Venezia 83, Penélope Cruz sulle donne: “Ci usano come marionette. Stiamo correndo un rischio, ecco quale”. E Javier Bardem 'spietato'
I due attori arrivano a Venezia con un film che scava nelle fragilità del presente, tra vite dorate, solitudine e una paura sempre più difficile da ignorare.

La domanda sul loro matrimonio era inevitabile, la risposta decisamente meno. Alla conferenza stampa di Bunker, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, Penélope Cruz e Javier Bardem si sono ritrovati a parlare del film ma anche del loro rapporto, della famiglia e delle fragilità che appartengono a tutti. Florian Zeller li ha scelti per raccontare una coppia alle prese con un mondo sempre più isolato, mentre gli attori hanno spiegato perché questa storia li abbia colpiti così profondamente. Ne è nata una conversazione sincera e soprattutto, sorprendentemente attuale. Vediamo cos’è successo alla conferenza stampa a Venezia 83.
Venezia 83, Florian Zeller su Penélope Cruz e Javier Bardem: "Li adoro"
Alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, la conferenza stampa di Bunker di Florian Zeller si trasforma in una riflessione sul rapporto tra tecnologia, solitudine, potere e relazioni umane. Al centro del film ci sono Penélope Cruz e Javier Bardem, affiancati da Patrick Schwarzenegger, Paul Dano e Stephen Graham. Zeller ha spiegato di aver pensato fin dall’inizio a Cruz e Bardem per i ruoli principali: "Perché li adoro e perché penso che siano tra gli attori migliori del panorama odierno." La scelta, secondo il regista, nasceva anche dal desiderio di osservare sullo schermo la complessità di una coppia reale. "La multidimensionalità di questo film consiste anche un po’ nel provocare il confine tra realtà e finzione. E per fare questo, in quanto attori, bisogna essere coraggiosi. Bisogna non aver paura di nulla, bisogna avere una grande ambizione."
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Entra nel canale WhatsAppUno degli elementi che ha maggiormente soddisfatto Penélope Cruz è stato l’utilizzo dello spagnolo tra i suoi personaggi e quelli interpretati da Bardem. Per l’attrice, il cinema dovrebbe sempre più rispecchiare la naturalezza delle persone che vivono tra lingue e culture differenti. "È così che sta andando il mondo e credo che questo debba essere riflesso anche nei film."
Venezia 83, Penélope Cruz e la stoccata alle donne: "Ci utilizzano come marionette"
Ma è soprattutto la dimensione sociale del film ad aver alimentato il confronto con la stampa. Cruz ha raccontato di essersi riconosciuta nelle parole pronunciate dal suo personaggio, soprattutto nella denuncia di un sistema in cui le donne continuano ad avere un ruolo marginale nei luoghi decisionali. "Mi dà rabbia, mi dispiace. A volte veniamo utilizzate come delle marionette, dei burattini. Questo è tristissimo, ovviamente." L’attrice ha inoltre sottolineato quanto sia limitata ancora oggi la presenza femminile nei luoghi in cui vengono prese le decisioni: "Le possiamo contare sulle dita di una mano. Questo mi sembra molto triste. Ecco, il film parla proprio di questo. Stiamo correndo il rischio di perdere i legami, le relazioni umane, e bisogna fare molta attenzione perché, se si perdono, poi sarà molto difficile recuperarli."
Venezia 83, l’allarme di Stephen Graham: "Non abbiamo futuro"
Stephen Graham ha portato la riflessione sul terreno delle difficoltà economiche e dell’aumento del costo della vita. Nel suo Paese, ha spiegato, sempre più persone non riescono a permettersi di vivere nelle città o nelle zone che desiderano. Da qui emerge una questione più ampia, quella dei principi che dovrebbero guidare la società. "In quanto esseri umani, senza principi etici non abbiamo futuro."
Patrick Zeller, come nasce l’idea del bunker
L’idea del "bunker" nasce, secondo Zeller, da una vicenda realmente letta dal regista riguardante un miliardario del settore tecnologico intenzionato a costruire un rifugio segreto alle Hawaii. Il paradosso che lo aveva colpito era quello di una persona diventata ricca grazie alla promessa di mettere in connessione gli individui e, contemporaneamente, impegnata a costruire un luogo nel quale isolarsi dal resto del mondo. Il bunker può diventare una condizione mentale: "Con tutti i tentativi di vivere in un bunker – non un bunker reale, ma un bunker invisibile – perché è lo stile di vita che noi stiamo sempre di più conducendo, senza neanche metterlo in dubbio. Quindi non era tanto importante descrivere la follia di un progetto come questo, quanto esplorare davvero questo luogo in noi stessi, dove noi tutti siamo tentati e mossi dalla paura e dalla pigrizia di costruire il nostro bunker, che poi diventa una prigione."
Javier Bardem e la moralità
Ad Javier Bardem è stato chiesto se, considerando la storia di Bunker, sia possibile parlare di una sorta di morale legata ai miliardari contemporanei. L’attore ha preferito evitare un giudizio diretto sugli altri, spiegando: "Non credo di poter parlare della moralità degli altri proprio perché, appena conosco la mia, sto cercando di impararla. E credo che quello di cui il film parla sia quindi questo bisogno di connessione tra gli esseri umani. È vero, proprio perché quando lo facciamo dobbiamo fare in modo che i sogni, i bisogni, i dolori anche delle altre persone… questi sono una parte di noi stessi. Quindi noi dobbiamo accoglierli per diventare quasi un tutt’uno con l’altra persona. Questo richiede un grande sacrificio. Compiere questo passo non è semplice. Ed ecco perché ci isoliamo sempre di più. Creiamo sempre di più i nostri bunker nei rapporti umani. Ma mi sembra che il mondo in cui viviamo sia un mondo di connessione: meno avremo rapporti con gli altri e più saremo vulnerabili. E quindi la moralità delle persone, così come già detto, consiste nel cercare di essere connessi digitalmente, ma creare un’enorme differenza a livello fisico e quindi essere in grado proprio di connettersi da un punto di vista fisico ed emotivo. Beh, questo secondo me è un’enorme mancanza di moralità."
Particolarmente interessante anche il passaggio dedicato al fatto che Cruz e Bardem siano una coppia nella vita reale. Entrambi hanno escluso di aver trasferito la propria esperienza matrimoniale nei personaggi: "Nulla del nostro matrimonio, proprio perché noi siamo bravi a creare, diciamo, una sorta di finzione. Altrimenti non sopravviveremmo." Cruz ha aggiunto: "Proprio perché c’era il regista al centro, che ci invitava a non trasferire nulla della nostra vita personale, ma a metterci davvero con la nostra esperienza, a offrire la nostra esperienza al servizio di questi personaggi per raccontare la storia."
Il rapporto tra genitori e figli nel film Bunker
Il film affronta infine il rapporto tra genitori e figli e la ricerca di un significato nell’esistenza. Bardem ha difeso i suoi personaggi dall’idea che siano genitori assenti, sostenendo che condividere i propri dubbi con i figli possa rappresentare, al contrario, una forma di sincerità Cruz ha affermato: "Io, francamente, credo che loro stiano condividendo con le proprie figlie i propri dubbi. Quindi, anche se quella cena non esiste, non c’è, però secondo me loro comunicano con le figlie e non stanno tentando di nascondere la crisi che stanno vivendo. E quindi questo fa sì che non siano dei cattivi genitori. Anzi, il fatto di riconoscere a quella generazione, ai figli, che si sentono perduti – perché loro devono anche educare i propri figli in un momento più difficile – è importante."
