La Mostra di Venezia lancia i film, il cinema li perde: da ‘Serpenti’ a ‘The Eco Chamber’, il paradosso dei successi al Lido che poi spariscono
Dopo il Festival, molti titoli slittano in autunno o nel 2027: tra incassi, sale e pubblico, i distributori spiegano perché l’effetto Venezia non basta.

L"effetto Venezia‘ dura certo, ma non per sempre. Inutile dire che il Festival del Cinema è un evento mondiale molto atteso perché è l’occasione perfetta per vedere attori, star, anteprime di film, premi assegnati, eventi, red carpet e quant’altro. Ma non possiamo guardare solo un lato della medaglia. Finita la Mostra, per molti dei film presentati al Lido comincia, infatti, la parte più delicata: trasformare l’attenzione di dieci giorni in spettatori e incassi. Alcuni titoli arrivano subito, altri vengono rimandati di settimane o addirittura di mesi, mentre il calendario autunnale si affolla sempre di più. Di seguito, tutti i dettagli.
L’effetto Venezia e i risultati al botteghino
La Mostra del Cinema di Venezia garantisce ai film una forte esposizione mediatica durante i dieci giorni del festival – e su questo siamo tutti d’accordo – ma non sempre questa attenzione si traduce in un’uscita immediata nelle sale. Secondo un’analisi pubblicata da la Repubblica, molti titoli vengono infatti distribuiti nei mesi successivi, oppure addirittura l’anno seguente, con strategie diverse a seconda del pubblico, del genere e delle potenzialità commerciali. I dati Cinetel aggiornati al 18 settembre mostrano risultati ancora molto diversi tra loro: Serpenti, uscito il 10 settembre e ancora nella top ten, ha incassato 296 mila euro, con 45.665 spettatori; The Echo Chamber ha raggiunto 287 mila euro e 44.369 spettatori; I figli della scimmia è arrivato a 47 mila euro e 7.153 spettatori, mentre Ritorno a Buenos Aires, comprese le anteprime, ha totalizzato 39 mila euro e 6.115 spettatori. Anche gli appuntamenti internazionali seguono calendari differenti: Naza è previsto alla fine di settembre per tre giorni, mentre tra i titoli più attesi figurano il Leone d’oro e Bunker, con Bardem-Cruz. Il documentario sugli Oasis, invece, è già uscito e ha raggiunto 600 mila euro. Per Luigi Lonigro, direttore di 01 Distribution, citato da la Repubblica, il festival può aumentare la visibilità, ma non sostituisce una strategia distributiva adeguata: "Venezia fa traino. Ma sono i film che fanno la differenza". Il problema principale è la concentrazione delle uscite dopo il festival: "Si crea un tappo. Per quattro o cinque mesi hai pochissimi film di qualità perché tutti aspettano il festival, poi da settembre te ne ritrovi tantissimi insieme". Nello stesso periodo arrivano infatti tre film italiani provenienti da Venezia, dopo altri tre nel weekend precedente e prima di ulteriori tre nel successivo.
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Entra nel canale WhatsAppPer Lonigro, riferisce la Repubblica, servirebbe quindi una maggiore selezione: "A Venezia bisogna fare un lavoro di sottrazione". La sovrapposizione può diventare penalizzante quando i film si rivolgono allo stesso pubblico: "Se nella stessa settimana metti tre o quattro film che parlano allo stesso spettatore, quello alla fine ne sceglie uno. Gli altri soffrono". 01 Distribution ha così distanziato alcune uscite, arrivando a programmare un titolo nel 2027. Il motivo è anche la rapidità con cui un film deve dimostrare di funzionare: "Quando mettiamo un film in sala abbiamo da una a tre settimane per determinarne la sorte. Se non viene visto, muore. Il cinema non è un supermercato, in cui le cose restano sugli scaffali".
Le strategie dei distributori e il valore del pubblico
Nel caso di The Echo Chamber, diretto da Andrea Pallaoro e uscito il 10 settembre, Lonigro prevede, come riportato da la Repubblica, circa 50 mila spettatori e 400 mila euro, definendolo "un film complesso, difficile". I precedenti Hannah e Monica avevano raggiunto rispettivamente 44 mila e 32 mila euro. La presenza veneziana, però, può rafforzare soprattutto il cinema d’autore: "Venezia sui film d’autore ha sempre un valore aggiunto. Per i piccoli film che diventano una sorpresa può avere un effetto davvero importante". Medusa ha scelto invece di sfruttare immediatamente l’attenzione generata dal festival per I figli della scimmia, presentato a Orizzonti. Giampaolo Letta, amministratore delegato della società, spiega a la Repubblica che, trattandosi di un possibile outsider, era importante non lasciare passare troppo tempo: "Quando il potenziale spettatore viene incuriosito è importante che trovi subito il film".
Letta precisa però che l’uscita ravvicinata non può diventare una regola: "Resto convinto che in generale sia giusto uscire a ridosso del festival, ma non può essere una regola: devi trovare il piazzamento migliore". Anche la scelta delle sale deve essere calibrata: "Un film americano va sui multiplex, un certo film italiano più sulle sale cittadine. Devi ritagliare l’uscita sul pubblico potenziale". I premi possono inoltre amplificare il risultato: "per questi film valgono tanto. Se il film delude, l’effetto Venezia non dura. Se piace, parte il passaparola".
Festival, promozione e mercato internazionale
Per Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, presentato l’11 settembre, Fandango ha organizzato subito un tour di anteprime, seguito dall’uscita del 17 settembre. Gianluca Pignataro, citato da la Repubblica, osserva: "Se esci entro un mese, l’effetto festival c’è. Se decidi di uscire quattro mesi dopo devi ricominciare l’attività: promozione, incontri". Sul film aggiunge: "Su questo film l’effetto Venezia c’è ancora". Per Balcanica, inizialmente previsto nel 2027, l’accoglienza e il premio del pubblico alle Giornate degli Autori hanno invece anticipato l’uscita all’8 ottobre. Pignataro sintetizza il cambiamento del mercato così: "La strategia non è cambiata tantissimo. È cambiato il mercato. Oggi il consumo di cinema si concentra di più su pochi titoli". Infine, Andrea Romeo, fondatore di I Wonder Pictures ed ex direttore di Biografilm, considera i festival un’opportunità, come riferisce la Repubblica: "Sono un’opportunità straordinaria. L’importante è mettere il film giusto nel festival giusto. E non è sempre il film più grande e non è sempre in concorso".
Sulla promozione online aggiunge: "In alcuni casi ha senso. Però bisogna ragionare in termini di ecosistema cinema. Non si può sempre ottenere tutta l’attenzione possibile". Anche Hollywood sta rivedendo le proprie strategie: "Gli americani stanno riflettendo di più e ogni tanto decidono di non fare Cannes o Venezia".
