Perché Trainspotting è sempre un capolavoro: l'anniversario dei 30 anni dall'uscita del cult di Danny Boyle
Anche dopo 30 anni i "tossici" raccontati da Danny Boyle non smettono di risultare freschi e accattivanti: ecco alcune curiosità sul film cult

Nel 1996, trent’anni fa, arrivava nelle sale italiane, violento e a sorpresa come un cazzotto preso in una rissa da bar, Trainspotting, film diretto da Danny Boyle. Tratto dal romanzo-culto di Irvine Welsh, in pochi mesi diventa un fenomeno mondiale, ottenendo riconoscimento come pellicola controversa, estrema e istrionica per quel mix di disagio e grunge urbano che l’ha resa un vero e proprio mito degli anni ’90. È il film che ci ha regalato Ewan McGregor, alla sua prima interpretazione di rilievo, e che ha elevato Danny Boyle ad acclamato regista nel panorama mondiale (8 Oscar nel 2008 per The Millionaire, per dare un’idea). Presentato fuori concorso al 49º Festival di Cannes del 1996, nel 1999 è stato inserito dal British Film Institute al decimo posto tra i migliori cento film britannici del XX secolo. Nel 2004 un sondaggio di pubblico generale lo ha individuato come il miglior film scozzese di tutti i tempi.
Un capolavoro anche dopo 30 anni: Trainspotting, il cult "amorale" di Danny Boyle che attacca il consumismo
Danny Boyle ha sempre difeso la sua opera, tratta dal disturbante libro di Irvine Welsh, definendola una critica al consumismo e alla classe media. Quella classe media che non fa che giudicare e criticare persone come Renton, Spud e Sick Boy, protagonisti del film e drogati, chiedendosi come mai non "scelgono la vita", come ricordato nel famosissimo monologo iniziale proprio di Renton in apertura del film (sulle note di Lust for Life di Iggy Pop). È una pellicola imperniata sull’ipocrisia. Emblematica la battuta di Begbie a Mark, uno degli amici di Renton: l’uomo lo critica per aver iniziato a drogarsi, e lo fa mentre si scola una birra e un whiskey, il tutto con una sigaretta accesa tra le dita.
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Entra nel canale WhatsAppIl senso della pellicola è proprio parlare delle dipendenze in senso assoluto, evitando di entrare nello specifico in quanto ne esistono di socialmente accettate (alcool e fumo) e altre che vengono stigmatizzate (droga e simili). Il consumismo crea dipendenza, crea la necessità di consumare e acquistare, incastrando tutti all’interno del medesimo sistema perverso. Non fa reale differenza a quale dipendenza ciascuno decida di legarsi.
Un freddo e distaccato osservatore
Al momento della sua uscita, Trainspotting venne fortemente criticato e definito immorale, senza coglierne la vera essenza. La pellicola, semmai, è come detto "amorale", ossia rimane al di qua di un giudizio di valore. Non condona nè condanna l’utilizzo di stupefacenti, ma si limita a osservare il fenomeno dell’autodistruzione con distacco e freddezza.
Per dare vita al suo Renton, ladruncolo per necessità, ossia per alimentare la sua dipendenza, si è sottoposto a un pesantissimo regime alimentare, perdendo 12 kg grazie al taglio di latticini e alcool dalla dieta. Ha imparato anche a cuocere il glucosio in polvere su un cucchiaino per le scene con l’eroina e non ha usato controfigure per le scene più rocambolesche. Anche perchè si trattava di un film a basso budget ("solo" 1,5 milioni di sterline), ma dettagli. Per la scena in cui Renton viene investito da un’auto furono necessari 2 ore e 20 tentativi. McGregor aveva ma solo un’infermiera a monitorare il suo stato di salute sul set.
Le curiosità di un cult: da "Begbie doveva essere un altro" agli escrementi
Partiamo con uno dei personaggi più famosi del film, il riottoso e sempre pronto a venire alle mani Begbie. Originariamente doveva essere interpretato da Christopher Eccleston, il volto (tra le altre cose) del Nono Dottore nella serie della BBC Doctor Who. L’attore britannico, che aveva già lavorato con Boyle in Piccoli omicidi tra amici, però, in quel momento era impegnato su un altro set e quindi sul ruolo andò a Robert Carlyle. Come McGregor, anche per lui Trainspotting fu un trampolino di lancio. Personaggio facilmente prono all’ira, tiene nascosta la propria identità sessuale, cosa che lo che lo frustra e lo rende tossico e psicotico. Lo spacciatore Madre Superiora si fa chiamare così per il brano Happiness is a Warm Gun, famosa canzone dei Beatles scritta da John Lennon. Si dice, ma non è mai stato confermato, che l’abbia fatto riferendosi all’eroina. Non è l’unico richiamo alla band di Liverpool, però: quando il gruppo di tossici attraversa la strada a Londra coi borsoni in mano, infatti, c’è un fortissimo riferimento visivo alla copertina di Abbey Road.
Sul set non sono mancati momenti rivoltanti, come quello in cui Spud scaglia per errore escrementi e altre deiezioni corporali alla famiglia della sua ragazza usando un lenzuolo. Per farle fu usato un misto di marzapane frullato e zuppa: la scena richiese, sorprendentemente, ben nove ore di riprese per essere realizzata. Il "peggior toilet della Scozia", invece, venne sporcato usando del cioccolato: a dispetto di come sembrava, ricorda la troupe, aveva un odore piuttosto gradevole. Chiudiamo con Sick Boy, interpretato da Johnny Lee Miller. All’epoca era sposato con Angelina Jolie, conosciuta sul set di Hackers (1995). Sembra che Boyle non sopportasse la Jolie, sia perchè spesso disturbava il set, sia per la vita "rock n roll" che lei e Miller conducevano: distrussero la camera di un piccolo hotel di Glasgow, lasciando alla troupe una salata multa da pagare.
