Venezia 2026, Riccardo Scamarcio e l'incontro speciale che lo ha sconvolto: “Mi commuovo ancora”. Poi rivela cosa gli ha toccato il cuore

Nel film I Figli della Scimmia, l’attore interpreta un padre alle prese con disabilità, famiglia e paternità, segnato dall’incontro con il giovane Andrea.

Melania Fiata

Melania Fiata

Giornalista

Laureata in Lettere, divoratrice di libri e serie. Scrivo di spettacoli, film e TV.

A Venezia 2026, Riccardo Scamarcio lo ammette senza nascondersi: parlare di questo film gli fa ancora venire le lacrime agli occhi. Non è soltanto la storia di Dario, un padre diviso tra responsabilità e desideri, a spiegare una reazione tanto forte. Come racconta in un’intervista all’Ansa, a lasciare il segno è stato anche il rapporto nato durante la lavorazione con Andrea Aggio, interprete di Enrico. Un incontro lontano dalle dinamiche abituali di un set, diventato per l’attore uno dei passaggi più intensi di I Figli della Scimmia, il film con cui Tommaso Landucci debutta alla regia. Vediamo cos’ha detto nello specifico.

Venezia 2026, Riccardo Scamarcio sul film I Figli della Scimmia: "Mi ritrovo in quella spericolatezza"

In un’intervista all’Ansa, Riccardo Scamarcio racconta l’esperienza vissuta sul set de I Figli della Scimmia, opera prima di Tommaso Landucci presentata alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 nella sezione Orizzonti. Nel film interpreta Dario, un padre che dedica tutte le proprie attenzioni al figlio Enrico, un bambino con disabilità, ma che trova nel rapporto con il nipote adolescente, Giacomo, uno spazio per vivere passioni e momenti che non può condividere con il figlio. Per Scamarcio, però, il film non vuole essere soltanto una storia sulla disabilità. "Quando si toccano questi temi, si rischia sempre che diventino un macigno". L’attore sottolinea infatti come il centro della pellicola sia soprattutto il rapporto tra genitori, figli e famiglia: "E’ più un film sulla genitorialità, sulla paternità e sulla famiglia in genere. E’ quasi un’educazione sentimentale di un padre".

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Dario è un personaggio dalle molte sfumature, istintivo e anticonvenzionale, molto diverso dal fratello più prudente. "Il mio personaggio è una persona solare, rispetto al fratello che invece è più morigerato, più attento. Dario è un po’ incosciente, un po’ spericolato". Una caratteristica nella quale Scamarcio dice di essersi riconosciuto: "Io quando ho letto il ruolo mi sono identificato totalmente in questa sfumatura. Mi ritrovo in quella spericolatezza". Proprio le contraddizioni del protagonista, secondo l’attore, permettono di raccontarne il percorso senza ridurlo a una sola dimensione.

Riccardo Scamarcio e l’incontro con Andrea Aggio: "Ancora oggi mi commuovo"

Particolarmente importante è stato anche l’incontro con Andrea Aggio, il giovane interprete che veste i panni di Enrico. Il regista Tommaso Landucci lo considera decisivo per la riuscita del film, mentre Scamarcio racconta di aver instaurato con lui un legame immediato. Dopo averlo incontrato per la prima volta a casa sua, l’attore è rimasto colpito dal suo modo spontaneo di cercare il contatto e la complicità. "Ho incontrato i genitori, la sorella. Lui che guida la sua sedia a rotelle elettrica col piede sinistro su un joystick, ed è quindi indipendente del movimento, mi ha subito acchiappato la mano, dicendomi ‘vieni’ e mi ha portato davanti alla televisione per vedere un mio film su Netflix, che ho saputo aveva già fatto vedere ai famigliari 18 volte. Anch’io sono una persona molto tattile e ho capito che avremmo potuto installare un vero rapporto di complicità, così come è stato. E’ stato un partner di lavoro fantastico".

L’esperienza ha avuto conseguenze emotive profonde anche nella vita dell’attore, che è padre di una bambina. Il personaggio e il rapporto costruito con Andrea Aggio hanno lasciato un segno che Scamarcio sente ancora oggi: "interpretare un personaggio così lascia delle scorie emotive molto forti, che ancora mi porto dietro. Appena comincio a parlare del film e di quello che mi ha dato, mi commuovo. Riesce a smuovere qualcosa di veramente di indefinibile".


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