Valentina Persia: "Finalmente hanno capito che posso andare oltre la barzelletta. Sogno il cinema ma è una lobby, devi far parte del circolo"

La televisione, la cucina, mamma Nietta, la comicità e tanta grinta: «Dopo tantissimi anni di carriera hanno deciso di puntare su di me, provo gratitudine»

Mara Fratus

Mara Fratus

Giornalista

Nella mia vita non possono mancare, il silenzio, il mare e Il Libro dell'inquietudine sul comodino, insieme a un romanzo di Zafon.

Valentina Persia non ha mai avuto paura di cambiare pelle. Dalla comicità che l’ha resa popolare in televisione fino alla conduzione, passando per il teatro, i grandi show e anche la scrittura di un libro (Questo bimbo a chi lo dò). Il suo percorso è quello di un’artista capace di reinventarsi senza perdere quella cifra ironica, irriverente e profondamente personale che da sempre la contraddistingue. Oggi Valentina è protagonista di una nuova stagione professionale che la vede sempre più al centro del piccolo schermo, con progetti che ne valorizzano non soltanto la comicità, ma anche la capacità di raccontare, intrattenere e mettersi in gioco.

Il viaggio parte da Le ricette di Casa Persia su Food Network dal 12 settembre 2026 dove porta davanti alle telecamere il suo modo spontaneo e personale di vivere la cucina, trasformandola in un’occasione per raccontarsi e raccontare. Il percorso prosegue (nel 2027) con la nuova stagione di Only Fun sul NOVE, programma di cui fa parte del cast fisso e che rappresenta uno degli appuntamenti ormai consolidati della sua esperienza nella comicità televisiva. Sullo stesso canale è in arrivo anche Sinceramente Persia, il progetto che la vede protagonista nel ruolo di conduttrice e che porta ancora più in primo piano la sua personalità.

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A tutto si aggiungerà La cucina delle meraviglie su Real Time, altra esperienza alla conduzione che conferma la versatilità di Persia e la sua capacità di muoversi anche in territori televisivi differenti. E infine c’è Nata con la Guêpière, un titolo che sembra racchiudere perfettamente lo spirito di questa artista: femminilità, autoironia e la capacità di non prendersi mai troppo sul serio ma senza dimenticare la sua arma più forte, la verità.

Hai costruito la tua carriera a suon di risate e oggi sempre più programmi sembrano costruiti intorno alla tua personalità. Quando hai capito che Valentina Persia poteva diventare anche un vero e proprio format?

Guarda, sembra una cosa sciocca quella che ti sto dicendo, ma io vivo ancora nell’idea di non averlo capito. Il mio agente, Daniele, continua a dirmi: «Ma hai capito che c’è un programma tutto per te? Hai capito che adesso c’è anche Real Time?». E io gli rispondo: «No, finalmente l’hanno capito! Non è che non l’ho capito io». In questo mestiere, quando trovi qualcuno che, dopo tantissimi anni di carriera, decide di puntare il dito proprio su di te, provi gratitudine, meraviglia e stupore. Ma anche la consapevolezza che tutto questo lo stavo aspettando da tempo.

Sei arrivata alla conduzione dopo tanti anni di gavetta, teatro e televisione. Pensi che per te sia stato necessario prima conquistarti il diritto di essere semplicemente te stessa?

No, semplicemente me stessa lo sono sempre stata. E ho sempre detto: «Vedrai che prima o poi…». Ci sono stati anche quei momenti in cui ho pensato: «Ma chi me l’ha fatto fare?». Pochi, ma ci sono stati. Alla fine, però, avevo ragione io. Quando ti metti a letto e dici: «Vedi che c’avevo ragione io? Funzionava!», è una bella soddisfazione. E lo penso anche di tanti altri artisti che, secondo me, funzionano benissimo. Io lo dicevo da tempo: Valentina Persia era quella che poteva andare anche oltre la barzelletta…

C’è qualcosa che oggi fai in tv e che dieci o vent’anni fa non avresti mai immaginato di fare?

Questa è bella. Sì: cucinare. Mia madre non mi ha mai fatto entrare in cucina. La vedevo spadellare con mia nonna e con le mie zie, ma mi diceva: «Levati, perché mi fai perdere solo tempo». Non avrei mai pensato di arrivare a fare televisione (anche) con la cucina.

La tua comicità nasce molto dall’osservazione della vita quotidiana. Quanto della Valentina privata finisce dentro ai tuoi spettacoli?

