Vanessa Grey fuori con Single: "Sanremo? Ora ne sento l'urgenza, De Martino scelta felicissima. Morgan mi disse sì mentre mangiava la banana"

Oltre i cliché delle single e delle sposate, Vanessa Grey torna alla musica con un nuovo singolo con il quale sogna di debuttare sul palco del Festival di Sanremo. L'intervista per Libero Magazine

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Sappiamo che, in Italia, abbiamo un po’ la fissa di voler etichettare gli artisti a tutti i costi. O fai la cantante, o fai la speaker alla radio. Poi però incontri chi, come Vanessa Grey, se ne infischia delle caselline preimpostate. Voce storica delle notti di RTL 102.5, conduttrice, podcaster e, ovviamente, cantautrice con le idee molto chiare.

Abbiamo fatto una bella chiacchierata con lei in occasione dell’uscita del suo nuovo brano, Single. Un pezzo dal respiro pop, fresco e dal ritornello martellante, che mette a confronto – con parecchia ironia – la libertà di chi a San Valentino prenota un volo per Cuba e il rassicurante caffè a letto della vita di coppia. Non è il solito inno contro l’amore, sia chiaro, ma una prova cristallina di quanto sia vitale prima di tutto bastare a sé stessi.

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E siccome Vanessa viene dalla gavetta vera e dai palchi sudati, per questo singolo ha preteso gli strumenti veri, chiamando a bordo due giganti del calibro di Saturnino e Luca Colombo.

Tra sogni sanremesi che iniziano a prendere forma, un uso pionieristico dell’IA nei suoi progetti visivi e un palmares che si arricchisce a vista d’occhio dopo l’ambito Microfono d’Oro al Campidoglio, Vanessa ci racconta cosa significa essere una performer a 360 gradi oggi. Senza filtri, e senza dover mai scegliere quale tra le proprie anime la rappresenti di più.

Inizierei subito da Single, che è il tuo nuovo brano. Ti chiedo di raccontarmi come è nato.

Guardando le mie amiche, i miei amici e il mondo che mi circonda, mi sono resa conto di quanto il tema sia attuale: ormai ci sono sempre più single. Volevo mettere in contrapposizione due figure e infatti nel video interpreto sia la single che la donna sposata. Quando sei single ti succedono cose bizzarre, tipo decidere di partire per Cuba a San Valentino. Quando sei sposata, invece, anche nei momenti no c’è il risvolto positivo di avere qualcuno che cucina per te o ti porta il caffè a letto. Volevo semplicemente raccontare queste due diverse sfaccettature della vita.

Ma il cliché sulle single e sulle sposate che ti dà più fastidio qual è?

Quello sulle single, senza dubbio. A un certo punto scatta sempre la classica domanda: "Ma com’è possibile che tu sia single? Una bella ragazza come te…". Questo stereotipo secondo cui una donna non possa stare bene da sola è davvero fastidioso. Sulla donna sposata, invece, non saprei cosa dirti: non sono mai stata sposata, quindi dovrei pensarci un attimo!

Invece ti chiedo, nel brano abbiamo Saturnino e Luca Colombo. Cosa hanno aggiunto al sound di questo singolo?

Hanno portato la veridicità del suono reale. Oggi siamo in un’epoca in cui si fa tutto al computer, ma io vengo dai live e dai palchi: canto dal vivo da una vita e avevo un bisogno viscerale di sentire strumenti veri, tangibili. E poi parliamo di Saturnino e Luca Colombo, due mostri sacri della musica italiana. La loro bravura parla da sé.

C’è una frase di Single di cui vai particolarmente fiera?

"Mi taglio le vene". È un’espressione forte, infatti all’inizio avevo pensato di cambiarla con qualcosa tipo "che noia, che barba", ma non funzionava affatto. Alla fine l’ho tenuta. Il testo dice: "due cuori, due capanne, due cuori gelati, le barche, tutto bello sì, però…". Sostituire quel verso avrebbe tolto tutto l’impatto al pezzo.

Ti chiedo anche di fare una scelta. Adesso riderai perché tu canti, conduci in radio, presenti, crei format… Se dovessi costringerti a scegliere, cosa sceglieresti?

Guarda, non sceglierei nemmeno sotto tortura! E non è una risposta di comodo. Tutte queste attività fanno parte della mia identità profonda. È un po’ come chiedere a qualcuno di scegliere tra mamma e papà: un paradosso, lo so, ma rende l’idea. Poi il pubblico è libero di giudicare secondo i propri gusti, ci mancherebbe, ma io dentro di me mi sento contemporaneamente conduttrice, speaker e cantante. Sono tutte anime che mi appartengono.

