Venezia 2026, Valeria Golino in lacrime per Gianni Amelio: “Ecco cosa ho cercato di fare”. Poi lui si scusa per la gaffe sull'Europa "coatta"
Alla Mostra di Venezia, l’omaggio di Valeria Golino al regista che ammira dall'età di 18 anni e le parole di Amelio su migranti, Europa e paura dell’altro.

È una conferenza stampa particolare quella di Gianni Amelio alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, dove il regista presenta fuori concorso Nessun Dolore e si lascia andare a riflessioni sull’Europa, sull’immigrazione e sulla paura dell’altro. Ma a colpire è anche il momento personale condiviso con Valeria Golino, che racconta, visibilmente commossa, il rapporto professionale con Amelio, regista che ammira da quando aveva appena 18 anni. Di seguito tutti i dettagli.
Venezia 2026, Gianni Amelio sul tema dell’immigrazione: "Speriamo che l’Europa si svegli"
Alla conferenza stampa veneziana di Nessun dolore, Gianni Amelio ha intrecciato il racconto del film con una riflessione sul presente, partendo dal tema dell’immigrazione per arrivare alla crisi dell’idea stessa di accoglienza e di solidarietà. Il regista ha criticato il progressivo isolamento degli Stati e ha sottolineato come la gestione dei flussi migratori non possa essere affidata ai singoli Paesi. "Non è la Spagna o l’Italia che si deve prendere carico di tutto questo immane spostamento di anime e di corpi", ha affermato, invocando una politica comune. Poi ì, parlando della necessità di un’Europa unita, ha fatto una gaffe dicendo ‘Europa coatta’ invece di ‘coesa’. Errore per cui si è subito scusato chiarendo il tutto: "Ci vuole un’Europa che sia forte, che sia unita…’coatta’. uh scusate, volevo dire ‘coesa’". Riprendendo una frase di Michele Serra, ha sintetizzato la sua posizione così: "Per l’accoglienza basta il cuore, per l’inserimento serve la politica". Da qui l’appello finale: "Speriamo che l’Europa si svegli". Amelio ha parlato anche della decisione di presentare il film fuori concorso. Dopo otto partecipazioni in concorso e quattro esperienze in giuria, questa volta il regista vive la Mostra con maggiore libertà, lontano dalla pressione della gara. "Noi cineasti non siamo cavalli che corrono. Ringrazio Barbera perché mi ha tolto un’ansia."
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppParticolarmente importante, la riflessione sul titolo Nessun dolore. Amelio ha collegato il significato del film alla possibilità che la sofferenza più estrema, invece di rappresentare soltanto una fine, possa trasformarsi nell’occasione per ricominciare. Il riferimento è alla tragedia che colpisce il protagonista e alla necessità di scegliere se lasciarsi distruggere dal dolore oppure trovare la forza di andare avanti. Per il regista, proprio nel punto in cui la sofferenza sembra non lasciare alternative può nascere una nuova possibilità di vita. Poi scherza sempre sul titolo: "Lo devo cambiare o no? Non si può più. Non si può, è troppo tardi. È troppo tardi."
Alessandro Borghi sul ruolo nel film Nessun Dolore
Alessandro Borghi ha raccontato quanto il ruolo di Davide lo abbia costretto a confrontarsi con interrogativi personali e morali. Il cuore del film, per l’attore, riguarda questioni come la responsabilità, il senso di colpa, l’indifferenza e la capacità di provare empatia: "Ma questo è stato un film molto difficile, perché ci sono almeno tre temi, tre macrotemi, che forse io pensavo di avere affrontato nella mia vita, ma che invece non avevo fatto fino in fondo. E quello che ha fatto il film, che mi ha fatto il film sin dall’inizio, è stata da subito la sensazione di dovermi domandare: cosa avrei fatto io al posto di questo protagonista? Quello che fa il personaggio è decidere, in maniera forse anche inconsapevole, di essere l’unico responsabile di questa tragedia e cercare in qualche modo una redenzione. ringrazio tutti loro di avermi messo al centro di questa storia, perché credo che il cinema debba sollevare dei quesiti che hanno a che fare con l’individualità, ma in questo caso tantissimo con la società."
Valeria Golino e l’amore professionale per Gianni Amelio
Particolarmente intenso, l’intervento di Valeria Golino, che ha ammesso di ammirare Amelio da quando aveva 18 anni. L’attrice ha parlato di una relazione artistica ancora oggi caratterizzata da una profonda ammirazione: "Ho una specie di adorazione, reverenza, ancora oggi, anche dopo averci lavorato, anche dopo averlo visto lavorare". Golino ha raccontato quanto il metodo di Amelio l’abbia portata spesso a mettere da parte il proprio istinto per cercare di entrare nella sua visione. Ha ricordato le parole con cui il regista si era rivolto a lei: "Tu sei brava. Ma io ti voglio bella". Un ricordo che ha mostrato quanto profondamente quel rapporto abbia segnato il suo percorso. L’attrice si è lasciata andare anche a una forte commozione, fino alle lacrime, parlando della fiducia e dell’influenza esercitata da Amelio sul suo lavoro. Per Golino, il cinema del regista ha la capacità di portare gli attori "da un’altra parte", oltre ciò che sembrerebbe già definito sulla pagina.
Parlando del suo personaggio nel film, l’attrice ha proseguito: "Non esistiamo soltanto perché ci siamo per noi stessi, ma perché ci sono gli altri, le relazioni", spiegando che Nessun dolore le ha fatto riflettere proprio sulla possibilità di comprendere e incarnare le emozioni degli altri. In chiusura, Amelio è tornato sull’immigrazione, collegandola a una crisi più ampia: "Non è solo l’emigrazione che è cambiata, è cambiato il mondo." Il regista ha parlato di un’umanità sempre più ripiegata su se stessa e incapace di condividere sentimenti ed esperienze. Il suo è uno sguardo pessimista, ma non rassegnato: "Io sono pessimista, però sono pessimista dell’intelligenza, come si diceva a scuola, non della volontà".
