Verissimo, Martina Nasoni dopo il trapianto: "Ho accompagnato alla morte il mio vecchio cuore". Il racconto tra le lacrime
Ospite di Silvia Toffanin, l'ex gieffina Martina Nasoni ha raccontato la sua nuova vita dopo aver subito un trapianto di cuore. Tutti i dettagli dell'intervista

Oggi, sabato 22 novembre 2025, torna un nuovo imperdibile appuntamento con Verissimo, condotto da Silvia Toffanin, il celebre talk show che nel weekend conquista milioni di spettatori grazie alle storie e ai racconti dei protagonisti del mondo dello spettacolo. Tra gli ospiti di questa puntata anche Martina Nasoni, reduce da un intervento delicato, ovvero, il trapianto di cuore. Di seguito, la sua intervista.
Verissimo, Martina Nasoni dopo il trapianto: "Ho dato un nome al mio nuovo cuore"
L’intervista è iniziata con Silvia Toffanin che ha ricordato all’ex gieffina la data in cui ha ricevuto il trapianto di cuore, il 20 agosto. Martina ha spiegato: "Eh sì, il 20 agosto. È stata un’emozione incredibile. È successo tutto in tempi molto lunghi, ma allo stesso tempo estremamente brevi, perché quella chiamata è arrivata il giorno prima: io ero appena tornata dal mare, quindi ero anche molto rilassata, e quando è arrivata non è stato semplice accoglierla inizialmente. La prima cosa che ho pensato è stata: "No, mi chiudo in casa e non esco più". Poi però ho ripensato a tutti gli anni trascorsi con quella patologia al cuore e mi sono detta: "Sai che c’è? Forse questo è un regalo che Martina oggi deve farsi. Quindi prendiamo tutto il coraggio e affrontiamo questa cosa". Toffanin ha poi proseguito: "Tu hai salutato il tuo vecchio cuore prima del trapianto, il 19 agosto, e poi hai dato il benvenuto al nuovo." Nasoni, nel rispondere, è scoppiata in lacrime: "Sì, ricordo benissimo come ho salutato il mio vecchio cuore. È stato molto intenso: era come salutare un figlio. Gli ho chiesto scusa: avrei voluto portarlo con me nelle mie avventure, ma non era possibile. L’ho accompagnato piano piano verso la fine, cercando di calmarlo e dirgli: "Sei stato grande. Abbiamo resistito più del dovuto. Ora è il momento di riposare". E sentivo una grande pace. Quando mi sono svegliata dall’intervento, tutta la rabbia che avevo accumulato negli anni — quella sensazione di avere il cervello che vuole fare 10 e il corpo che riesce a fare 7 — era sparita."
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Entra nel canale WhatsAppE ha aggiunto: "Il nuovo cuore è bravo, è forte. Mi dà emozioni ancora più forti. È stato come accogliere una nuova vita dentro di me. Per me adesso ogni cosa è nuova: non mi sento sola. C’è una persona che, grazie al suo "sì" alla donazione, mi ha permesso di essere qui, di rialzarmi, di iniziare davvero a vivere. Piano piano mi sto rendendo conto di cosa è successo dentro di me. Ricordo le prime notti: ero in camera da sola e mettevo la musica nelle cuffie dicendo: "Vedi? Questa è la musica che ci piace. Questa ci emoziona".
Lo accarezzavo perché lo sentivo spaventato, come un bambino in un angolo che guarda intorno e dice: "Che cosa è successo?". E io gli parlavo.
Quando l’ho visto la prima volta, non so perché ho detto: "Lui è Liam". Gli ho dato un nome. Non so nulla della persona che me l’ha donato, ma l’ho sentito mio da subito e ho cercato di fargli strada dentro di me."
Martina Nasoni, l’infanzia ‘diversa’ e il bullismo: il racconto choc a Verissimo
La conduttrice le ha poi chiesto della sua infanzia, decisamente non facile: "non potevi correre, non potevi fare tutto quello che facevano i tuoi compagni". Nasoni ha raccontato: "Ha creato dei muri molto importanti tra me e le persone che mi circondavano. Perché non è facile, soprattutto quando sei piccolo, spiegare ai tuoi compagni quello che stai vivendo. Tante volte le persone non hanno avuto il giusto tatto nei miei confronti, nonostante io fossi una bambina. Io ho iniziato ad apprendere della mia malattia (cardiomiopatia ipertrofica) da subito, dai tre anni. Il primo ricordo è che ho iniziato a prendere le mie medicine, quindi all’inizio per me era normale. Poi crescendo mi sono resa conto che le altre bambine non prendevano pastiglie ogni giorno.
A un certo punto inizi a farti delle domande e capisci che hai una resistenza diversa. Io amavo la danza, andavo a danza classica e moderna, e mi piaceva tantissimo. Però a un certo punto è cambiato qualcosa: finivo di ballare e mi girava la testa, mi si annebbiava la vista. Lì ho iniziato a capire che c’era qualcosa, anche se non avevo ancora compreso davvero l’importanza della patologia."
Poi il racconto choc di un episodio della sua adolescenza: "Una maestra mi diceva: "Corri, corri che ti passa". È un episodio a cui tengo molto, perché la scuola — e vale anche oggi — non può essere un campo minato: deve essere un porto sicuro. Se un bambino ha qualcosa da condividere con gli insegnanti, loro hanno l’obbligo di ascoltare e provare a comprendere. Nel mio caso c’erano le carte dell’ospedale di Roma, non c’era niente da interpretare. Eppure, per qualche ragione, lei non ci credeva: per lei era solo pigrizia.
Ricordo ancora molto bene mio padre — che è una persona molto pacata — arrabbiarsi quando la maestra sostenne che non era vero che avevo un problema al cuore. I miei genitori sapevano che era una malattia degenerativa. Come puoi dire una cosa del genere a una bambina?" L’intervista si è conclusa con la conduttrice che le ha augurato il meglio.