La mia sensibilità e quello che sono finiscono per intero negli spettacoli. È la stessa sensibilità con cui, mentre scrivo, sono sicura che su una determinata battuta la gente riderà. Se una cosa non fa ridere me, di solito non ride neanche il pubblico.

Quindi la prima che si deve divertire sei tu?

Sì, assolutamente. Quando scrivo rido. E in questo modo so già dove va a poggiare il pubblico.

Le ricette di Casa Persia tornano su Food Network. Il programma è nato legandosi fortemente alla cucina abruzzese e al rapporto con la tua famiglia e con mamma Nietta. Qual è il piatto che ancora oggi riesce a riportarti immediatamente a casa, anche se lo mangi magari a migliaia di chilometri di distanza?

Gli gnocchi. Senza ombra di dubbio. Gnocchi di nonna, gnocchi di zia, gnocchi di mamma. Belli, duri, non troppo morbidi. Sugo semplice, perché non sono una grande amante del ragù. Ma agli gnocchi non riesco proprio a dire di no. Se sono a dieta e devo fare uno sgarro, lo faccio con quelli.

Invece con tua madre in cucina c’è una dinamica particolare. È difficile trasformare un rapporto mamma-figlia in qualcosa che deve funzionare davanti alla telecamera?

È stato tosto, perché comunque mia mamma non era abituata. E, credimi, lei avrebbe potuto essere anche più brava di me televisivamente. Perché se c’è un’attrice a casa, quella è mia madre. Gli insegnanti le dicevano: «Lascia perdere il mestiere dell’insegnante, tu devi fare l’attrice». Il quaranta per cento dei miei spettacoli teatrali sono racconti di mia madre. Soprattutto in Nata con la Guêpière, dove le dedico un passaggio importante. Gestirla, però, è stato difficile, poverina, anche perché i tempi delle riprese non sono facili. Quando ha girato aveva 86 anni e aveva bisogno del riposino. Sul set però si è trovata benissimo.

Tua mamma è più severa come mamma o come chef?

Come chef. È gelosissima delle sue ricette. Se io so che lei è rinomata per la pizza rustica di cipolle o per il tiramisù e le chiedo: «Mamma, mi dai la ricetta del tiramisù?», lei te la dà. Però non ti dà un ingrediente. Così non ti viene mai uguale al suo!

E invece c’è stato un momento in cui hai pensato: «No, questa cosa davanti alle telecamere non la possiamo proprio far vedere»?

Mamma diceva delle cose assurde! Io le spiegavo: «Mamma, questa non è casa nostra, ma deve sembrare casa nostra, perché il programma si chiama Le ricette di Casa Persia». E lei non riusciva a capirlo. Se ne usciva con: «Quant’è bella ’sta casa di ’sta signora che ce l’ha prestata». Era un continuo di stop. Le dicevo: «Mamma, dobbiamo sembrare sole, non deve sembrare che ci sia tutta questa gente». Perché ovviamente davanti avevamo una ventina di persone: truccatrice, regia, cameraman, audio… E lei magari guardava qualcuno e diceva: «Guarda, se quel signore che porta quel microfono non sembra tuo zio…». Stoooop! È stato un continuo. E sì, alla fine si è divertita tantissimo.

Immagino che nel programma si giochi molto sul confine tra tradizione e licenze personali sulle ricette. Quanto si può modificare una ricetta della tradizione prima che un abruzzese venga a cercarti?

No, ma mi hanno anche cercata (ride, ndr)! Per esempio, magari nelle pallotte cacio e ova ho messo una grammatura diversa rispetto alla ricetta originale, oppure qualcuno mi ha detto che l’arrosticino è meglio pescarese… Tanto la gente, come fai fai, c’ha sempre qualcosa da ridire. Quindi, a questo punto, faccio quello che piace fare a me. Io sono una che ama molto modificare le ricette.

Se dovessi scegliere una sola ricetta per dire: «Ecco, questa ricetta mi rappresenta», quale sarebbe?

Una focaccia pugliese.

Dopo tanti anni di carriera, stare dentro un gruppo comico come quello di Only Fun ti fa sentire più a casa o ti obbliga continuamente a difenderti dagli altri comici?

Sono a casa. Ormai sono tante edizioni che partecipo e siamo arrivati alla settima, quindi mi sento un po’ la zia che accoglie gli altri comici. Però, alla fine, siamo tutti parenti allo stesso grado. La competizione c’è, è normale, ma è bonaria.

Quanto è difficile far ridere sul palco quando hai accanto persone che hanno esattamente il tuo stesso obiettivo?

