Serena Rossi a Venezia 2026, Betta di 'Scherzetto' la riporta a Napoli: "Sono andata via, ora vivo a Roma. Ho fatto pace con la mia città"

Mario Martone torna a Venezia 2026 fuori concorso con 'Scherzetto', il nuovo film tratto dal romanzo di Domenico Starnone. E la sua co-protagonista è una splendida Serena Rossi

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A volte basta un personaggio per rimettere in ordine i conti con il passato. È successo a Serena Rossi, che alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 ha presentato Scherzetto, il nuovo film di Mario Martone tratto dal romanzo di Domenico Starnone. Nel film interpreta Betta, e proprio attraverso di lei è tornata a Napoli, la città da cui è partita tanti anni fa e con cui, lo ammette senza giri di parole, non è sempre andata d’accordo.

Betta è una donna del nostro tempo. Lavora, fa la mamma, tiene in piedi un matrimonio che scricchiola, e lo si intuisce subito. A differenza del padre, che ha scelto Milano, lei è rimasta nella casa di famiglia, e con il suo quartiere ha un legame emotivo fortissimo. In quella casa rumorosa e piena di vita il mondo di fuori entra volentieri, ma le radici restano ben piantate dove sono sempre state.

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Serena Rossi e Napoli, dal rapporto conflittuale alla pace grazie al cinema

Il racconto si fa poi personale, perché Serena, a differenza del suo personaggio, da Napoli se n’è andata davvero. Oggi vive a Roma, una scelta fatta per amore e per lavoro. Con la sua città, però, il legame è stato a lungo complicato. "Ho sempre avuto con Napoli un rapporto molto conflittuale", ha raccontato. "Col tempo ci ho fatto pace, e ci sono riuscita grazie al mio lavoro".

Sul set ha trovato anche il tempo di osservare. Guardava il nonno e il nipote giocare tra una scena e l’altra e ci vedeva qualcosa di antico, come quei gesti che passano da una generazione all’altra senza bisogno di spiegazioni. Per lei è stato un regalo, e ha voluto ringraziare Martone per la fiducia.

Scherzetto di Mario Martone: Toni Servillo e Lorenzo Pirrotta, nonno e nipote sul set

Martone a questa storia è arrivato prima di tutto da lettore. Ama i libri di Starnone e Scherzetto lo aveva conquistato già dal titolo. Lo considera uno scrittore universale, che sa parlare a chiunque in qualsiasi parte del mondo, ma da napoletano nelle sue pagine ha sempre ritrovato echi e risonanze che lo riguardano da vicino. Il film, spiega, è una riflessione sul tempo che scorre, sulla vita nel momento in cui si comincia a ripensarla, e perfino "sull’origine caotica del mondo".

Il nonno, cioè il padre di Betta, ha il volto di Toni Servillo. Il suo è un uomo che sente avvicinarsi la vecchiaia e vede traballare le fondamenta su cui aveva costruito la propria vita, al punto da guardare tutto ciò che lo circonda con occhi diversi. "Accompagno questo film a Venezia perché lo amo", ha detto l’attore, grato al regista per averlo scelto ancora una volta.

Poi c’è Lorenzo Pirrotta, il piccolo nipote, e quando si parla di lui Servillo si scioglie. Nessuna furbizia da bambino che sogna di fare l’attore: per otto settimane Lorenzo ha semplicemente giocato, a spese dei grandi, senza capire dove finisse il set e dove cominciasse la vita. Faticoso, a tratti, ma con una regola rispettata alla perfezione: sapeva tutte le battute a memoria, comprese quelle del suo "nonno". Un film guidato dai sentimenti, lo definisce Servillo. Martone, più asciutto, si limita a dire che Lorenzo ha portato esattamente ciò che serviva.

L’ultima parola, giustamente, spetta a lui. Lorenzo racconta di essersi divertito un sacco con Toni, "un bravissimo nonno" a cui vuole tanto bene. E un desiderio ce l’ha già: che prima o poi arrivi il secondo film.


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