Milo Infante si commuove da Silvia Toffanin: “Portami via da qui", il dolore che si porta dietro e il retroscena su Mediaset

A Verissimo, Infante racconta gli anni in Rai, il rapporto difficile con il padre, la famiglia e il peso delle storie di cronaca che racconta nei suoi programmi.

Melania Fiata

Melania Fiata

Giornalista

Laureata in Lettere, divoratrice di libri e serie. Scrivo di spettacoli, film e TV.

Il sabato pomeriggio di Canale 5 si accende ancora una volta con Verissimo. Al timone del programma, come sempre, c’è Silvia Toffanin, pronta ad accogliere in studio nuovi volti e protagonisti dello spettacolo. Tra gli ospiti della puntata di oggi, 3 ottobre 2026, spicca anche Milo Infante, nuovo volto Mediaset, alla conduzione di Ore 11 e Verità Nascoste su Rete 4. Di seguito, l’intervista.

Verissimo, Milo Infante e la nuova fase professionale a Mediaset

Intervistato da Silvia Toffanin a Verissimo, Milo Infante ripercorre il lungo percorso che lo ha portato a lavorare nel mondo dell’informazione. Dopo le esperienze nelle televisioni private e nei giornali, ha trascorso ventitré anni in Rai. Il passaggio a Mediaset rappresenta per lui l’inizio di una nuova fase, vissuta inizialmente con qualche dubbio, ma accompagnata dal sostegno della famiglia e dall’accoglienza ricevuta dai nuovi colleghi. Infante racconta di essersi sentito subito accettato e ricorda con particolare emozione il primo incontro nella sede Mediaset: "Io ricordo il primo giorno, quando sono arrivato qui a Mediaset, e di nascosto, perché comunque ero un volto Rai che è arrivato da Mediaset. Non dovevamo far sapere a nessuno che c’era questo incontro, per cui mi hanno ricevuto nei luoghi più bui del centro di Mediaset. E la guardia all’ingresso mi ha salutato: "Benvenuto". Io sono rimasto stupito. Era tutto contento. "Allora lei viene da noi! Resta da noi!" E ovviamente no, sono qui a salutare degli amici. Da quel momento questo affetto l’ho riscontrato in tantissime persone che lavorano qui e quindi questo mi ha dato molta forza. Mi sono sentito da subito accettato."

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

MILO INFANTE, RE INDISCUSSO DEL CASO GARLASCO

Pur lasciandosi alle spalle un’esperienza professionale importante, sottolinea di non avere rimpianti: "Anni fantastici in Rai, anni che non rimpiango. Anni di battaglie, anni di grandi soddisfazioni. Nessun rimpianto e nessun rammarico. Anni di vita molto belli."

Milo Infante, il rapporto con i genitori e il rimpianto per il padre

Uno dei momenti più intensi dell’intervista riguarda il rapporto con i genitori. Infante racconta di aver avuto con il padre un legame complesso, anche a causa della notevole differenza d’età e di due caratteri molto diversi. Con la madre, invece, aveva un rapporto più confidenziale. Il ricordo più doloroso riguarda gli ultimi anni del padre. Quando l’uomo non poteva più essere assistito a casa, fu necessario trasferirlo in una struttura: "Io mi sono trovato, come penso – spero non molti telespettatori, ma come parte dei telespettatori – a un certo punto della mia vita a dover fare una scelta. La mamma non c’era più. Il papà aveva un’età, aveva patologie tali per cui non poteva rimanere a casa. E quindi i medici mi hanno detto: "Non possiamo tenerlo in ospedale". Non puoi tenerlo a casa e quindi ho dovuto ricoverarlo in una struttura che, per quanto bella e per quanto fosse una struttura molto attrezzata, era sempre una struttura. Non era la sua casa. E lui aveva una lucidità di testa molto, molto presente e aveva un corpo debole. E l’ultimo ricordo che purtroppo ho di mio padre sono io che vado a trovarlo. Erano le nove di sera, avevo finito di lavorare a Telelombardia. Ero andato a trovarlo. Dice: "Portami via di qui". E io in quel momento non gli ho dato molto peso perché, a trent’anni, pensi al lavoro. A trent’anni ti convinci che non c’è altra strada. E quindi sono tornato a casa. Questa cosa me la porto dentro."

