Ritorno a Buenos Aires a Venezia 2026, Adriano Giannini imbarazzato da una domanda: “Devo rispondere?" E Marco Bechis lo gela
Alla Mostra del Cinema di Venezia, l'attore italiano racconta il lavoro con Marco Bechis in Ritorno a Buenos Aires e scherza sulla possibile Coppa Volpi.

Durante la conferenza stampa di Ritorno a Buenos Aires, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, Adriano Giannini ha raccontato il lavoro sul film di Marco Bechis e sul personaggio che interpreta. L’attore ha parlato del particolare rapporto costruito con il regista e dell’esperienza vissuta nei luoghi della detenzione in Argentina. Nel corso dell’incontro, però, è arrivata anche una domanda più leggera: quella sulla possibilità di conquistare la Coppa Volpi per la sua interpretazione. Una battuta di Bechis ha chiuso il siparietto in modo del tutto inaspettato. Vediamo cos’è successo durante la conferenza.
Venezia 2026, la sopravvivenza al centro del film Ritorno a Buenos Aires
Alla conferenza stampa di Ritorno a Buenos Aires, presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2026, sono intervenuti il regista e sceneggiatore Marco Bechis, Adriano Giannini, Vijaya Bechis Boll, Verónica Gerez, Ana Celentano, Paula Cohen e Olivia Nuss. Al centro dell’incontro il tema della sopravvivenza e, soprattutto, della trasformazione del sopravvissuto in testimone. Bechis ha spiegato che il film nasce dall’esigenza di collegare la memoria della dittatura argentina alle tragedie del presente: "Il significato è il senso di colpa." La sua attenzione non è rivolta soltanto alla ricostruzione storica, ma al percorso che porta una vittima a testimoniare davanti alla giustizia.
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Entra nel canale WhatsAppIl rapporto di Adriano Giannini con Marco Bechis
Per Adriano Giannini, protagonista del film, il lavoro sul personaggio è passato soprattutto attraverso il rapporto con Bechis. L’attore ha visitato insieme al regista i luoghi di Buenos Aires in cui era stato detenuto e torturato, cercando di guardare quelle esperienze attraverso la sua memoria: "I suoi occhi, sono stati veramente il varco di accesso per me. A un certo punto avevo smesso di guardare il luogo, ma guardavo solo Marco". E ancora: "Quello che mi interessa comunicare e raccontare è un po’ l’esperienza che abbiamo tutti quanti noi vissuto e che è nata da una modalità di lavoro di Marco, che ha obbligato tutti noi a liberarci di qualsiasi maschera e costruzione e a cercare veramente una verità di comunicazione fra di noi."
Giannini ha sottolineato come il metodo di Bechis abbia permesso agli attori di abbandonare ogni costruzione artificiale e di cercare una verità autentica nel rapporto reciproco. Per lui, l’esperienza del film è stata prima di tutto umana, oltre che artistica.
Marco Bechis e il rapporto tra arte e trauma
Marco Bechis ha inoltre riflettuto sul rapporto tra arte e trauma, affermando: "Diciamo che ogni artista lavora sulle proprie ferite. Cioè, la sua arte si basa fondamentalmente su una rielaborazione delle proprie ferite: questo cinema, con l’arte, con la scrittura, con la pittura, con la musica. Io ho trovato questa strada, che non è che mi cura, però mi fa vivere meglio." Il cinema, nel suo caso, rappresenta un modo per rielaborare quelle ferite e riuscire a conviverci. Il regista ha infine spiegato che non esiste un metodo di lavoro fisso: "Non è mai lo stesso." Ogni film nasce da un percorso specifico e irripetibile. Ritorno a Buenos Aires diventa così anche una riflessione sulla memoria, sulla responsabilità di testimoniare e sulla possibilità di trasformare un’esperienza dolorosa in cinema.
Adriano Giannini e la possibile Coppa Volpi: il botta e risposta con un giornalista
La conferenza si è conclusa con un momento più leggero, quando un giornalista ha chiesto ad Adriano Giannini se avesse già preparato il discorso per una possibile vittoria della Coppa Volpi, aggiungendo: "Perché secondo me dovrebbe." Alla domanda, Giannini ha risposto scherzosamente: "Devo rispondere?", mentre Marco Bechis ha replicato: "Eh, eviterei." Giannini ha poi affermato: "Grazie per i complimenti, però questo mi mette un po’ in difficoltà, perché è la mia sindrome da impostore e non sa dove nascondersi in questo momento. Quindi, se appare, ci parli tu?"
