Teresa Potenza, chi è l’ospite di Belve Crime: gli omicidi, la ribellione contro il boss e la promessa fatta al figlio

La collaboratrice di giustizia sarà tra i protagonisti del programma di Francesca Fagnani in onda questa sera. Era sposata a un potente capo mafioso di Cerignola.

Tommaso Pietrangelo

Tommaso Pietrangelo

Giornalista

Autore, giornalista, cantautore. Laureato in Letterature Straniere, è appassionato di cinema, poesia e Shakespeare. Scrive canzoni e ama i gatti.

Teresa Potenza è il volto scelto da Francesca Fagnani per raccontare, a Belve Crime su Rai 2, una delle storie più dure e meno conosciute della mafia foggiana. Quella di una donna che è stata per anni accanto a un boss di Cerignola e che, a un certo punto, ha trovato il coraggio di fuggire e collaborare con la giustizia. Nel suo racconto c’è tutto: violenze, omicidi confessati con freddezza, minacce di morte e la decisione di rompere il silenzio per dare a suo figlio la possibilità di crescere libero. Vediamo di seguito tutti i dettagli.

Chi è Teresa Potenza e cosa racconterà a Belve Crime

Nella puntata di stasera, martedì 19 maggio, in onda alle 21.20 su Rai 2, Teresa Potenza si presenta con la voce lucida e ferma di chi ha deciso di non nascondersi più. È l’ex moglie di Giuseppe Mastrangelo, detto "’u cecato", uno dei boss più influenti della mafia di Cerignola, condannato a tre ergastoli per quattro omicidi, anche grazie alle sue dichiarazioni.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Con la Fagnani, Teresa ripercorre gli anni passati accanto al capomafia, segnati da torture, umiliazioni e un controllo totale. "Una sera mi portò in aperta campagna", dice, "mi mise la pistola in bocca poi in testa, mi prese per i capelli, mi urinò in faccia e mi disse: ‘Tu che vuoi scappare da me meriti questo’". In un episodio particolarmente agghiacciante, Mastrangelo l’avrebbe costretta a scegliere tra essere violentata dai suoi uomini o subire uno sfregio permanente al viso: un modo per ribadire che il suo corpo e la sua vita erano di sua esclusiva proprietà.

Nel corso dell’intervista, Potenza ricostruisce anche la guerra di mafia di Cerignola, citando il triplice omicidio di tre ragazzi poco più che ventenni, fatti sparire solo perché ritenuti vicini a un clan rivale. "Sono stato io ad ammazzare quei tre ragazzi", le avrebbe detto il boss, aggiungendo: "Loro piangevano, gridavano come conigli. Uno ha visto morire l’altro". Sono frasi che lei dice di non riuscire a togliersi dalla testa, e che restituiscono la brutalità di una stagione criminale fatta di regolamenti di conti, sparizioni e corpi sepolti per sempre.

Teresa Potenza, la vittima mancata di mafia

E ancora, Teresa definisce se stessa "una vittima mancata di lupara bianca", spiegando di aver temuto più volte di essere uccisa e fatta sparire. Ricorda una crisi in cui Mastrangelo, alterato dalla cocaina, le puntò ancora la pistola addosso gridando: "Io sono Dio, io decido chi vive e chi muore qui. Tu non sai cosa ho insegnato io ai ragazzi sotto di me…Ho insegnato come si ammazzano le persone…come si seppelliscono le persone".

La fuga, la collaborazione e la battaglia per essere riconosciuta

Tutto cambia, per Teresa Potenza, quando dopo settimane di sequestro da parte del boss riesce a fuggire mentre è incinta del figlio di Mastrangelo. Ed è proprio pensando a quel bambino che la donna decide di rompere per la prima volta il muro di omertà: "L’ho fatto per dare la possibilità a mio figlio di crescere libero".

Da testimone di giustizia, Potenza collabora con i magistrati e racconta nei dettagli tutto ciò che ha visto e sentito vivendo vicino al clan. Le sue dichiarazioni diventano un tassello decisivo dell’operazione "Cartagine", la maxi inchiesta che negli anni ’90 manda al tappeto la mafia di Cerignola. Proprio per questo viene indicata come la prima donna ad aver rotto il silenzio sulla mafia foggiana, aprendo una breccia in un contesto dominato da paura, violenza e omertà. Da anni si batte per vedersi riconosciuto lo status di "vittima innocente di mafia in vita".


Guida TV

Potrebbe interessarti anche