?

Cosa c’è nel futuro di Vita da Suore?

Suor Paola: Per ora è ancora un grande punto interrogativo. Le cose sono sempre in evoluzione.

Suor Felicetta: Sì, siamo in costante movimento. Sicuramente la nostra famiglia, Starlets, sta preparando delle cose per settembre

Suor Paola: Un’evoluzione, un’estensione di Vita da Suore, che però resterà sempre Vita da Suore.


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