Venezia 2026, vincitori: Leone d'oro a 'Woman Unknown', a Riccardo Scamarcio il Premio Orizzonti, polemiche per 'Naza' e sorpresa Coppa Volpi

A Venezia 2026, c'è anche un po' di Italia con il Premio Orizzonti per Riccardo Scamarcio. Leone d'Oro a sorpresa per 'Woman Unknown', che porta a casa anche la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile

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Alla fine il Lido ha spiazzato tutti. Per giorni, tra i corridoi dell’Excelsior e i tavoli della sala stampa, il toto-Leone aveva un solo nome sulle labbra; poi la busta più pesante della serata si è aperta su un titolo diverso e la Sala Grande ha avuto quel mezzo secondo di silenzio che, ai festival, vale più di tutto.

La cerimonia di chiusura della 83ª Mostra del Cinema di Venezia, condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas e aperta dalla voce di Francesca Michielin, ha consegnato il Leone d’Oro per il miglior film a Woman Unknown di May el-Toukhy, una delle poche registe in concorso. Undici giorni di proiezioni all’alba, code sotto il sole e discussioni infinite si sono condensati in poche buste lette ad alta voce. Ecco come è andata, premio per premio.

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Venezia 83, tutti i premi del concorso: chi ha vinto il Leone d’Oro

La giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal ha costruito un palmarès che tiene insieme l’intimità e la Storia. Oltre al Leone d’Oro, Woman Unknown porta a casa anche la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, andata a Mathilde Arcel: era il suo primo ruolo da protagonista, e dal palco ha dedicato il riconoscimento alle migliaia di donne che hanno vissuto davvero l’esperienza raccontata nel film, ringraziando la regista per non aver cercato compromessi.

Il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria è andato a Possible Love di Lee Chang-dong, mentre il Leone d’Argento per la migliore regia è finito nelle mani di Ilya Khrzhanovsky per Dau, l’opera-mondo nata dal cantiere ventennale girato a Charkiv tra il 2009 e il 2011. Un premio che arriva dopo settimane di polemiche: Kiev aveva contestato la presenza del film alla Mostra, definendolo un rischio di legittimazione culturale per Mosca, e la Biennale aveva replicato ricordando che si tratta oggi di una produzione europea e che il regista – inserito da Putin nella lista degli agenti stranieri – ha rinunciato alla cittadinanza russa nel 2024. Sul progetto pesano anche le vecchie accuse sui metodi di lavorazione, raccolte a suo tempo da inchieste giornalistiche e sempre respinte dall’autore. Sul palco Khrzhanovsky ha scelto la strada più semplice e più netta: ha dedicato il premio agli ucraini e ai suoi genitori, seduti in sala.

Il Premio Speciale della Giuria è andato a Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor, accolto da una standing ovation che ha ripetuto quanto già visto alla premiere, quando il film aveva incassato oltre venticinque minuti di applausi, record assoluto della Mostra. Abraham ha usato il microfono per rivolgersi direttamente ai suoi connazionali, invitando gli israeliani a guardare il film per capire cosa stia accadendo davvero ai palestinesi.

La Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile è toccata a John Malkovich per Wild Horse Nine di Martin McDonagh: l’attore non era in sala. Il Premio per la migliore sceneggiatura è andato a Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce per Un bon petit soldat, diretto dallo stesso Brizé. Chiude il quadro il Premio Marcello Mastroianni al miglior attore o attrice emergente, assegnato alla ventitreenne Malou Khebizi, protagonista di 15/18 (A Place to Heal) di Cédric Kahn.

Orizzonti, Venice Immersive e opera prima: gli altri vincitori di Venezia 83

Il pomeriggio aveva già regalato una piccola storia perfetta. La Maison du Vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu ha vinto il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima "Luigi De Laurentiis" e, nella stessa giornata, il Premio Speciale della Giuria Orizzonti. Il regista ha scelto di tacere anziché parlare, lasciando che il silenzio ricordasse i femminicidi che in Camerun si consumano quasi ogni giorno. Il Premio degli spettatori – Armani beauty, votato dal pubblico della sezione Venezia Spotlight, è andato invece a I Matter (Eu contez) di Alina Șerban.

Nella sezione Orizzonti, il Premio per il miglior film è andato a Un Détour par Diane di Ann Sirot e Raphaël Balboni, quello per la miglior regia a Jacqueline Lentzou per A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra. Doppietta italiana per I figli della scimmia di Tommaso Landucci: migliore sceneggiatura a Landucci e Damiano Femfert, migliore interpretazione maschile a Riccardo Scamarcio, che ha dedicato il premio a tutti i papà del mondo a partire dal suo e ha voluto condividerlo con Andrea Aggio, giovanissimo esordiente che nel film interpreta suo figlio.

