Vasco Rossi chiarisce la paternità delle sue canzoni: “Mai usato musiche altrui senza riconoscerle”. La polemica

Il ‘Blasco’ ha risposto a un fan che l’aveva accusato di essersi appropriato di alcuni semplici giri di accordi citando Massimo Riva e la Siae: la replica

Pietro Guerrini

Pietro Guerrini

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Laurea in Lettere, smania di viaggi e passione per i cartoni (della pizza e della Pixar).

Vasco Rossi replica a un fan. Intervenuto sui social, infatti, il cantante ha rispedito al mittente una "accusa molto grave" relativa alla paternità delle sue canzoni. Scopriamo cosa ha detto e tutti i dettagli.

Vasco Rossi, l’accusa di un fan

Una nuova polemica sulla paternità di alcuni passaggi musicali ha coinvolto Vasco Rossi e il rapporto con i musicisti che hanno collaborato alla sua lunga carriera. La discussione è nata sotto un post della manager Tania Sachs, dove un fan ha sostenuto che un giro di accordi in Do maggiore presente in una delle canzoni del rocker sarebbe stato composto da Massimo Riva, storico chitarrista di Vasco, scomparso nel 1999. Secondo l’utente, inoltre, il problema non riguarderebbe soltanto ciò che risulta ufficialmente depositato alla Siae. Il fan ha infatti sostenuto che «mille giri di accordi nelle canzoni di Vasco non sono suoi (o di Ferro, o di Solieri), ma alla siae non risultano». Un’affermazione che mette in discussione il riconoscimento dei contributi creativi dei musicisti che hanno affiancato Rossi nel corso degli anni. Il riferimento alla Siae porta inevitabilmente al tema della tutela del diritto d’autore. Sono infatti la melodia, il testo e gli altri elementi originali di un’opera a poter essere registrati e tutelati, consentendo agli autori di rivendicarne la paternità e di ottenere i relativi compensi. Nel caso sollevato dal fan, però, il punto controverso riguarda un giro armonico in Do maggiore, una sequenza di accordi estremamente comune nella musica composta da Do maggiore, La minore, Re minore e Sol settima, per poi tornare al Do. È proprio su questa distinzione che Vasco Rossi ha deciso di intervenire direttamente.

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La replica del ‘Blasco’

Vasco Rossi ha affidato alle sue storie su Instagram una replica molto netta alle accuse, definendo particolarmente grave l’ipotesi che negli anni abbia utilizzato materiale composto da altri senza riconoscerne la paternità. «Stai dicendo una cosa molto grave. Se davvero pensi che io abbia usato per decenni musiche di altri senza riconoscerne la paternità, allora mi stai accusando di appropriarmi del lavoro altrui», ha scritto il cantante, respingendo con decisione l’accusa. Rossi ha quindi spiegato che il semplice giro armonico in Do maggiore non può essere considerato un’invenzione attribuibile a una sola persona, proprio perché si tratta di una combinazione utilizzata in un numero enorme di canzoni.

Il rocker ha voluto però soprattutto chiarire il principio seguito nel riconoscimento del lavoro dei suoi collaboratori. «Quando un collaboratore ha dato un contributo originale e determinante alla musica di una mia canzone, è sempre stato riconosciuto come autore», ha precisato.


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