Io sono una figlia di pu**ana! Non mi frega niente: chi ce la fa, ce la fa. Io faccio la scarpa a tutti. So quanto sono forte. Non metto in difficoltà, non metto nessuno in secondo piano e non scavalco nessuno. Però, nel momento in cui tocca a me, colpisco. E colpisco forte (ride, ndr).

In un cast comico sei più quella che provoca o quella che rischia di essere provocata?

Tutte e due. Guarda, mi faccio anche provocare, perché so che poi, se mi passi il vassoio giusto, faccio l’impiattamento. E lì è finita!

C’è una differenza tra far ridere un pubblico teatrale e far ridere quello televisivo?

Beh, quello televisivo non è tangibile con mano, perché c’è una telecamera e sai che le persone sono a casa, a meno che non ci sia un pubblico in studio. Io, però, guardo a 360 gradi. Sono una piazzista, arrivo da 33 anni di piazza, quindi non mi rifaccio soltanto a quello che succede in studio: penso anche mentalmente a quello che può far ridere a casa. A teatro è presa diretta. Non puoi sbagliare. Devi avere la capacità, se ti inceppi e lo sai solo tu, di andare avanti. Ma se ride il pubblico che ha pagato ed è venuto a teatro per vederti, sicuro ridono tutti. Pure quelli a casa, quando ti vedono in tv.

Partiamo da One Milf Show e arriviamo a Sinceramente Persia. In prima serata troviamo una Valentina più personale, diretta e senza filtri, la stessa Persia che ha sempre fatto della sincerità una sorta di marchio di fabbrica. Più che un titolo pare una dichiarazione di intenti. Qual è la cosa più sincera che hai detto in tv e che forse ti è anche costata qualcosa?

Guarda, io sono sempre stata sincera, ma non credo di aver mai pagato per la mia sincerità. La sincerità paga in quanto tale. Non c’è mai stata una volta in cui ho detto qualcosa e poi ho pensato: «Forse era meglio se me la risparmiavo». Mai.

Tu regali sorrisi e fai ridere gli altri, ma c’è qualcuno che riesce ancora a far ridere te?

A voglia! Quando sbaglio qualcosa sul palco e poi ce la rivediamo nelle riprese che facciamo. Quando sbaglio un tempo musicale. I miei figli quando fanno le loro illazioni, ci sono un sacco di cose che mi fanno ridere. Il sorriso di un bambino. Anche uno scivolone sulla buccia di banana: subito dopo vado in soccorso, però intanto rido. Le cose semplici, sono quelle che mi fanno ridere di più.

Qual è la cosa che hai imparato tardi nella vita e che oggi invece vorresti aver capito prima?

Magna de meno, che dopo te la fa pagà.

Hai conquistato il palco, la comicità, i programmi di intrattenimento e ora anche la cucina. C’è ancora qualcosa che professionalmente ti fa dire: «Io questo lo vorrei fare»?

Il cinema. Il cinema per me è esistito in una percentuale pari allo 0,1%. Ho fatto una piccola parte con i Fratelli Vanzina, con Christian De Sica, ma ahimè il cinema è una lobby. Non credo che ci siano persone che possano dissentire da quello che sto dicendo, perché è la verità. È una lobby e, se non fai parte di quel circolo, è difficile entrare. Ne parlava anche Micaela Ramazzotti e sono sicuramente d’accordo con lei: è un circolo di tanti attori bravi, ma sono sempre gli stessi. Io vorrei un ruolo impegnativo, un ruolo serio. È quello che spinge per uscire, è quello che bussa da anni.

D’altronde per essere comica, devi essere anche drammatica…

Questo lo sappiamo tutti, però poi nessuno lo mette in pratica. Se tu vai a vedere il ruolo che ho fatto nel film Il Vuoto, in cui interpreto la mamma di un ragazzo che si dichiara omosessuale, una mamma molto severa e molto dolorosa, la gente che lo ha visto mi ha detto: «Io non immaginavo lontanamente che tu potessi fare una cosa del genere». Spero che, come è stato per il Nove, come è stato per Real Time e come è stato per Food Network, prima o poi qualcuno punti il dito e dica: «Secondo me lei è giusta per questo ruolo. Lei lo può fare». Ci sono tanti ruoli che avrei potuto interpretare. Ozpetek per esempio ha chiamato tutte le donne… ci mancavo solo io!

Chiudo chiedendoti se c’è una domanda che non ti hanno mai fatto in un’intervista e alla quale invece avresti voluto rispondere.

«Come sta Valentina?». Serena.

Felice?

Sì. Felice e serena. Che poi sono due nomi: Felice maschio, Serena donna.


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