Paul Schrader porta a Venezia 2026 il suo senso di colpa: "Posso davvero cambiare?" E Bill Pullman è un padre senza risposte

Alla Mostra di Venezia, l’attore racconta il rapporto con il figlio e il lato più oscuro del film di Schrader, tra colpa, redenzione e domande senza risposta.

Melania Fiata

Melania Fiata

Giornalista

Laureata in Lettere, divoratrice di libri e serie. Scrivo di spettacoli, film e TV.

Alla conferenza stampa di The Basics of Philosophy a Venezia 2026, Bill Pullman si è soffermato su uno dei nodi più scomodi del nuovo film di Paul Schrader: la colpa, il giudizio e la possibilità di cambiare. L’attore interpreta Melvyn Jorrisen, un padre costretto a fare i conti con il passato del figlio e con una situazione difficile da gestire. Pullman ha raccontato anche la particolare esperienza di recitare in questo film, spiegando cosa lo abbia conquistato della sceneggiatura e di una storia capace di lasciare aperte domande difficili, senza offrire facili risposte. Di seguito, tutti i dettagli.

Venezia 2026, Paul Schrader e il tema della colpa non solo in The Basics of Philosophy

A Venezia, la conferenza stampa di The Basics of Philosophy, a cui erano presenti anche Sofia Boutella, Daniel Zovatto e Dana Delany, si concentra su una domanda fondamentale: una persona può davvero cambiare? Il film di Paul Schrader, presentato fuori concorso, segue un professore di filosofia costretto a confrontarsi con il proprio passato, con le proprie responsabilità e con la possibilità di una redenzione. Il protagonista si inserisce nella galleria di uomini tormentati che attraversano il cinema di Schrader. Dopo il tassista di Taxi Driver, il giocatore di carte e il giardiniere, questa volta è un professore a nascondere un passato complesso. "È sempre lo stesso personaggio", spiega il regista, che concentra l’attenzione soprattutto sui suoi segreti: "Quali sono i suoi segreti? Il mistero, le cose che può aver fatto o che avrebbe potuto fare: è una storia che funziona".

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La colpa e la redenzione sono ancora una volta al centro della riflessione. Schrader le lega alla propria formazione: "Credo, scusa, non so come potrei non scrivere sul senso di colpa e sulla redenzione, vista la mia formazione".

Jack Hutson e la possibilità di cambiare

Per Jack Huston, interprete di John, il vero interrogativo riguarda la capacità dell’essere umano di trasformarsi: "Siamo capaci di cambiamento?". La redenzione, però, non può dipendere esclusivamente dal giudizio degli altri: "Puoi essere perdonato da tutti, ma sei tu l’unica persona che davvero ti può liberare dal peso dell’errore che hai fatto". Il film sceglie consapevolmente di non offrire una soluzione definitiva. Huston sottolinea proprio questa caratteristica del cinema di Schrader: "È fantastico che non ci sia una risposta a questa domanda, ma che si dia al pubblico, da pubblico intelligente, la possibilità di decidere per sé".

Venezia 2026, Bill Pullman e il peso di un padre

Una parte importante della storia riguarda il rapporto tra John e suo padre, Melvyn Jorrisen, interpretato da Bill Pullman. L’attore racconta di conoscere già diversi film di Schrader e di essere stato particolarmente colpito dalla presenza, anche in questa storia, del tema della colpa e della redenzione: "Mi sono chiesto perché mi è piaciuto tanto questo film. Conosco almeno quattro dei film di Paul e proprio questo tema della colpa e della redenzione, che trovo in particolare in questa sceneggiatura, credo che sia questo che mi ha attirato". L’esperienza è stata resa ancora più particolare dal fatto che in un altro film Pullman recita accanto al figlio, che interpreta suo figlio anche sullo schermo. Un gioco di coincidenze generazionali che l’attore definisce straniante: suo figlio ha oggi 32 anni, la stessa età che Pullman aveva quando interpretò Spaceballs. E guardando al futuro, la dimensione familiare è destinata ad allargarsi: "In altri tra un po’ farò il nonno, oltre che il padre, che sarà ancora più interessante". La figura paterna condiziona profondamente le scelte del figlio e ne influenza l’immagine di sé. "Il padre ha un certo potere sul figlio perché conosce i suoi segreti più oscuri", racconta Huston. Quando il padre muore, John perde anche il punto di riferimento che aveva condizionato la sua esistenza. È allora che emerge la domanda più personale: "Che cosa vuole davvero?".

Pullman, invece, evita di descrivere il padre come un personaggio semplicemente negativo. Lo considera "un realista", mosso dal tentativo di costruire "il futuro che fosse dannoso il meno possibile per la vittima, per la sua famiglia, per suo figlio". Durante la conferenza emerge anche il particolare metodo di lavoro di Schrader con gli attori. Pullman racconta quanto il regista sia diretto nel parlare delle scelte di casting, arrivando a spiegare agli interpreti chi aveva ricevuto il ruolo prima di loro: "Quando arrivi sul set ti dice anche a chi era stata offerta la parte, che non ce l’aveva fatta, ed era chiaro che ero in un certo punto dell’elenco. C’erano stati altri prima di me che erano stati mandati via, solo per vari motivi."

The Basics of Philosophy, un film senza risposte

È proprio l’ambiguità morale a rappresentare uno degli aspetti più interessanti del film. Huston sottolinea come Schrader riesca a raccontare una figura profondamente controversa senza trasformarla semplicemente in un "mostro": "Quello che Paul sa fare davvero bene è che questi film che guardiamo adesso – omicidi, violenza – ti vengono sbattuti in faccia. Ma quello che accade qui, invece, non è un ritratto dell’uomo nero, ma è la persona comune, l’uomo di tutti i giorni". John diventa così il ritratto di un uomo che deve confrontarsi con la parte più oscura del proprio passato e con una domanda impossibile da risolvere una volta per tutte: "sono davvero un mostro? Posso davvero cambiare?". Per il regista "questo film, in realtà, ha un flusso verso il passato. Le questioni, i temi che poi affronta, li affronto da tanto tempo".


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