Hai condotto i I Nottambuli per tanto tempo su RTL 102.5: l’atmosfera nottura ti ispira nella scrittura delle canzoni?

Tantissimo. Non hai idea di quante volte io torni a casa di notte e mi metta a scrivere pensieri, o anche solo a programmare post su Instagram partendo da una fotografia che mi ha colpita. La notte mi ispira enormemente e mi dà una marea di idee. Quando rientro, inizio a pianificare progetti e nuove mosse. Per me la notte è a tutti gli effetti un giorno lavorativo: il cervello non si ferma mai.

Nelle interviste che hai fatto ai grandi della Musica ti sei spesso messa in gioco. Ora che ti trovi dall’altra parte, cosa significa cambiare ruolo?

Mi piace tantissimo! È rilassante, ogni tanto, non avere la responsabilità delle domande e potersi concentrare solo sulle risposte per raccontarsi. Per qualcuno aprirsi può essere difficile, ma nel mio caso è un piacere. Questo cambio di ruolo non mi dispiace affatto, ogni tanto ci vuole.

Ma da queste interviste ti sei mai sentita giudicata? Giudicata è una parola forte, però mi interessa saperlo.

Più che giudicata, a volte ho percepito disinteresse. Ci sono persone che quando ti intervistano si fanno coinvolgere e altre che rimangono totalmente distaccate, ed è una cosa che non amo. Quando si fa un lavoro, bisogna metterci professionalità e passione. Se sono io a intervistare qualcuno, cerco sempre di entrare in empatia e comprendere davvero la sua storia, non lo faccio tanto per fare. Quindi no, non mi sono sentita giudicata, ma liquidata con disinteresse da qualcuno sì, è capitato.

Invece sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale cosa mi dici? Perché tu l’hai usata nel video di I Vip so Chic, che tra l’altro è un titolo che suona fortissimo. Ma hai l’idea che l’intelligenza artificiale possa sostituire l’uomo?

No, l’intelligenza artificiale non sostituirà l’uomo, ne sono convinta. Diventerà un supporto. È vero che alcune mansioni cambieranno – penso ai grafici, che oggi integrano già l’IA nei loro flussi – ma si tratta di un nuovo mezzo che semplifica il lavoro. Nasceranno nuove figure professionali e quelle esistenti evolveranno. Io stessa sono stata tra le prime ad abbonarmi alle varie piattaforme: lo uso tantissimo per fare ricerche, organizzare file o scontornare immagini. È uno strumento utilissimo.

Da vocal coach – in questi giorni abbiamo ascoltato Sonia Addario, che ci ha parlato delle difficoltà dei ragazzi che iniziano adesso – secondo te qual è l’errore più comune che fanno chi debutta oggi?

L’errore più comune è puntare direttamente al successo senza pensare a costruire un percorso passo dopo passo. Complice la giovane età, molti pensano che basti azzeccare un pezzo o fare un video virale su TikTok per essere arrivati. Non funziona così. Anche se diventi virale, non è detto che tu riesca a mantenere quel posizionamento. Bisogna studiare, trovare la propria direzione e migliorarsi continuamente. Io credo fermamente nella gavetta: vengo da lì ed è l’unico metodo che riconosco.

Oltre allo studio, dato che sei un’artista che ha studiato tanto, la comunicazione oggi quanto è importante?

È fondamentale. Il mio slogan è: "se non comunichi, non esisti". Vale per gli artisti come per le aziende. Ovviamente bisogna sapersi formare, ma faccio sempre un esempio: se vado a cantare o a presentare un evento all’Arena di Verona e non pubblico una foto, per il mondo esterno è come se non ci fossi mai stata. Certo, posso scriverlo nel curriculum, ma oggi le persone vogliono vedere ciò che fai. Saper comunicare è fondamentale in qualsiasi ambito professionale.

Ci sono tanti artisti che si stanno sottraendo ai grandi spazi, come Cesare Cremonini. Tu cosa ne pensi di chi viene catapultato direttamente in una dimensione come quella di San Siro?

