Venezia 2026, il regista di Dau replica (ancora) alle polemiche dell'Ucraina sulla sua presenza alla Biennale: "La mia posizione è sempre stata chiara"
Khrzhanovsky replica alle polemiche sollevate dall'Ucraina sulla sua presenza alla Biennale per 'Dau'. La risposta in conferenza stampa a Venezia 2026

Doveva essere la conferenza stampa di un film e si è trasformata quasi subito in un chiarimento politico. Ilya Khrzhanovsky è arrivato al Lido per accompagnare Dau, il titolo più chiacchierato del Concorso dell’83esima Mostra del Cinema di Venezia, e le prime domande non hanno riguardato le immagini ma le proteste arrivate da Kiev. Il regista ha ascoltato e ha risposto senza giri di parole: "La mia posizione rispetto al conflitto russo-ucraino è sempre stata chiara fin dall’inizio della guerra, anche prima del 2022".
Il passaggio successivo è stato ancora più diretto. "L’Ucraina si trova dentro una guerra terribile, sanguinosa, che va avanti da più di quattro anni. Credo che sopravviverà, che resterà forte, che saprà riguadagnare la propria indipendenza e la bellezza del suo futuro. Ma adesso l’attenzione è tutta sul conflitto: al governo ucraino auguro di vincere questa guerra".
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Entra nel canale WhatsAppDau a Venezia 2026: un film cominciato vent’anni fa
Prima di tornare sulle polemiche, Khrzhanovsky ha ricostruito la storia lunghissima del progetto. "Ho cominciato questo film vent’anni fa e ho chiuso le riprese nel 2011", ha spiegato. Da lì in poi la sua attenzione si è spostata altrove: il progetto artistico Dau fatto di installazioni, volumi, esperimenti espositivi che hanno viaggiato per anni fuori dalle sale.
A quel punto, ha raccontato, è entrato in gioco un elemento inatteso. "Ho aggiunto il tempo, che è diventato un altro protagonista". Un’attesa cercata più che subita: il materiale era già suddiviso in blocchi con estetiche e stili differenti, già strutturato nella forma che arriva oggi al Lido. "Ho preferito non rimetterci mano subito. Con gli anni è cambiata la mia percezione di come potessi parlare di quel tema".
Chi ha finanziato Dau, la risposta sull’oligarca russo
Il capitolo più spinoso resta quello dei soldi. Al centro delle contestazioni ucraine c’è Sergei Adoniev, l’imprenditore russo colpito dalle sanzioni di Kiev e di Washington e indicato come principale finanziatore dell’operazione. Il regista non si è mostrato sorpreso dalla domanda: "Ho già risposto qualche settimana fa con una dichiarazione su Facebook". Poi ha precisato i contorni temporali della vicenda: "Ha finanziato il progetto Dau dal 2008 al 2019, è stato importantissimo, ma erano anni diversi. Il film ha preso un’altra strada ed è rimasto in sospeso a lungo".
Spazio anche al cast, che è una delle chiavi di lettura dell’opera. Il protagonista è il direttore d’orchestra greco-russo Teodor Currentzis, chiamato a interpretare il fisico Lev Landau. "Il genio si trova altrove", ha detto Khrzhanovsky spiegando la scelta: i provini sono stati fatti ovunque, l’unico requisito era trovare interpreti che parlassero russo.
Accanto a lui compare Carlo Rovelli, che veste i panni di se stesso in viaggio nella Russia sovietica durante la Seconda guerra mondiale. Il regista lo ha definito una figura unica, in grado come pochi di trovare le parole giuste per raccontare la scienza al grande pubblico.
Sul finale, l’ennesima domanda sulla guerra ha ricevuto una risposta che suona come una linea di condotta. "Posso criticare solo me stesso. Cerco di comportarmi nel modo che ritengo giusto e sono coerente con le mie idee e con le mie scelte: di quelle sono responsabile. Giudicare le decisioni degli altri, che non sono le mie, non ha molto senso".
