Vanessa Scalera per la prima volta a Venezia 2026 e in concorso, l'emozione del debutto: "Come una droga. Osservo, guardo e godo"
Con 'Il fuoco che ti porti dentro', Vanessa Scalera debutta a Venezia 2026 in un ruolo che ha interpretato a modo suo. L'emozione travolgente in conferenza stampa

Un debutto che vale oro, perché Vanessa Scalera si è presentata al Lido con l’aria di chi ancora non ci crede del tutto: per l’attrice pugliese la 83ª Mostra del Cinema di Venezia è una prima volta doppia, perché al festival non era mai arrivata e ci arriva direttamente in concorso per il Leone d’Oro.
"È stata una botta emotiva enorme, un regalo che non mi aspettavo", ha raccontato in conferenza stampa. "Io osservo, guardo e godo: è la miglior droga possibile". Nessuna formula di circostanza, solo l’emozione del debutto di chi si sta godendo ogni minuto mentre parla di Il fuoco che ti porti dentro, il film di Edoardo De Angelis che la vede protagonista al fianco di Lino Musella.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppVanessa Scalera e il personaggio di Angela: una maternità fuori dagli schemi
Angela è una madre ingombrante, che piomba a Milano per Natale nella vita del figlio Antonio e non sembra avere alcuna intenzione di ripartire. Ma l’attrice rifiuta l’etichetta più comoda. "Mi considero più una donna che una madre, quasi un’amante che subisce il fascino del figlio", ha spiegato. Il metodo per arrivarci è stato radicale, senza prove a tavolino e nessuna analisi condivisa dei ruoli. "Io e Lino abbiamo scoperto solo dopo di non esserci mai parlati prima: ci siamo osservati sul set. Era l’unico modo per mettere in scena i non detti tra madre e figlio, e ce ne sono tantissimi. Ho guardato soltanto lui, mi dispiace per gli altri, ma mi ha aiutata".
Lino Musella racconta la stessa cosa da un’altra angolazione. "Il giorno prima del primo ciak non avevo ancora letto il romanzo, l’ho recuperato dopo. In compenso c’è stata una cena in cui ho conosciuto Antonio Franchini: vederlo prima di costruirne una mia versione è stato interessantissimo". Le questioni che sulla carta sembravano enormi – la differenza d’età, la napoletanità di una interprete napoletana solo d’adozione – sono scivolate in secondo piano quasi subito. "Ci siamo lasciati guidare dentro il luogo che ha costruito Edoardo, insieme ad attori stupendi".
Il fuoco che ti porti dentro, dal romanzo di Franchini al concorso di Venezia 83
Il regista è arrivato al libro da lettore, senza secondi fini. "Il romanzo lo amai subito, ma pensavo restasse una sola opera letteraria. Poi ho scoperto che Roberto Sessa stava già lavorando a una sceneggiatura e non ho più potuto sottrarmi". Poi una coincidenza che ha fatto il resto: la copia del libro gli è arrivata il 10 luglio, anniversario della morte di sua nonna. "Ho pensato fosse un segno. Il personaggio di Franchini è memorabile, e quella era la condizione fondamentale per pensare a un film".
Il giudizio che conta di più, però, è quello dello scrittore che quella madre l’ha avuta davvero. "Vanessa Scalera è riuscita a restituirmi un’assenza, quella di una donna che era esattamente così. Nella scena della tettoia mi è sembrato di vedere mia madre, ha parlato proprio come lei. Ma non è questo l’importante: il personaggio deve avere autonomia rispetto alla persona, e insieme la ritrae in maniera perfetta. Il fatto che non sia napoletana aiuta, perché mia madre era beneventana. E voi lo sapete che nascere a Benevento non è la stessa cosa".
Novantaquattro minuti, una cena della Vigilia come campo di battaglia, un cast che comprende anche Elena Radonicich, Ivana Lotito e Tommaso Ragno: Il fuoco che ti porti dentro arriverà poi nelle sale con 01 Distribution.
