Tim Curry, svelate le cause della morte dell'attore: parla il medico legale
Il volto leggendario di 'Rocky Horror Show' si è spento a 80 anni dopo lunga malattia ma le cause della morte di Tim Curry erano ancora incerte. Le parole del medico legale

Un agosto funesto, quello che si è appena concluso, che ha segnato la scomparsa di uno dei volti più eclettici del cinema americano. E solo adesso, a pochi giorni dalla morte di Tim Curry, arrivano finalmente le risposte che milioni di fan aspettavano. L’attore britannico, venuto a mancare lo scorso 25 agosto nella sua casa di Toluca Lake, a Los Angeles, all’età di 80 anni, se n’è andato a causa di una malattia coronarica, come confermano i documenti ufficiali diffusi dal Dipartimento di Salute Pubblica della Contea di Los Angeles e ottenuti in esclusiva dalla rivista People.
Curry era un pezzo di storia dello spettacolo. Chi non ricorda il suo Frank-N-Furter in The Rocky Horror Picture Show, diventato un simbolo intramontabile della cultura pop, o il suo inquietante Pennywise nella miniserie It del 1990, tratta dal romanzo di Stephen King? Due interpretazioni che, da sole, basterebbero a spiegare perché la sua morte abbia colpito così profondamente generazioni diverse di spettatori.
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Entra nel canale WhatsAppCosa rivela il referto del medico legale sulla morte di Tim Curry
Secondo quanto riportato nel referto del medico legale, la malattia coronarica non è stata l’unico elemento in gioco. Nei documenti compaiono infatti anche altre due condizioni che avrebbero contribuito in modo significativo al decesso: una pregressa storia di ictus e un tumore al rene.
Un quadro clinico complesso, che racconta di una battaglia portata avanti dall’attore per anni, lontano dai riflettori ma senza mai perdere quella dignità e quella ironia che lo hanno sempre sostenuto anche nei momenti più difficili.
L’ictus del 2012, l’episodio che aveva già segnato la vita dell’attore
Per capire davvero il percorso di Curry bisogna tornare al 2012, l’anno in cui un ictus improvviso gli aveva cambiato la vita per sempre. In un’intervista rilasciata nel 2025 a Ben Mankiewicz, storico volto di Turner Classic Movies, l’attore aveva raccontato quei momenti con grande sincerità: si sentiva bene, non avvertiva dolore né sintomi particolari, finché non era stato il massaggiatore che lo stava trattando ad accorgersi che qualcosa non andava e a insistere per chiamare un medico. Curry aveva confessato anche la paura provata in quell’istante, legata al ricordo di suo padre, morto proprio a causa di un ictus quando lui aveva solo dieci anni.
Dopo l’intervento neurochirurgico e una riabilitazione lunga e faticosa, l’attore aveva dovuto reimparare a parlare e aveva convissuto per il resto della vita con una paralisi permanente al lato sinistro del viso, oltre a difficoltà motorie che lo avevano costretto sulla sedia a rotelle.
Nonostante tutto, Tim Curry non aveva mai smesso di lavorare e di farsi amare dal pubblico, che l’aveva conosciuto anche in produzioni successive alla carriera esplosiva degli inizi come Mamma, ho perso l’aereo – Mi sono smarrito a New York e Legend.
