Tiziano Ferro, Sono un grande deluxe è un disco in saldo: solo Ditonellapiaga lo salva dal flop. La recensione

Tiziano Ferro riscrive le sorti di Sono un grande Deluxe ma il nuovo flop è dietro l'angolo. Menomale che ha chiamato Ditonellapiaga per riprodurre XXverso

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Tiziano Ferro rilegge Sono un grande Deluxe con duetti e nuove tracce, perché ci sono due modi per gestire un album che non ha esattamente sbancato le vendite nell’autunno precedente. Il primo è accettare la sconfitta, ritirarsi in un casale in collina e scrivere il capolavoro della maturità. Il secondo è applicare il manuale di sopravvivenza del pop moderno: spalancare le porte dello studio, affittare un bus a due piani e caricarci sopra metà delle classifiche di streaming per dare vita a un repack extralarge. Tiziano Ferro sceglie la seconda opzione, trasformando quello che era un diario intimo e fin troppo solitario in una sorta di grande festa condominiale. Vediamo chi ha portato le paste migliori e chi è venuto solo a scroccare un briciolo di visibilità in vista del tour estivo. La recensione delle nuove tracce.

Superstar (con Giorgia)

L’unico momento del disco in cui l’anagrafe e il pedigree non sembrano un errore di battitura del management. Due pesi massimi della vocalità patria si scambiano cortesie interpretative senza trasformare il pezzo in una rissa da karaoke. Il brano mette a nudo le montagne russe dell’ego e i retroscena non sempre idilliaci dello showbiz. È pop adulto, confezionato con i guanti di velluto. Funziona perché c’è stima vera, non un contratto firmato davanti a un notaio.
Voto: 7,5

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Felici a metà (con Shiva)

L’incontro che non ti aspetti, o forse sì, se guardiamo i tabulati delle case discografiche. Il re dell’R&B sentimentale e il Principe del realismo urbano uniscono le forze per fare i conti con i meccanismi perversi delle dipendenze affettive. L’atmosfera è plumbea, a tratti claustrofobica. Il contrasto tra l’esperienza enciclopedica di Tiziano e l’approccio istintivo dell’ospite regge l’urto, salvando l’operazione dal rischio del ridicolo involontario.
Voto: 6.5

XXdono (con Lazza)

Andare a toccare i testi sacri della propria giovinezza è sempre un terreno minato, ma se al pianoforte ci si siede uno che sa distinguere una sonata classica da un campionamento preconfezionato, il disastro è scongiurato. L’aggiornamento in chiave urban del pezzo che ha inventato il Ferro-pensiero venticinque anni fa non fa gridare al sacrilegio. Ma l’equilibrio tra la melodia originale e le metriche moderne è precario. Promosso con riserva, più per il coraggio che per la reale necessità.
Voto: 6

Ti sognai (con Ariete)

Un brano che nella versione originale era rimasto confinato nel limbo delle tracce da dimenticare trova finalmente una sua dimensione grazie a un’iniezione di minimalismo adolescenziale. La timbrica ovattata e apparentemente ingenua dell’ospite toglie un po’ di quella enfasi drammatica che spesso rende i pezzi di Ferro pesanti come un pranzo di Natale. Diventa un dialogo generazionale sulla complessità dei rapporti familiari che acquista punti grazie alla sottrazione.
Voto: 7

XXverso (con Ditonellapiaga)

Dimenticate il sussiego dei vecchi tempi. Qui il pezzo cambia radicalmente pelle, spogliandosi degli abiti d’ordinanza per infilarsi in un vestito funk decisamente acido. La complicità con la Regina del cinismo pop popola la traccia di freddate ironiche e, soprattutto, di dichiarazioni politiche senza filtri contro l’onda nera conservatrice. Un’audacia verbale che il Tiziano dei primi anni Duemila avrebbe probabilmente censurato per non perdere le simpatie del grande pubblico. Finalmente un po’ di sana cattiveria.
Voto: 8

A Napoli

Il vero cuore nero dell’operazione. Scritto durante la tappa campana di qualche stagione fa, nel bel mezzo di un naufragio esistenziale privato, il brano è un diario di bordo crudo, privo di filtri poetici o di metafore consolatorie. Ferro fotografa il proprio punto di rottura con una freddezza cronologica che fa quasi male. Si capisce perché sia stato tenuto fuori dalla prima stesura dell’album: è una bomba emotiva che avrebbe fatto saltare in aria la scaletta.
Voto: 8.5

Unico

Il classico finale da stadio progettato a tavolino. Il testo è una lettera d’amore a cuore aperto per il figlio maschio, carica di speranze e proiezioni future, ma l’impalcatura sonora rovina tutto. La produzione decide di scimmiottare i Coldplay del periodo più ecumenico e rassicurante, affogando le buone intenzioni in un mare di sintetizzatori già sentiti e arrangiamenti fatti per far accendere i cellulari sulle tribune. Un pezzo che sacrifica l’intimità sull’altare del prossimo tour.
Voto: 5

Giudizio finale

Tiziano Ferro apre i confini della propria musica a vicini di casa così distanti e si espone a un rischio, ma è anche una mossa astuta per evitare di trasformarsi in un monumento di sé stessi. Non tutto brilla di luce propria e l’odore del calcolo commerciale si avverte in più di un’occasione, ma l’onestà intellettuale del padrone di casa salva il pacchetto dal naufragio dei repack fini a sé stessi. Ci vediamo sulle gradinate.

Voto complessivo: 7


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