Valerio Mastandrea festeggia il primo Nastro d’Argento con un appello ai giovani, ma è un’altra la battaglia che vuole vincere
L'attore romano conquista il suo primo Nastro d'Argento da protagonista e lancia un appello: riportare le nuove generazioni nelle sale è una battaglia da vincere

Dopo una carriera costellata di ruoli indimenticabili, Valerio Mastandrea conquista il suo primo Nastro d’Argento come miglior attore protagonista. Un riconoscimento che arriva con "Cinque secondi", il film in cui ha riversato molto del suo privato, soprattutto il tormento della genitorialità imperfetta. Ma la serata dei Nastri d’Argento è stata anche l’occasione per riflettere su qualcosa di più grande: il futuro del cinema italiano e il rapporto sempre più fragile con le nuove generazioni. E le sue parole hanno lasciato il segno.
Valerio Mastandrea conquista il suo primo Nastro d’Argento
Ebbene sì, ieri vi abbiamo parlato dei Nastri d’Argento 2026 e di tutti i vincitori dei premi. Avrete sicuramente notato che, Toni Servillo e Valerio Mastandrea si sono aggiudicati ex aequo il Nastro d’Argento come miglior attore protagonista. In La Grazia, Servillo interpreta un uomo combattuto dai dubbi dietro un’apparente sicurezza, mentre in Cinque secondi Mastandrea veste i panni di un personaggio che ritrova la voglia di vivere e condividere emozioni. Per Mastandrea è il primo premio nella categoria, mentre per Servillo è il quarto Nastro d’Argento, raggiungendo grandi nomi del cinema italiano come Vittorio Gassman e Nino Manfredi.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppValerio Mastandrea, il rapporto con i premi e l’appello ai giovani
In un’intervista rilasciata a La Repubblica, in occasione dei Nastri d’Argento 2026, Anna Ferzetti e Valerio Mastandrea hanno parlato dei personaggi interpretati in "La grazia" e "Cinque secondi", premi che li hanno colpiti profondamente. Ferzetti ha descritto Dorotea, creata da Paolo Sorrentino, come un "dono" che le ha permesso di scoprire nuove parti di sé, sottolineando il carattere proiettato al futuro del personaggio. Mastandrea, invece, ha riflettuto sul valore dei premi e sull’importanza di riportare i giovani al cinema, sottolineando la necessità di far riscoprire l’esperienza della sala. Ha inoltre parlato del suo ruolo di padre imperfetto, in cui ha inserito molto della sua esperienza personale, definendo il film un racconto dedicato ai padri insicuri. In particolare, Mastandrea ha spiegato il suo rapporto con i premi: "Essere premiati da chi il cinema, in qualche misura, non lo giudica ma lo racconta, beh, è una grande responsabilità, ma è anche una grande occasione, diciamo. È anche un privilegio, per certi aspetti. Poi ognuno ai premi dà il valore che vuole. A me fa piacere un riconoscimento, ma anche un "grazie" per strada può essere una cosa che ti gratifica. Certo che dei film ti porti appresso un’esperienza, qualche problema, un’emozione. Quindi a volte associo questi momenti di celebrazione a quelli più privati. È bello perché questi nostri due film sono stati anche visti dal pubblico, sono stati apprezzati dal pubblico, e oggi non è neanche una cosa così consueta."
Poi, l’attore romano ha lanciato un appello ai giovani: "Bisogna aprire i cinema proprio a loro, con le mani, visto che si trovano anche a dover combattere per gli spazi. Sicuramente hanno molta energia, molta ansia, molto coraggio in più di noi." E sul personaggio da lui interpretato all’interno del film di Sorrentino, afferma: "Io penso che il mio sia più il film di un personaggio. È una cosa che mi ha colpito. Ho avuto tanti anni per fare attenzione a costruire un personaggio così imperfetto, così difettoso, e mi ha colpito perché probabilmente sapeva parlare anche molto di me, del mio privato, specie alle prese con la genitorialità. Sono dinamiche che sembrano naturali, ma forse sono tra le emozioni più complesse che esistano. Quindi non credo che Paolo abbia voluto fare un film per i ragazzi o per i giovani. Semmai è un film per quei genitori, per quei padri che si sentono sbagliati, o che credono di sbagliare per tutta la vita. Quindi sì, sicuramente. Non è un film che vuole raccontare i giovani in un certo modo. Poi a me il termine "giovani" non è mai suonato benissimo."