Il momento più emozionante è arrivato con la migliore interpretazione femminile a Laleh Marzban, protagonista di Falling House di Mohsen Gharaei: in lacrime, l’attrice ha dedicato il premio alle donne iraniane, che pagano il prezzo più alto anche solo per la più piccola forma di libertà e continuano comunque a inseguire i propri sogni. Il miglior cortometraggio è Quelques Instants de Bonheur di Shaden Safieddine Tazim, che dal palco ha ricordato il Libano e le ferite ancora aperte del Paese.

Ad aprire la serata erano stati i premi Venice Immersive, la sezione dedicata alla realtà immersiva: Gran Premio a The Pigeon Ring di Yuqi Zhang e Shixin Tao, Premio Speciale della Giuria a Out of the Ashes di Rory Mitchell e Nonny de la Peña, che riporta lo spettatore dentro gli incendi che nel 2025 hanno devastato Los Angeles, e Premio per la Realizzazione a Empire at Sea di Peter Flaherty, storia di un gruppo di scienziati del clima che si trasferisce su una remota piattaforma petrolifera con l’idea utopica di costruirci sopra una città sostenibile.

Messi in fila, i premi di Venezia 83 compongono un’immagine nitida: Gaza, l’Ucraina, l’Iran, il Camerun, il Libano, Los Angeles in fiamme. Il cinema ha guardato il mondo negli occhi e non ha distolto lo sguardo anche quando, per farsi sentire davvero, ha preferito tacere.

Alla fine il Lido ha spiazzato tutti. Per giorni, tra i corridoi dell’Excelsior e i tavoli della sala stampa, il toto-Leone aveva un solo nome sulle labbra; poi la busta più pesante della serata si è aperta su un titolo diverso e la Sala Grande ha avuto quel mezzo secondo di silenzio che, ai festival, vale più di tutto.

La cerimonia di chiusura della 83ª Mostra del Cinema di Venezia, condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas e aperta dalla voce di Francesca Michielin, ha consegnato il Leone d’Oro per il miglior film a Woman Unknown di May el-Toukhy, una delle poche registe in concorso. Undici giorni di proiezioni all’alba, code sotto il sole e discussioni infinite si sono condensati in poche buste lette ad alta voce. Ecco come è andata, premio per premio.

Venezia 83, tutti i premi del concorso: chi ha vinto il Leone d’Oro

La giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal ha costruito un palmarès che tiene insieme l’intimità e la Storia. Oltre al Leone d’Oro, Woman Unknown porta a casa anche la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, andata a Mathilde Arcel: era il suo primo ruolo da protagonista, e dal palco ha dedicato il riconoscimento alle migliaia di donne che hanno vissuto davvero l’esperienza raccontata nel film, ringraziando la regista per non aver cercato compromessi.

Il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria è andato a Possible Love di Lee Chang-dong, mentre il Leone d’Argento per la migliore regia è finito nelle mani di Ilya Khrzhanovsky per Dau, l’opera-mondo nata dal cantiere ventennale girato a Charkiv tra il 2009 e il 2011. Un premio che arriva dopo settimane di polemiche: Kiev aveva contestato la presenza del film alla Mostra, definendolo un rischio di legittimazione culturale per Mosca, e la Biennale aveva replicato ricordando che si tratta oggi di una produzione europea e che il regista – inserito da Putin nella lista degli agenti stranieri – ha rinunciato alla cittadinanza russa nel 2024. Sul progetto pesano anche le vecchie accuse sui metodi di lavorazione, raccolte a suo tempo da inchieste giornalistiche e sempre respinte dall’autore. Sul palco Khrzhanovsky ha scelto la strada più semplice e più netta: ha dedicato il premio agli ucraini e ai suoi genitori, seduti in sala.

Il Premio Speciale della Giuria è andato a Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor, accolto da una standing ovation che ha ripetuto quanto già visto alla premiere, quando il film aveva incassato oltre venticinque minuti di applausi, record assoluto della Mostra. Abraham ha usato il microfono per rivolgersi direttamente ai suoi connazionali, invitando gli israeliani a guardare il film per capire cosa stia accadendo davvero ai palestinesi.

La Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile è toccata a John Malkovich per Wild Horse Nine di Martin McDonagh: l’attore non era in sala. Il Premio per la migliore sceneggiatura è andato a Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce per Un bon petit soldat, diretto dallo stesso Brizé. Chiude il quadro il Premio Marcello Mastroianni al miglior attore o attrice emergente, assegnato alla ventitreenne Malou Khebizi, protagonista di 15/18 (A Place to Heal) di Cédric Kahn.

