“Non vorrei mai entrare in concorso soltanto perché sono una donna”, Valeria Golino controcorrente sul cinema. Poi replica a Barbera

L'attrice torna a Venezia con tre film tra recitazione e produzione e si racconta: da Amelio a De Paolis, fino all’esordio alla regia di Anna Foglietta.

Melania Fiata

Melania Fiata

Giornalista

Laureata in Lettere, divoratrice di libri e serie. Scrivo di spettacoli, film e TV.

Valeria Golino arriva alla prossima Mostra del Cinema di Venezia 2026 da vera protagonista, con tre film che portano la sua firma sotto diverse vesti: attrice in Nessun dolore di Gianni Amelio e in Serpenti di Roberto De Paolis, produttrice dell’esordio alla regia di Anna Foglietta, Una storia. Una carriera costruita tra Italia e America, tra Coppe Volpi e David di Donatello, tra registi come Sorrentino e Salvatores. Eppure, in un’intervista a Vanity Fair in cui si racconta senza filtri tra cinema, amore, femminismo e ricordi d’infanzia, l’attrice napoletana si racconta senza filtri.

Valeria Golino ‘incantata’ da Matilda De Angelis. E su Anna Foglietta…

In un’intervista a Vanity Fair, Valeria Golino ha parlato del suo rapporto con il cinema, della regia, del talento delle giovani attrici e delle donne nell’industria cinematografica. A proposito di Nessun dolore di Gianni Amelio, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, racconta: "Avrei accettato qualsiasi ruolo Amelio mi avesse offerto. Anche se mi avesse chiesto di leggere l’alfabeto. Avevo proprio voglia di vederlo lavorare". Golino ha anche parlato di Serpenti di Roberto De Paolis, film che affronta il tema della violenza sulle donne: "Il film esplora quello che esiste nel nostro Dna rispetto alla violenza sulle donne, come se fosse qualcosa a cui siamo talmente abituati da non riuscire più nemmeno a riconoscerlo". Grande spazio viene dato anche al talento che Golino ha saputo riconoscere in giovani interpreti prima ancora che diventassero celebri. A proposito di Tecla Insolia, scelta per L’arte della gioia, dice: "Era incantevole, non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso e sapevo che ce l’avrebbe fatta prima ancora che lo sapesse lei". E aggiunge: "Con Matilda De Angelis, con Saul Nanni. Hanno una specie di vibrazione che mi affascina. Quando mi trovo davanti al talento, alla bellezza o all’intelligenza altrui, ne sono attratta".

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Valeria Golino e il rapporto con Valeria Bruni Tedeschi

Sul rapporto con Valeria Bruni Tedeschi, Golino racconta un’amicizia caratterizzata da una grande libertà e dalla possibilità di mostrarsi senza filtri: "Quando hai meno filtri e mostri anche il peggio di te, è perché ti senti comunque accolta, non giudicata. Non necessariamente capita". E, parlando del loro rapporto anche sul lavoro, aggiunge: "Possiamo dirci: "Questo lavoro fallo tu", "Fammelo leggere", ma anche: "Che cazzo, tu stai lavorando e io no". Una complicità che emerge anche sullo schermo, come nell’episodio di Call My Agent – Italia 3 che le vede insieme. Golino si sofferma poi sull’esordio alla regia di Anna Foglietta, che ha prodotto: "Sono rimasta davvero sorpresa dal risultato finale". E soprattutto riconosce nella collega una vera personalità autoriale: "Qui c’è qualcosa in più: si sente in maniera evidente la personalità di una regista. Non diresti che è un’opera prima".

Valeria Golino e la diffidenza degli altri nei confronti delle donne alla regia

Proprio il passaggio delle donne dalla recitazione alla regia resta, secondo Golino, un percorso segnato da una forte diffidenza: "La diffidenza degli altri. È quella che senti anche quando viene mascherata da paternalismo o da condiscendenza". E racconta la propria esperienza: "Al mio esordio alla regia ho dovuto comportarmi come si sarebbe comportato un uomo, far valere le mie ragioni con una veemenza che non dovrebbe essere necessaria".

La replica ad Alberto Barbera di Valeria Golino

Sul tema della scarsa presenza femminile alla regia, Golino risponde anche alle dichiarazioni di Alberto Barbera, che aveva parlato della difficoltà di trovare film diretti da donne di qualità adeguata: "Penso che Alberto abbia tutto il diritto di scegliere i film che ritiene migliori. Su questo non discuto. Credo, però, che un tema così importante meriterebbe una riflessione più articolata, detta così quella frase non suona bene". Il problema, secondo l’attrice, nasce prima ancora della selezione dei festival: "Bisogna affidare alle donne risorse, tempo e libertà per dirigerli". E aggiunge: "Se i film prodotti sono meno, inevitabilmente saranno meno anche quelli che possono essere selezionati".

Golino chiarisce però di non voler essere scelta per una semplice questione di rappresentanza: "Non vorrei mai entrare in concorso soltanto perché sono una donna e fa comodo avermi. Lo troverei più offensivo che non essere scelta". E conclude: "Barbera ha tutto il diritto di non prendere un mio film, ma quando si parla di questo tema le parole hanno un peso". Infine, sul proprio rapporto con il mestiere, Golino sintetizza così il ruolo che il cinema continua ad avere nella sua vita: "Quando sono dentro il mio mestiere, vivo alcuni dei momenti più felici della mia vita. Sono lì perché voglio esserci".


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