Tinto Brass, il dramma che lo tiene prigioniero da mesi: la richiesta in una lettera a Mattarella
Una frana tiene in ostaggio il borgo di Isola Farnese: il regista, costretto a curarsi, non può muoversi liberamente e lancia un grido d'allarme al Quirinale.

Un borgo medievale alle porte di Roma trasformato in una prigione a cielo aperto. È quello che sta vivendo Tinto Brass, il celebre regista veneziano, intrappolato da mesi a Isola Farnese a causa di una frana che ha reso inaccessibile l’unica strada del paese. Una situazione diventata insostenibile, tanto da spingere il maestro del cinema italiano a fare un passo insolito e coraggioso: scrivere direttamente al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Una lettera dettata alla moglie Caterina, in cui chiede qualcosa che in tanti vorrebbero urlare. Di seguito, i dettagli.
Tinto Brass scrive a Mattarella: la richiesta di aiuto
Tinto Brass ha scritto una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per denunciare la situazione di Isola Farnese, il borgo alle porte di Roma isolato da mesi a causa della frana che ha interessato il costone del Castello Farnese. Affidando le sue parole alla moglie Caterina per le sue condizioni di salute, il regista scrive: "Signor Presidente, sono Tinto Brass. Le scrivo dal borgo di Isola Farnese, in cui risiedo da oltre mezzo secolo", spiegando di rivolgersi al Capo dello Stato per richiamare l’attenzione su "una vicenda al tempo stesso collettiva e personale: la testimonianza di un’emergenza che oggi grava su un’intera comunità". Brass ricorda che il borgo rappresenta il luogo in cui ha vissuto e realizzato gran parte della sua opera. Le due frane avvenute a gennaio hanno infatti interrotto l’unica strada di accesso, costringendo per mesi i residenti a utilizzare una scalinata di 141 gradini, impraticabile per anziani, persone con disabilità e soggetti fragili. Sebbene la strada sia stata riaperta provvisoriamente, viene chiusa automaticamente in caso di allerta meteo o attivazione dei sensori, riportando il paese in isolamento. Come sottolinea il regista, "è sufficiente un temporale di passaggio perché l’intero borgo ritorni così ad essere isolato. E la scalinata di 141 gradini resti l’unica via percorribile".
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Entra nel canale WhatsAppNella parte finale della lettera, Brass chiede un intervento definitivo per mettere in sicurezza la viabilità: "Ill.mo Sig. Presidente, mi rendo conto che dietro questa vicenda non vi è soltanto una strada interdetta, ma qualcosa che tocca le fondamenta stesse del nostro vivere insieme: il diritto a curarsi, a muoversi liberamente, a non essere separati dai propri affetti, a coltivare il lavoro, lo studio e anche la fede religiosa (…)". Il regista conclude con un appello alle istituzioni, affermando che "la vera sicurezza non nasce dalla chiusura, dalle transenne e dal rinvio, ma dalla lungimiranza, dall’opera e dalla responsabilità di chi è chiamato a governare il bene comune; perché proteggere un cittadino non significa rinchiuderlo, bensì restituirgli la strada e con essa la libertà e la dignità".
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Tinto Brass, maestro del cinema italiano, è particolarmente noto al grande pubblico per il suo stile provocatorio e, indubbiamente, riconoscibile. Dopo i primi film degli anni ’60 come Chi lavora è perduto e Yankee, ha raggiunto fama internazionale con opere come Salon Kitty e soprattutto La Chiave, che ha segnato la sua svolta artistica. In seguito ha realizzato film come Miranda, Paprika e Monella, incentrati su temi di desiderio e libertà sessuale.
Nel 2026, la Mostra del Cinema di Venezia gli dedicherà un omaggio con la proiezione restaurata di Col Cuore in Gola, riconoscendo il suo contributo al rinnovamento del cinema italiano degli anni ’60 e al suo stile originale.