Orizzonti, Venice Immersive e opera prima: gli altri vincitori di Venezia 83

Il pomeriggio aveva già regalato una piccola storia perfetta. La Maison du Vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu ha vinto il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima "Luigi De Laurentiis" e, nella stessa giornata, il Premio Speciale della Giuria Orizzonti. Il regista ha scelto di tacere anziché parlare, lasciando che il silenzio ricordasse i femminicidi che in Camerun si consumano quasi ogni giorno. Il Premio degli spettatori – Armani beauty, votato dal pubblico della sezione Venezia Spotlight, è andato invece a I Matter (Eu contez) di Alina Șerban.

Nella sezione Orizzonti, il Premio per il miglior film è andato a Un Détour par Diane di Ann Sirot e Raphaël Balboni, quello per la miglior regia a Jacqueline Lentzou per A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra. Doppietta italiana per I figli della scimmia di Tommaso Landucci: migliore sceneggiatura a Landucci e Damiano Femfert, migliore interpretazione maschile a Riccardo Scamarcio, che ha dedicato il premio a tutti i papà del mondo a partire dal suo e ha voluto condividerlo con Andrea Aggio, giovanissimo esordiente che nel film interpreta suo figlio.

Il momento più emozionante è arrivato con la migliore interpretazione femminile a Laleh Marzban, protagonista di Falling House di Mohsen Gharaei: in lacrime, l’attrice ha dedicato il premio alle donne iraniane, che pagano il prezzo più alto anche solo per la più piccola forma di libertà e continuano comunque a inseguire i propri sogni. Il miglior cortometraggio è Quelques Instants de Bonheur di Shaden Safieddine Tazim, che dal palco ha ricordato il Libano e le ferite ancora aperte del Paese.

Ad aprire la serata erano stati i premi Venice Immersive, la sezione dedicata alla realtà immersiva: Gran Premio a The Pigeon Ring di Yuqi Zhang e Shixin Tao, Premio Speciale della Giuria a Out of the Ashes di Rory Mitchell e Nonny de la Peña, che riporta lo spettatore dentro gli incendi che nel 2025 hanno devastato Los Angeles, e Premio per la Realizzazione a Empire at Sea di Peter Flaherty, storia di un gruppo di scienziati del clima che si trasferisce su una remota piattaforma petrolifera con l’idea utopica di costruirci sopra una città sostenibile.

Messi in fila, i premi di Venezia 83 compongono una fotografia nitida: Gaza, l’Ucraina, l’Iran, il Camerun, il Libano, Los Angeles in fiamme. Il cinema ha guardato il mondo negli occhi e non ha distolto lo sguardo anche quando, per farsi sentire davvero, ha preferito tacere.

Venezia 83, tutti i premi: l’elenco completo dei vincitori

  • Leone d’Oro per il miglior film: Woman Unknown di May el-Toukhy
  • Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria: Possible Love di Lee Chang-dong
  • Leone d’Argento per la migliore regia: Ilya Khrzhanovsky per Dau
  • Premio Speciale della Giuria: Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor
  • Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Mathilde Arcel in Woman Unknown
  • Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: John Malkovich in Wild Horse Nine di Martin McDonagh
  • Premio per la migliore sceneggiatura: Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce per Un bon petit soldat
  • Premio Marcello Mastroianni al miglior attore o attrice emergente: Malou Khebizi in 15/18 (A Place to Heal) di Cédric Kahn
  • Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima "Luigi De Laurentiis": La Maison du Vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu
  • Premio degli spettatori – Armani beauty (Venezia Spotlight): I Matter (Eu contez) di Alina Șerban
  • Premio Orizzonti per il miglior film: Un Détour par Diane di Ann Sirot e Raphaël Balboni
  • Premio Orizzonti per la miglior regia: Jacqueline Lentzou per A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra
  • Premio Speciale della Giuria Orizzonti: La Maison du Vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu
  • Premio Orizzonti per la migliore interpretazione maschile: Riccardo Scamarcio in I figli della scimmia
  • Premio Orizzonti per la migliore sceneggiatura: Tommaso Landucci e Damiano Femfert per I figli della scimmia
  • Premio Orizzonti per la migliore interpretazione femminile: Laleh Marzban in Falling House di Mohsen Gharaei
  • Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio: Quelques Instants de Bonheur di Shaden Safieddine Tazim
  • Gran Premio Venice Immersive: The Pigeon Ring di Yuqi Zhang e Shixin Tao
  • Premio Speciale della Giuria Venice Immersive: Out of the Ashes di Rory Mitchell e Nonny de la Peña
  • Premio per la Realizzazione Venice Immersive: Empire at Sea di Peter Flaherty

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