Dio ride chiude Venezia 2026, Pierfrancesco Favino attacca il potere e ora ammette: "Viviamo in un periodo di grande censura"
Con 'Dio ride' si chiude Venezia 83, la dieci giorni in Laguna saluta il pubblico con il film fuori concorso di Giovanni Veronesi. Pierfrancesco Favino: "La risata è un atto politico"

Un modo beffardo e insieme tenerissimo per chiudere Venezia 2026. Giovanni Veronesi porta al Lido Dio ride, un film in costume che però parla di oggi, e lo fa partendo da un’intuizione antica: se l’uomo è l’unico animale che può ridere, allora ridere è già una forma di disobbedienza. "Il potere ha paura della risata", ha spiegato il regista in conferenza stampa, "perché un popolo sereno non ha più paura".
Pierfrancesco Favino e la paura di parlare: "Viviamo in un momento di grande censura"
Il passaggio più netto arriva da Pierfrancesco Favino. Alla domanda se sappiamo ancora ridere risponde di sì, ma con una riserva che pesa come un macigno: esiste una paura preventiva, una specie di freno che scatta prima ancora che apriamo bocca, il timore di mostrarci per quello che siamo. "Credo che viviamo in un momento di grande censura", ammette l’attore. "Dalla paura non viene nulla, mentre la risata è un meraviglioso mistero e penso che ne abbiamo bisogno".
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Entra nel canale WhatsAppIl suo frate Leopoldo non arriva da un archivio, ma da un lavoro fatto di tentativi e di armonia condivisa con tutti. Favino racconta di essersi appoggiato alla sorella, insegnante di storia che si occupa proprio del Seicento, e di aver avuto accanto una guida indispensabile come Paolo Rossi. Lo definisce senza giri di parole uno dei personaggi più belli che abbia mai interpretato: un uomo che si muove per come sente più che per come pensa, che a un certo punto dubita perfino di ciò che ha scambiato per fede e sceglie comunque di restare se stesso.
Dall’altra parte del tavolo c’è Silvio Orlando, chiamato a smontare quel candore dall’interno. Il suo inquisitore – un cardinale – non è un’invenzione di sceneggiatura: pare sia stato l’uomo capace di far abiurare Galileo Galilei. "La Chiesa di allora era quella che oggi definiremmo una teocrazia", ricorda l’attore, che descrive il suo cardinale come una figura di grande ascolto, convinta di poter chiudere la faccenda in un pomeriggio e invece spiazzata da una scintilla di fede purissima. Nel tentativo di piegarla, finisce per smarrire se stesso.
Da Paolo Rossi ad Alma Noce: la commedia all’italiana secondo Giovanni Veronesi
Paolo Rossi non fa sconti nemmeno al titolo: bellissimo, dice, ma cosa avrà da ridere Dio? Per lui la risata resta un mistero, e il potere di oggi è solo in apparenza meno crudele di quello seicentesco, in realtà è molto più forte. "Prima chi doveva fare il politico studiava, oggi fa il comico. Io volevo fare il politico e faccio il comico: non so più chi sono".
Alma Noce parla invece di un viaggio dentro la libertà. La sua Isabella non incontra qualcuno che vuole salvarla, ma una persona che si rivolge agli altri col cuore, con gioia e purezza, semplicemente essendo se stessa: attraverso frate Leopoldo scopre di essere viva e trova la forza di agire.
Giovanni Veronesi ha cercato una Toscana aspra, lontana dalla raffinatezza fiorentina, "ricca di povertà", per accompagnare quel viaggio quasi mitico tra Enea e Anchise. E rivendica l’appartenenza alla commedia all’italiana, quella vera, imparata da Monicelli: il genere più difficile, che contiene tutti gli altri, perché un bravo attore sa commuoverti e un attimo dopo farti ridere.
