Stranger Things: la top 5 delle stagioni, dalla peggiore alla migliore. L'ordine stupirà i fan più accaniti

La creatura dei Fratelli Duffer è ormai arrivata alla fine del suo ciclo vitale: scopriamo assieme quali sono state le stagioni migliori e quali le peggiori

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Dopo un cammino lungo quasi 10 anni, Stranger Things si è finalmente conclusa. Non in modo da accontentare tutti i fan, va detto, ma il segno che ha lasciato nella cultura pop è inequivocabile. Dal 2016 al 2025 è stata sulla bocca di quasi tutti, con ogni nuova stagione attesa con ansia dai fan accaniti come dal pubblico generalista. Ora che la serie è finita, possiamo tirare le fila, stilando una top 5 delle varie stagioni di Stranger Things, dalla peggiore alla migliore. Ovviamente si tratta di una classifica puramente personale, con tutti i distinguo del caso.

Dalla peggiore alla migliore: la top 5 delle stagioni di Stranger Things

Stagione 2

Per quanto ci siano degli innegabili lati positivi, come l’ottima recitazione di Noah Schnapp, l’introduzione del personaggio di Max e lo sviluppo del rapporto tra Dustin e Steve (il duo a nostro dire meglio riuscito dell’intera serie), la seconda stagione di Stranger Things è forse quella meno riuscita dell’intero lotto. Del tutto dimenticabile (almeno fino all’ultima stagione) il personaggio di Kali, presentato in quello che, fino al famigerato episodio 7 della stagione 5, è stato l’episodio col peggior rating Imdb dell’intera serie.

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Stagione 3

Questa posizione e la precedente sono praticamente interscambiabili, visto che soffrono entrambe di diversi problemi, ma ci sentiamo di mettere la stagione 3 di Stranger Things comunque un gradino sopra. Mood coloratissimo e in pieno stile anni 80, con lo Starcourt Mall come simbolo perfetto di consumismo e nostalgia. Questa stagione ci regala il personaggio di Robin, nonché quello di Erica (la sorellina di Lucas) e, soprattutto, rende giustizia al personaggio di Billy Hargrove, trasformandolo in una figura tragica e complessa. Senza contare l’approfondimento del rapporto tra Max e Undici, che aggiunge ulteriore spessore narrativo alla stagione. Peccato per la sottotrama dei soldati sovietici, esageratamente caricaturale per molti aspetti.

Stagione 5

La famigerata ultima stagione, che avrebbe dovuto chiudere tutte le trame e donare una degna conclusione alla serie. E invece, per moltissimi versi, si è rivelata una delusione. Dopo quattro ottimi episodi, il Volume 2 ha iniziato a mostrare il fianco e a scoprire i diversi buchi lasciati indietro dai Fratelli Duffer. Buchi che, purtroppo, non sono stati colmati nell’episodio conclusivo, tanto da scatenare l’isteria collettiva del Conformity Gate. Nonostante ciò, però, è impossibile negare la commozione al momento di salutare personaggi che, volenti o nolenti, hanno segnato dieci anni delle nostre vite. Forse, solo per quei pochi minuti raccontati da Mike al termine della sua campagna, e per alcuni passaggi del duo Dustin-Steve, questa stagione merita a nostro dire il gradino più basso del podio.

Stagione 4

Se tutta la serie avesse avuto il mood della stagione 4 di Stranger Things, staremmo parlando forse di un prodotto ancora più epocale di quanto non sia stato. Un graditissimo ritorno all’atmosfera horror della prima stagione, oltre all’introduzione di un villain carismatico come Vecna (anche grazie al fenomenale Jamie Campbell Bower). La stagione brilla per i numerosi momenti memorabili, tra l’arco narrativo dedicato a Max e l’introduzione di Eddie Munson (anche in questo caso è da ringraziare la splendida performance di Joseph Quinn). Peccato per la narrazione un po’ frammentaria, che va a penalizzare alcuni personaggi, soprattutto Jonathan e Will, e per la trama in Russia di Hopper, meno interessante rispetto al resto.

Stagione 1

Non potevamo non mettere la prima, indimenticabile stagione di Stranger Things al primo posto. Nel 2016 fu una vera e propria rivelazione, con una storia quasi perfetta pur nella sua semplicità. Le numerosissime strizzate d’occhio ai classici del genere (soprattutto Spielberg) e agli anni 80 l’hanno resa immediatamente un oggetto di culto, dando il via a tutto quanto. Il mistero legato alla sparizione di Will e alla contemporanea comparsa di Will, il dolore di Joyce, la malinconia di Hopper. E quella magnifica atmosfera che mescolava elementi fantascientifici all’horror. Una commistione quasi perfetta che, purtroppo, la serie non è mai più riuscita a riproporre nello stesso modo.


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