Se hai la fortuna di essere catapultato direttamente su un palco del genere e riesci a vivertela serenamente, buon per te. Certo, passare da 0 a 100 può fare paura. Molto dipende dall’età e dal carattere: a vent’anni c’è una sana incoscienza che ti aiuta a buttarti; a 26 o 28 anni magari subentrano dinamiche diverse. In ogni caso, se un artista riempie San Siro fin da subito, tanto di cappello. Non bisogna essere invidiosi di chi brucia le tappe, anzi, io sono sempre felice del successo altrui.

Secondo te il pubblico italiano è pronto? Abbiamo visto Bruno Mars in Italia. Pensi che gli artisti italiani siano pronti a quel tipo di performance? Spesso guardiamo all’estero con invidia, perché a quel livello non riscontro lo stesso standard negli artisti nostrani.

Il problema è che abbiamo due modelli di formazione e di cultura opposti. In Italia se fai troppe cose vieni guardata con sospetto: devi per forza etichettarti come solo cantante, solo attrice o solo speaker. Non è concepito che tu possa essere tutto insieme. In America, invece, la forma mentis è opposta. Pensa a Bruno Mars, Lady Gaga, Beyoncé o Jennifer Lopez: sono artisti completi, a 360 gradi, perché crescono con quell’idea di spettacolo. In Italia ci sarebbero anche talenti in grado di fare più cose contemporaneamente, ma facciamo ancora molta fatica a sdoganare questo concetto.

Quindi secondo te è un difetto di formazione?

Sì, ne sono assolutamente convinta. È proprio un limite culturale e formativo.

Ti chiedo a bruciapelo: esiste una canzone della tua vita che avresti voluto scrivere tu?

Sally di Vasco Rossi. Se devo risponderti a bruciapelo sulla musica italiana, non ho dubbi: scelgo quella.

E avresti voluto anche cantarla?

Mamma mia, sì! L’ho cantata anni fa durante le selezioni di X Factor. Mi presero e ricordo ancora Morgan che mi diceva di sì mentre mangiava una banana… Se cerchi il video online si trova ancora, fa parecchio ridere.

Ma è difficile cantare Vasco?

È diverso. Essendo io una donna subentra inevitabilmente il confronto con l’originale, perché il pubblico è abituato a sentirla cantata in quel modo. Però guarda l’interpretazione che ne ha fatto Fiorella Mannoia: un capolavoro assoluto. Quindi no, tecnicamente non è difficile cantarla, la vera sfida è gestire il peso del paragone che ti porti dietro.

Ultimissima domanda: prossimo step dopo Single, cosa dobbiamo aspettarci?

Guarda, ti confesso una cosa a cui sto pensando proprio in questi giorni: vorrei presentarmi a Sanremo con un progetto. Non l’ho mai fatto in vita mia. Molti mi chiedono come mai abbia aspettato così tanto, ma onestamente non c’è una risposta precisa.

Ma perché, hai paura?

No, affatto, nessuna paura. Ho sempre fatto la mia musica, le mie serate e i miei live in totale serenità. Tra i miei obiettivi c’è sicuramente quello di portare un progetto al Blue Note di Milano, ma in questo momento mi piacerebbe trovare la giusta collaborazione per tentare la strada del Festival di Sanremo.

Secondo te per presentarsi a Sanremo serve il progetto giusto – cioè la canzone perfetta – o il momento giusto in cui tu ti senti di andarci? Magari lo faresti anche con un progetto in cui non credi totalmente?

Per come sono fatta io, conta soprattutto il momento giusto, quello in cui ti senti pronta dentro. Probabilmente fino a ora non avevo avvertito questa urgenza, mentre adesso sì. È un palco che ho sempre immaginato: per chi canta o presenta fa parte della nostra tradizione culturale. Io sono cresciuta guardando il Festival in famiglia con i miei genitori. Certo, oltre al momento serve anche la canzone: non puoi presentarti con un progetto scadente. Però credo che nella vita esista il tempismo perfetto: bisogna intercettarlo e buttarsi.

Il fatto che ci sia Stefano De Martino a condurre come direttore artistico è una spinta in più per chi vuole sperimentare, secondo te?

Sì, sono felicissima di questa scelta. Sento molte critiche sulla sua presunta mancanza di competenze, ma non sono affatto d’accordo. Credo che questa svolta e questa chiave di lettura siano ottime: c’è sempre bisogno di freschezza e novità. De Martino è un artista completo: è partito come ballerino ed è diventato bravissimo a presentare. Sa fare un sacco di cose, quindi ben venga la sua direzione.


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