Tutti al cinema, film in uscita dal 5 febbraio 2026: lotta dura all'ultima risata tra De Sica e Albanese. Chi vincerà?

Una panoramica sui migliori film in uscita al cinema in settimana, dalle produzioni italiane alle grandi pellicole internazionali

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Tutti al cinema - Film in uscita il 5 febbraio 2026
ItaliaMedia

Ben trovati con la nostra rubrica Tutti al cinema, in cui vi offriamo una panoramica dei grandi film in uscita. Come per l’offerta dello streaming, anche quella cinematografica rischia di lasciare spiazzati e, per questo, entriamo in gioco noi, venendovi in aiuto con un appuntamento settimanale che non potete proprio perdere. Partiamo!

I grandi film in uscita questa settimana al cinema

Hamnet – Nel nome del figlio (5 febbraio)

Chloe Zhao torna al cinema dopo Eternals proponendo un’opera di una bellezza assoluta e di una potenza emotiva a tratti difficile da descrivere. Ambientato nel 16° secolo, Hamnet racconta di William, giovane figlio del guantaio locale, che si innamora di Agnes, figlia maggiore della famiglia presso cui il ragazzo fa da tutore. La passione, tra i due, è travolgente e si traduce presto in un matrimonio e 3 figli: Susanna, la più grande, e i gemelli Judith e Hamnet. Quando quest’ultimo muore, la disperazione che coglie Agnes e William è troppa. L’uomo si rifugia nel lavoro, trasportando la sua sofferenza sulla carta, veicolandola nella stesura del dramma di Amleto.

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Forma, contenuto, interpretazioni: Hamnet ha tutto. E ha, soprattutto, una Jessie Buckley in serissimo odore di Oscar, assieme a un altrettanto ispirato Paul Mescal.

Agatha Christian – Delitto sulle nevi

Eros Puglielli dirige un giallo-commedia con Christian De Sica e Lillo Petrolo. Christian Agata è un investigatore di fama mondiale, il cui infallibile intuito ha permesso di risolvere innumerevoli casi. L’uomo si ritrova coinvolto suo malgrado in un weekend che sembra uscito di peso da un romanzo giallo. Per il rilancio di "Crime Castle", famoso gioco da tavolo, la famiglia Gulmar lo invita nella sua villa in Valle D’Aosta come testimonial d’eccezione. Una terribile valanga, tuttavia, si abbatte sulla magione e, nel trambusto, Carlo Gulmar, patriarca della famiglia, viene trovato morto. L’anziano imprenditore aveva appena annunciato di voler revocare la cessione dell’azienda a una concorrente startup, preferendo tenere il potere nelle sue mani.

Lillo e De Sica convincono, assieme a un’ottima Ilaria Spada (per quanto limitata dalle poche scene che la vedono protagonista). L’idea iniziale funziona, ma la comicità si disperde in fretta e la coralità del cast non permette alla narrazione di concentrarsi come dovrebbe.

Lavoreremo da grandi (5 febbraio)

Antonio Albanese scrive, dirige e interpreta una commedia brillante affiancato da Giuseppe Battiston. Umberto (Albanese) è un musicista fallito che ha sperperato il patrimonio paterno e affrontato due divorzi. Gigi (Nicola Rignanese) è in aperto conflitto con la famiglia da quando ha appreso di essere stato escluso dal testamento della zia. Beppe (Battiston) è un idraulico scapolo che vive ancora con la madre. I tre si riuniscono una sera per festeggiare l’uscita di prigione di Toni, figlio di Umberto, per l’ennesimo reato minorile. Sulla via del ritorno, in preda ai fumi dell’alcol, la loro auto investe un passante. Invece di fermarsi a prestare soccorso, il gruppo scappa dalla scena del crimine, innescando una spirale di decisioni sbagliate e paranoia.

Lavoreremo da grandi mette in luce sin dai primi minuti il proprio potenziale comico, trascinato da un cast appassionato e sincero. Una commedia che non si nasconde e non ha paura di essere "matta" e in cui, paradossalmente, il principale difetto è la durata di soli 90 minuti.

Anaconda (5 febbraio)

Tom Gormican, dopo l’esilarante Il talento di Mr. C, ritorna con un altro film molto particolare, almeno nella concezione. Doug (Jack Black) e Griff (Paul Rudd) sono due amici d’infanzia accomunati dalla passione per il cinema e, in particolare, dal cult horror trash Anaconda. Nel pieno di una crisi di mezza età, Doug convince Griff a portare a compimento il loro grande sogno: girare un remake di Anaconda. E fa nulla se il loro budget è ridicolo. Assemblata una troupe improvvisata, il gruppo parte per il Brasile, ma presto scopre che nella zona si annida una vera anaconda gigante. E il sogno diventa ben presto un incubo.

Meta-remake parodistico che si poggia in pieno sulla sintonia del duo Black-Rudd. Un film che funziona se ci si abbandona completamente alla sua demenziale follia, lasciandosi trascinare dalle gag che si susseguono senza soluzione di continuità. C’è spazio anche per della (scarna) critica, rivolta in particolare allo stato e alle derive dell’horror contemporaneo.

L’infiltrata (5 febbraio)

Arantxa Echevarria sfrutta l’indubbio talento di Carolina Yuste e si basa su un evento realmente accaduto per imbastire un action thriller all’insegna della lotta contro il tempo. Dopo Una donna chiamata Maixabel (2021), il cinema spagnolo torna a parlare del terrorismo dell’ETA, e lo fa attraverso la storia vera di Aranzazu Berradre Marìn (Yuste), poliziotta infiltrata per otto anni all’interno dell’organizzazione terroristica basca. Attraverso i vari meccanismi del cinema thriller, Echevarria esplora il rapporto che si viene a creare tra Aranzazu, una giovane eroina che tralascia famiglia e fidanzato per la missione, e le figure maschili rappresentate dal datore di lavoro Angel (poliziotto conosciuto anche come "Il disumano"), dall’efebico terrorista Kepa (Iñigo Gastesi) e dallo psicopatico Sergio Polo (Diego Anido).

A far decollare il film è soprattutto l’interpretazione di Carolina Yuste, che diventa il perno su cui fare leva con lo spettatore. Vincitore ai Goya 2025 dei premi per miglior film e per migliore attrice protagonista, L’infiltrata esplora il difficile cammino di una persona costretta a indossare maschere diverse, finendo per confondere il confine tra realtà e menzogna.


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