The Dog Stars, a Ridley Scott non bastano grandi nomi per tamponare una trama blanda e scontata. Recensione
Jacob Elordi, Margaret Qualley, Josh Brolin e Guy Pearce sopravvissuti in un'America sconvolta da una pandemia, in un film dominato da cliché e dejavu

C’è una cosa in cui Ridley Scott è sempre stato molto bravo: costruire un immaginario, dare allo spettatore un mondo credibile in cui immergersi. Che si tratti di mondi alieni, di astronavi spaziali, megalopoli di un lontano futuro o un’America squassata da una mortale pandemia, il regista inglese ha sempre trovato il modo di tratteggiarne i confini, di dipingere una tela d’impatto. Ed è così anche per The Dog Stars, sua ultima fatica e protagonista di questa recensione. Un film che, tuttavia, pecca in diversi altri ambiti, tra cui quello dell’originalità.
Tratto dall’omonimo romanzo di Peter Heller del 2012 e sceneggiato da Mark L. Smith, penna dietro anche a The Revenant con Leo DiCaprio, The Dog Stars ci trasporta negli Stati Uniti dopo che un mortale virus ha spazzato via gran parte della popolazione, mostrandoci come i sopravvissuti hanno provato a portare avanti le proprie vite. Uno scenario che, anche per fotografia e messa in scena, ricorda sin troppo altri esponenti del genere, come il recente The Last of Us o La strada. Non basta un cast composto da grandi nomi e capeggiato da Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley e Guy Pearce. The Dog Stars esce al cinema in Italia il 26 agosto 2026.
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Entra nel canale WhatsAppThe Dog Stars – La recensione del film
Cosa significa sopravvivere? È sostanzialmente questa la domanda a cui il film cerca di dare una risposta. Vuol dire meramente continuare ad andare avanti, giorno dopo giorno, nonostante tutto, oppure riuscire in qualche modo a tornare a fidarsi delle altre persone? Una dicotomia incarnata dai personaggi di Hig (Elordi) e Bangley (Brolin). Da un lato un vedovo alla costante ricerca di qualcuno che lo salvi dalla solitudine in cui è sprofondato dopo la morte della moglie. Dall’altra un ex militare e prepper (ossia persone già organizzate per una eventuale fine del mondo) armato fino ai denti e che tratta tutti gli altri come potenziali minacce, gestendole con tanto piombo e ben poche chiacchiere.
Il punto focale è che The Dog Stars finisce per porsi la questione da solo più volte di quante riesca effettivamente a darvi una risposta. Il viaggio di Hig è interiore e contemplativo solo in apparenza, riducendosi a qualcosa di tanto banale quanto già visto. Manca, inoltre, un vero antagonista, per quanto il "villain" della situazione voglia essere l’umanità stessa, ridotta ai propri più brutali istinti quando posta in condizioni critiche. Un’assenza che, tuttavia, pesa nell’economia della narrazione, non permettendo allo spettatore di empatizzare negativamente con qualcuno e riducendo tutto a un banale "il mondo è cattivo e l’umanità fa sostanzialmente schifo". Discorso condivisibile ma, appunto, già visto e sentito in numerose altre salse e declinazioni.
Di cosa parla la trama di The Dog Stars
Hig (Elordi) è un ex meccanico e pilota di aerei che si trova a vivere assieme a Jasper, il suo cane, e all’ex militare Bangley (Brolin) dopo che un virus influenzale ha spazzato via la gran parte della popolazione mondiale. I due occupano un vecchio aeroporto in Colorado, ma se Bangley è "contento" così e si limita a difendere i propri confini una pallottola dopo l’altra, Hig desidera di più. Desidera riconnettersi con quel lato squisitamente umano che è sparito dopo la pandemia. In un’ossessionata ricerca di qualcosa che lo salvi dalla solitudine in cui è piombato dopo la morte della moglie Melissa. Parte così col proprio aereo in direzione della misteriosa Grand Junction, agglomerato di sopravvissuti che ha captato via radio durante una perlustrazione aerea. Il suo Cessna, però, ha un’avaria che lo costringe a un atterraggio di fortuna, finendo nel ranch di Cima (Qualley) e del padre Pops (Pearce). L’uomo è naturalmente diffidente e lo intima di andarsene in fretta, mentre la ragazza è affascinata e decide di aiutarlo con le riparazioni.
Un immaginario evocativo quanto già visto
Purtroppo il nodo della questione con The Dog Stars è sempre questo: quello che mostra è evocativo e affascinante, ma permeato da una fastidiosa aura di dejavu. Scott punteggia lo scenario di automobili abbandonate, ospedali svuotati, edifici invasi dalla natura e resti di un’America improvvisamente interrotta. Immagini d’impatto, ma appartenenti a un lessico di genere già ampiamente sviscerato in numerose declinazioni, come i già citati The Last of Us e La strada, ma anche in The Walking Dead o simili. Per rendersi in un certo modo distinguibile, The Dog Stars prova a rallentare, preferendo mostrare scene di sopravvivenza in questo scenario post apocalittico, piuttosto che ridurre la narrazione a una sequela di scontri armati (che comunque non mancano). Ed è così che la fascinazione per il lavoro manuale riesce ad attrarre in parte lo spettatore. Non è un caso che a risultare più godibile sia la prima parte della pellicola, in cui vediamo Bangley alle prese con la manutenzione di armi e pallottole, o Hig che costruisce una pista di atterraggio improvvisata per il proprio aereo disboscando una piccola area alberata. Scott non ha d’improvviso perso il suo tocco, anzi. Lo si nota nelle diverse sequenze d’azione, soprattutto quella in cui la lente della cinepresa viene filtrata dall’ottica di un visore notturno.
Nota dolente è anche il personaggio di Hig. Elordi e la sua malinconia innata risultano piuttosto azzeccati per il personaggio, che però viene ridotto unicamente alla sfera del lutto. Il legame che sviluppa con il personaggio di Cima, poi, risultato spinto più dalle necessità della trama che da una reale tensione emotiva tra i due. Il Bangley di Josh Brolin, duro e senza fronzoli, funziona. Così come il Pops di Guy Pearce, di cui si percepisce il duro passato pur senza eccessivi spiegoni didascalici. La fotografia di Erik Messerschmidt trasforma il nord Italia, scelto per gran parte delle location esterne, in un Colorado di grande presenza scenica.
Ciò che lascia frustrati al termine della visione di The Dog Stars non è l’impressione di avere davanti il lavoro di un regista che ha perso la barra del proprio mestiere, anzi. Scott sa cosa deve fare e come farlo. Ciò che però traspare è il pochissimo approfondimento riguardo il materiale originale, che tocca trauma, xenofobia e desiderio di ricominciare, sfiorato solo in parte. Un film che racconta di sopravvivenza e che dimostra come in una nicchia ormai sovraffollata, paradossalmente, stare a galla non sia più sufficiente.
Voto: 5.5/10