The Invite: Olivia Wilde si diverte con le ipocrisie della vita di coppia, ma il vero motore del film è il cast. Recensione

Alla sua terza avventura da regista, confeziona un film intrigante e raffinato, offrendo un gradevolissimo remake della commedia di Cesc Gay

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

The Invite: Olivia Wilde diverte e si diverte con le ipocrisie della vita di coppia. Recensione
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A distanza di quattro anni dall’interessante per quanto non proprio originale Don’t Worry Darling, Olivia Wilde torna dietro alla macchina da presa (ma pure davanti, va detto) con The Invite, il remake americano della commedia spagnola Sentimental, diretta da Cesc Gay (già rifatta da noi con Vicini di casa di Paolo Costella, del 2022). L’attrice newyorkese confeziona un kammerspiel, un dramma da camera, imperniato sulle nevrosi, l’ipocrisia e le problematiche insite in un rapporto di coppia che sembra ormai arrivato al capolinea.

Oltre alla stessa Wilde, nel cast figurano Seth Rogen, Edward Norton e Penelope Cruz. Un quartetto sulla cui evidente chimica interna si poggia l’intera intelaiatura del film, per un film che guarda ai grandi classici del genere, come Chi ha paura di Virginia Woolf? di Mike Nichols (1966), ma anche a Woody Allen, dal cui cinema pesca a piene mani. The Invite è un film in cui, come vedremo in questa recensione, funziona praticamente tutto. E che scava più a fondo di quanto si potrebbe pensare a una prima, superficiale occhiata.

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The Invite – La recensione del film

"Bisogna essere sempre innamorati. Questa è la ragione per cui non ci si dovrebbe mai sposare". Con questa citazione di Oscar Wilde, che mette per certi versi in guardia lo spettatore, si apre The Invite. Il dramma da camera costruito dall’altra Wilde in questione, Olivia, gioca e scherza su una moltitudine di temi. Dalla componente radical chic contemporanea di confondere fluidità di costumi con la maturità emotiva, alle nevrosi e incomprensioni della vita matrimoniale, che paradossalmente non arrivano dalla mancanza di dialogo bensì dal suo surplus, e da un vocabolario strappato alla terapia e usato come arma per colpire pur di non ammettere il fallimento del proprio legame.

A guardare The Invite non si fa fatica a scorgere la sua natura fortemente teatrale. Del resto, lo stesso Gay aveva trasposto in film ciò che aveva concepito inizialmente come opera per il teatro. Il film è girato in ordine cronologico, con rispetto per le unità di tempo e di spazio. E proprio lo spazio è grande protagonista, con l’appartamento di Joe e Angela come palcoscenico che, piano piano, si stringe e si comprime per dilatare le nevrosi umane, gli ingredienti abituali per una commedia amara, claustrofobica e vagamente cinica.

Di cosa parla la trama di The Invite?

Joe (Rogen) e Angela (Wilde) sono una coppia di New York, sposata da ormai 12 anni. Il loro rapporto è scivolato nella routine e si sta avviando a grandissimi passi verso una profonda crisi. Lui è un insoddisfatto insegnante di musica, mentre lei una casalinga che ha messo da parte le proprie velleità da artista subito dopo la nascita di Maggie, la loro figlia, e che sfoga la propria noia nello shopping di elementi d’arredo (in particolare, di tappeti). La depressione in cui entrambi sono finiti si riflette sul loro legame, che sembra sempre più sul punto di esplodere. E quell’esplosione coincide con l’invito a cena da parte di Angela, all’insaputa di Joe, di Pina (Cruz) e Hawk (Norton), gli inquilini del piano di sopra.

Tra l’umorismo caustico di Joe, a cui i due stanno particolarmente antipatici per via delle loro "rumorose capriole notturne", e i numerosi tentativi di Angela di far colpo sui due, per cui ha una evidente ammirazione, la cena prende inevitabilmente e velocemente una piega surreale, sfociando in situazioni esilaranti in cui emergono più o meno consapevolmente, emozioni, desideri e frustrazioni personali.

La fortuna di The Invite: un cast eccezionale

Inutile girarci attorno: a fare tantissimo del successo di The Invite è il cast scelto per interpretare le due coppie. Un parterre di interpreti in grado tanto di giocare sulla comicità dialogica, quanto su quella fisica. Seth Rogen è ovviamente la punta di diamante del pacchetto, irresistibile in tutto ciò che dice o fa, ma anche Olivia Wilde non è da meno e dà vita con naturalezza a un personaggio con una profonda vulnerabilità e insicurezza personale. Completano Penelope Cruz ed Edward Norton, i cui personaggi si inseriscono alla perfezione nelle dinamiche di coppia Rogen/Wilde, andando progressivamente a scardinarne le certezze, in particolare quelle sessuali.

Per tutte e circa 107 minuti di durata, tutto nella commedia diretta da Olivia Wilde funziona e nessun elemento perde un briciolo di attrattiva. Ogni momento è gestito con naturalezza e mai forzato. Ottima la gestione degli spazi dell’appartamento, così come l’uso di specchi e finestre come strumento per talvolta separare gli attori, talaltra per avvicinarli in maniera repentina. Olivia Wilde struttura una commedia nelle cui profondità si cela una forte critica agli schemi e alle convenzioni sociali attorno ai quali vengono costruite le relazioni di coppia, dinamiche ricoperte di ipocrisia, illusioni e aspettative che inevitabilmente sono destinate a essere ridimensionate.

The Invite è una piccola gemma della commedia, un film in cui tutto funziona alla perfezione. Dal cast scelto in maniera eccelsa, all’uso degli spazi e delle inquadrature, il film di Olivia Wilde è un meccanismo con tutti i pezzi al proprio posto. The Invite è al cinema in Italia grazie ad I Wonder Pictures in anteprima l’1 e 2 settembre e poi dal 16 settembre 2026.

Voto: 8/10


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