Lo spin-off di The Big Bang Theory anticipa il futuro delle serie tv: come la cultura (nerd) sta cambiando Hollywood
Da Stuart Fails to Save the Universe a Dungeon Crawler Carl, film e serie tv parlano sempre più la lingua dei videogiochi. E le citazioni, da sole, non bastano più

In The Big Bang Theory Stuart Bloom è sempre stato un personaggio che rimaneva sullo sfondo. Il proprietario del negozio di fumetti, quello sfortunato in amore, quello che entrava in scena per qualche battuta e poi spariva lasciando spazio a Sheldon, Leonard e agli altri. Fa quasi sorridere che proprio lui, interpretato da Kevin Sussman, sia diventato il protagonista del primo vero spin-off del franchise capace di allontanarsi davvero dalla serie madre (Young Sheldon è a tutti gli effetti un prequel).
Stuart Fails to Save the Universe sbarca il 24 luglio su HBO Max con un’idea che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata impensabile per una sitcom ambientata in un soggiorno: multiversi, realtà alternative, fantascienza e un gruppo di personaggi costretto a rimediare a un esperimento andato storto. Più della trama, però, colpisce il cambio di prospettiva. Nel corso delle dodici stagioni The Big Bang Theory ha raccontato personaggi con passioni che, almeno agli inizi, apparivano fuori dall’ordinario. Ora quelle passioni non sono più solo un tratto caratteriale o lo spunto per una battuta: diventano il luogo stesso in cui si svolge l’avventura.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppIl fan service sta cambiando pelle
Una trasformazione che, a ben vedere, non nasce oggi. Quando Steven Spielberg porta al cinema Ready Player One (adattamento dell’omonimo romanzo di Ernest Cline), nel 2018, dimostra che un immaginario profondamente geek può diventare un blockbuster da centinaia di milioni di dollari. Gran parte del fascino del film sta nella sua gigantesca celebrazione della cultura pop: ogni scena contiene un easter egg, è una caccia al riferimento giusto, al personaggio riconoscibile, al videogioco consumato da ragazzino. Batman, Halo, Ritorno al futuro, Akira… il divertimento nasce anche dal piacere di riconoscere tutto quello che passa sullo schermo.
Negli ultimi anni, però, l’impressione è che qualcosa si sia spostato. Per molto tempo si è detto che il mondo nerd è diventato mainstream, ma forse sta succedendo anche il contrario: è il mainstream che sta imparando a raccontare storie usando le regole, i codici e l’immaginario di quel mondo, invece di limitarsi a citarlo.
Dai LitRPG allo schermo: quando il dungeon diventa linguaggio
L’annuncio della serie tv tratta da Dungeon Crawler Carl è uno degli esempi più interessanti di questa evoluzione. I romanzi di Matt Dinniman funzionano per un motivo molto semplice: il loro mondo ha regole precise. I protagonisti salgono di livello, raccolgono equipaggiamento, sbloccano abilità, affrontano boss sempre più complessi. È un nuovo tipo di genere chiamato LitRPG (abbreviazione di gioco di ruolo letterario), che arriva direttamente dai videogiochi e dai giochi di ruolo ma che viene trasformato in narrazione.
Chi ha passato ore davanti a un MMORPG, a un roguelike o a una campagna di Dungeons & Dragons la riconosce immediatamente. Chi non lo ha fatto riesce comunque a seguirla, perché quelle meccaniche non rimangono un semplice omaggio: diventano il motore stesso della storia, spesso spiegate attraverso dei veri e propri "capitoli tutorial".
Probabilmente è anche questo il motivo per cui l’adattamento televisivo di Dungeon Crawler Carl ha attirato tanta attenzione ancora prima di arrivare sullo schermo. Non promette soltanto un altro fantasy, ma un universo costruito secondo regole che bucano la quarta parete e che milioni di persone conoscono già da diverso tempo.
E Stuart non è affatto da solo: da Solo Leveling a Vox Machina
Naturalmente Stuart Fails to Save the Universe e Dungeon Crawler Carl non sono casi isolati. Solo Leveling costruisce la crescita del protagonista come se ogni episodio fosse il livello successivo di una partita. The Legend of Vox Machina nasce direttamente dalle campagne di Critical Role, trasformando una partita di Dungeons & Dragons in una serie animata di enorme successo. Persino Delicious in Dungeon, dietro l’idea apparentemente bizzarra di cucinare i mostri incontrati nei sotterranei, ragiona con la stessa logica di una campagna fantasy.
Cambiano i generi, cambiano i toni, ma sotto la superficie il meccanismo è lo stesso. Non prendono in prestito soltanto personaggi o ambientazioni: costruiscono i propri mondi seguendo regole che arrivano dai videogiochi, dai giochi di ruolo e da un immaginario che negli ultimi vent’anni è uscito definitivamente dalla nicchia.
La prossima frontiera del mondo nerd
È anche per questo che Stuart Fails to Save the Universe incuriosisce più di quanto lasci intuire il titolo. Dal 2007 al 2019 The Big Bang Theory ha raccontato un gruppo di amici che passava il tempo a discutere di supereroi, campagne di ruolo e universi fantastici. Adesso sceglie finalmente di attraversare la porta del negozio di fumetti e di entrarci dentro.
Magari Stuart Fails to Save the Universe durerà una sola stagione, magari Dungeon Crawler Carl non diventerà mai il prossimo fenomeno globale e resterà un prodotto per pochi appassionati. Ma se questa è davvero la direzione che stanno prendendo cinema e serie tv, c’è da aspettarsi una conseguenza piuttosto curiosa: sempre più persone che fino a ieri non avevano mai sentito parlare di una loot box, di una build o di un goblin finiranno per cercarle su Google. E forse scopriranno che, una volta capite le regole del gioco, entrarci dentro è molto più facile di quanto sembri.