Il nuovo album dei Subsonica ci porta nel "sottosopra" (sì, quello di Stranger Things). Viaggi e venti di guerra in "Terre Rare": recensione
I Subsonica festeggiano i primi 30 anni di carriera con un album denso e stratificato, con suoni che arrivano da lontano. La nostra recensione di Terre Rare

La porta si è finalmente aperta e ci siamo finiti dentro senza troppi complimenti. Per approcciare il nuovo album Terre Rare abbiamo dovuto accettare l’invito dei Subsonica a smarrirci, lasciando le certezze del "già sentito" tra i portici di una Torino che oggi ci sembra quasi un miraggio lontano. Samuel, Max, Boosta, Vicio e Ninja non ci hanno confezionato il solito bignami celebrativo per i loro trent’anni di carriera. Hanno fatto di meglio: hanno staccato un biglietto di sola andata per l’altrove, sporcandosi le mani con la polvere di Essaouira e l’inquietudine di un presente che è stato già definito come un "sottosopra" alla Stranger Things.
Più che premere "play" su un disco, ci è sembrato di imballare i ricordi e traslocare verso un’inquietante consapevolezza. C’è dentro il Marocco, ci sono i ritmi Gnawa, c’è l’elettronica che ci martella le tempie, ma sopra ogni cosa abbiamo trovato un’umanità nuda, dedicata a chi non c’è più (come l’amico Talù) e a chi resta a combattere tra complottismi digitali e venti di guerra. È un archivio di sentimenti stratificati, dove ogni suono porta addosso i graffi di un viaggio fisico, di quelli che si fanno per davvero. Ma non lo consideriamo un esercizio di stile. È più la prova che si può avere qualcosa di urgente da dire dopo tanto tempo. E, soprattutto, esprime la forza di voler cambiare ancora.
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Dimentichiamoci le intro rassicuranti. Qui sentiamo un’elettronica che scava, un confine che sa di fari nel buio e carovane nel deserto. Ci mette addosso quella sana ansia di chi sta per saltare nel vuoto.
Voto: 7.5
Straniero (feat. TÄRA)
Il pezzo che ci ha stesi al primo ascolto. Il feat. con TÄRA è prezioso, mentre il testo ci mette di fronte alle macerie del mondo senza fare la morale. Il groove ci attira in trappola: ci fa ballare mentre ci ricorda che, a seconda di dove cade la bomba, gli stranieri siamo noi.
Voto: 8.5
Teorie
Amiamo i Subsonica quando si fanno cinici. Una ritmica afro-funk per prendere a schiaffi i complottisti della Rete e i populisti della domenica. Ci fa ridere, ma è una risata amara che ci resta piantata in gola.
Voto: 7
Radio Mogadiscio
Un brano che scoppia di salute analogica. È l’omaggio alla follia di chi salva la musica sotto le bombe. Dinamico, pulsante, sporco quanto basta. Se cercavamo i Subsonica che ci facevano saltare ai concerti, qui li abbiamo trovati.
Voto: 8
Rifugio
Spegniamo le luci e accendiamo la malinconia. Ci sentiamo i Depeche Mode e l’odore di sigarette fumate al freddo. Un brano notturno, intimo, dove il basso di Vicio ci culla mentre proviamo a non affogare nei ricordi.
Voto: 6.5
Ghibli
Cosa succede se prendiamo dei tamburi marocchini e li buttiamo in un mixer durante un rave? Esce questo pezzo. Sentiamo il vento della Gen Z che vuole ribaltare tutto. Sperimentale, caotico, trascinante.
Voto: 8
Grida
Il battito ci riporta dritti a Microchip Emozionale, ma il testo ha le rughe di oggi. Ci parla di genocidi e di quanto siamo diventati bravi a restare in silenzio. Un pezzo che ci morde le caviglie mentre proviamo a correre dall’altra parte.
Voto: 7.5
Transumanesimo
Cattiveria pura. Un martello pneumatico contro le élite che sognano l’immortalità mentre noi perdiamo pezzi di umanità per pura convenienza. Siamo pronti a vedere i palazzetti venire giù su questi giri di synth.
Voto: 7
Jinn
Meno di due minuti di trip strumentale. Vicio tira fuori un suono che ci sembra venire dall’oltretomba. È il fumo nero della fiamma, un momento di trance che ci serve per ricaricare le pile prima del finale.
Voto: 7
Alisei
Dolce, arieggiata, quasi commovente. Ci parla di lasciar andare, di distacchi necessari. Sentiamo qualcosa di lontano, che arriva dagli anni ’90 e che ci scalda il cuore. Samuel qui canta con una delicatezza che ci tocca nel profondo.
Voto: 7.5
Il tempo in me
Un lavoro di fino incredibile: melodia anni ’60 che si scontra con una batteria che sembra venire dal futuro. È una canzone che ci coinvolge, ci fa smarrire e poi ci riabbraccia nell’esplosione finale. Da brividi.
Voto: 9
Terre Rare
Il ritorno a casa. Una title track rassicurante come la luce di una stella fissa. È la pace dopo la tempesta, la consapevolezza che il viaggio è stato duro ma ne è valsa la pena. La degna fine di un disco enorme.
Voto: 8
Voto complessivo: 7,7
Il dodicesimo album in studio dei Subsonica è uscito il 20 marzo 2026. Alla pubblicazione del disco fa seguito un tour estivo che parte dal 26 giugno allo Shervood Festival di Padova e si conclude il 22 agosto a San Mauro Pascoli, in occasione di Acieloaperto Festival.