Parlando del figlio Daniele, Infante mostra orgoglio per le sue qualità personali. Lo descrive come un ragazzo forte, sensibile e riservato. Il giornalista rivendica soprattutto l’importanza di avergli trasmesso un principio: la notorietà non rende una persona superiore agli altri: "Noi che abbiamo una visibilità, quando ti fermano le persone per strada, devi spiegare a tuo figlio che sei esattamente una persona normale, esattamente come tutte le altre. Che fai un lavoro che magari porta a essere appunto fermato per strada, ti chiedono qualcosa, ma non fa di te una persona migliore. La vita che fai non fa di te una persona migliore. Una persona migliore non è il fatto di lavorare in televisione. Questo per me era importante."

Milo Infante e il rapporto con Monica Leofreddi e l’amore per la moglie Sara

Con un tono più leggero, Infante racconta anche una vicenda legata alla sua vita religiosa e del rapporto con Monica Leofreddi, voluta come testimone di nozze.Arrivato all’età adulta senza aver ricevuto alcuni sacramenti, prima del matrimonio si rivolse a Don Mazzi chiedendogli di aiutarlo a regolarizzare rapidamente la situazione: "Vado da Don Mazzi e dico: "Don Antonio, mi deve aiutare. Dobbiamo fare tutto velocemente". E quindi mi ha battezzato Don Mazzi. La mia madrina è Monica Leofreddi. Peraltro ha sbagliato e nel registro ha firmato come la madre." Poi parla della moglie Sara: "Lei è la mia roccia. Il mare è la mia roccia, perché la roccia contro cui si infrange l’onda, per quanto violenta, per quanto forte possa essere, alla fine si smaterializza davanti alla concretezza della roccia. Ecco, Sara e io siamo una coppia che, al di là di tutto, sta bene insieme. Non ha bisogno dell’esterno. Sai che ci sono molte coppie che hanno bisogno di circondarsi di amici, di uscire, andare al ristorante, fare cose e vedere gente. Ecco, noi stiamo bene a casa. Quando arriviamo, ci siamo Daniele e Sara, perché c’è la casa. Basta. Quindi tutto il resto resta fuori."

Milo Infante e il pensiero su chi soffre

Dietro l’immagine pubblica di un uomo rigoroso e determinato, Infante riconosce una fragilità precisa: tende ad assorbire le sofferenze delle persone che incontra attraverso il suo lavoro. Tra i casi che sente maggiormente vicini c’è quello di Piera Maggio e della figlia Denise. Infante sottolinea il peso umano di una vicenda in cui una madre continua a vivere nell’attesa e nella ricerca della propria figlia: "Il pensiero di Piera Maggio, di questa bambina che oggi è una ragazza che manca da casa, di questa mamma che è da sola… Ecco, è una delle cose che mi porto dentro. Il pensiero della mamma di Alberto Stasi, che vede suo figlio dal suo punto di vista e oggi anche dal punto di vista di una procura che sta indagando. Tanti casi di cronaca, tante storie che ti porti dentro. Non è che la tua vita cambia per queste storie, ma in qualche modo le condizioni sono sempre presenti. Cioè, chiudersi la porta alle spalle quando torni a casa non vuol dire dimenticare, non vuol dire lasciarti alle spalle tutto definitivamente. Vuol dire portare dei pezzettini di ricordi, di parole che ti tornano alla mente, che magari a volte ti perseguitano. C’è chi ha scritto: "Dio, sono ossessionato da Denise".. Io non sono ossessionato da Denise. "

E prosegue: "Io mi sento in colpa, come noi tutti dovremmo sentirci, perché c’è una mamma che cerca la sua bambina, la sua ragazza, e oggi è da sola. In questo momento io sono sicuro che Piera Maggio sta guardando, intanto perché ha una passione per te, E perché poi ha bisogno di non sentirsi sola, che è la cosa in cui invece noi releghiamo le vittime, le persone che soffrono. Noi le allontaniamo, perché ognuno fa paura a chi soffre. Perché è meglio avere gente intorno che ride rispetto a gente che, in qualche modo, ti ricorda le tue sconfitte."


Guida TV

Potrebbe interessarti anche