The Departed: l'Oscar che Scorsese aspettava da trent'anni vinto per il film sbagliato. Il confronto con DiCaprio è inevitabile
Martin Scorsese ha vinto tutto con l'opera meno sua. Hollywood ha preferito il marketing alla storia del cinema.

Martin Scorsese ha vinto il suo unico Oscar alla regia nel 2007 per The Departed – Il bene e il male, e questo fa storcere il naso ancora oggi a molti cinefili. Non per Taxi Driver, non per Toro scatenato (spesso indicato come il miglior film americano degli anni Ottanta), non per Quei bravi ragazzi, (probabilmente il gangster movie più influente dagli anni Novanta in poi), per The Departed. Già, è un buon film sia chiaro, ma è davvero il migliore del regista?
The Departed, il film premiato di Scorsese è un remake
La prima considerazione che mi viene spontanea fare è che il film che ha finalmente convinto l’Academy a premiare Scorsese non è nemmeno una storia originale. Si tratta infatti del remake americano di Infernal Affairs del 2002 diretto da Andrew Lau e Alan Mak, dove la costruzione della doppia talpa – un poliziotto infiltrato nella mafia, un mafioso infiltrato nella polizia – era già perfettamente delineata- Qui però il tono è più cupo e decisamente meno incline all’esibizionismo attoriale. Scorsese trasporta tutto a Boston, aggiunge il suo tocco personale attraverso il montaggio frenetico di Thelma Schoonmaker e l’utilizzo di una colonna sonora rock, ma di fatto la spina dorsale del film – quella che gli è valsa l’Oscar – non è farina del suo sacco. Missione riuscita sul piano dell’intrattenimento, certo. Ma chiamarlo il vertice creativo della sua carriera, quando in realtà è un adattamento ben riuscito di un’idea altrui, resta quantomeno discutibile.
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Entra nel canale WhatsAppJack Nicholson recita un altro film
Il secondo punto dolente riguarda proprio l’immenso Jack Nicholson. La sua interpretazione del boss Frank Costello – ispirato al vero criminale di Boston Whitey Bulger – è un continuo eccesso di manierismo. Porta il suo personaggio talmente sopra le righe da farlo diventare quasi macchiettistico in un film che invece funziona meglio nei momenti in cui resta più trattenuto, nervoso, realistico. Se avete modo di recuperarlo, fidatevi, confrontatelo con l’equivalente villain di Infernal Affairs, molto più controllato e per questo più inquietante. Per quanto sia bene precisare che stiamo parlato di un mostro sacro del cinema internazionale, qui Nicholson sembra recitare per vincere un altro Oscar, non per servire la storia. Non a caso, quello fu l’unico premio importante che il film non riuscì a portare a casa.
Cosa funziona, e funziona alla grande
Detto questo, sarei disonesto se non riconoscessi dove il film centra pienamente il bersaglio. Leonardo DiCaprio, nei panni dell’agente sotto copertura psicologicamente allo sbando, offre probabilmente la sua interpretazione più tesa e più fisica del decennio. Matt Damon, dall’altra parte dello specchio, costruisce un personaggio capace di restare ambiguo fino all’ultimo minuto senza mai un cedimento di credibilità. E il montaggio di Schoonmaker, che si aggiudicò meritatamente il suo terzo Oscar con Scorsese, tiene insieme due ore e mezza di trama a incastri senza un solo momento morto. Su questo, nessuna riserva.
Il vero problema è il finale, non la trama
Il punto dove il film tradisce di più le sue ambizioni, però, è proprio il finale: una carneficina quasi totale, con personaggi che muoiono uno dopo l’altro in sequenza rapida, in un crescendo che strizza l’occhio più al gusto pulp americano che alla malinconia quasi silenziosa con cui Infernal Affairs chiudeva la propria storia. È il momento in cui The Departed smette di essere un thriller psicologico e diventa, semplicemente un gangster movie che vuole il proprio botto finale per accontentare il pubblico americano. Funziona sul piano dello spettacolo, funziona molto meno se lo si guarda come coronamento di una carriera fatta di film che avevano osato molto di più.
Detto ciò, The Departed resta un signor film, di quelli che si guardano volentieri anche alla ventesima visione. Ma l’Oscar che gli è stato assegnato dice più cose su Hollywood che sul film stesso: un’istituzione che per trent’anni aveva ignorato uno dei più grandi registi americani viventi e che alla fine ha scelto di sanare quel debito non con l’opera più coraggiosa, ma con quella più facilmente vendibile, meno scomoda, più simile a quello che il pubblico si aspettava da un action-thriller di gangster con un cast stellare. Un Oscar meritato nella forma, discutibile nella sostanza. Se tornate a guardare questo film, guardatelo pure con ammirazione – ma con la consapevolezza che il vero capolavoro di Scorsese, quello senza statuetta, probabilmente lo avete già visto anni prima con un altro titolo.
