Stranger Things 5, Libere Recensioni: un finale straziante che non rende giustizia alla serie
Stranger Things 5 è arrivata alla sua conclusione con un finale che ha spaccato l'opinione pubblica: vi spieghiamo cosa non ha funzionato e cosa sì nella recensione
Il finale di Stranger Things 5 ha segnato inevitabilmente la fine di un’era. Dopo circa 10 anni di attese, ipotesi, azione, mostri e sentimenti, la serie TV targata Netflix, diventata ormai un fenomeno cult e già definita da molti come un capolavoro, è giunta alla sua conclusione e lo ha fatto con un episodio finale dalla durata di oltre due ore che ha spaccato l’opinione del web. C’è, infatti, chi elogia le scelte fatte dai fratelli Duffer e chi, invece, le critica, trovando incoerenze e approssimazioni, che approfondiremo in questa recensione, limitando gli spoiler al necessario.
Partiamo dalle premesse. La scelta di dividere Stranger Things 5 in tre volumi, rilasciati in date diverse, ha avuto una conseguenza importante: quella di alzare le aspettative. Ad alimentare l’hype è stato il finale del primo volume con la ‘svolta’ di Will, una scena iconica che ha chiuso la prima parte in modo splendido, potremmo addirittura azzardare perfetto. Motivo per il quale, molti fan si aspettavano un Volume 2 all’altezza e, probabilmente, anche più esplosivo. Cosa che non è accaduta. Le critiche non sono perciò mancate, ma sono state comunque mitigate da due fattori: il primo, che la seconda parte abbia dato agli spettatori delle spiegazioni importanti sul Sottosopra, l’Abisso e il ruolo di Vecna; il secondo, che il Volume 2 sia stato volutamente scarno di colpi di scena per la possibile volontà degli autori di conservare tutta l’azione, i dammi e le rivelazioni shock per il finale.
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Entra nel canale WhatsAppRecensione Stranger Things 5: una battaglia finale priva di epicità
E arriviamo così all’ultimo episodio, un film, potremmo dire, diviso nettamente in due parti distinte, tanto che sembra comunque di guardare due puntate diverse. La prima è tutta dedicata alla battaglia finale del gruppo contro Vecna e il tanto temuto e atteso Mind Flayer, ed è da qui che partiamo. Inutile nascondersi: è questa la parte della storia che tutti aspettavamo di vedere. Da anni attendiamo l’epica battaglia finale, quella che secondo molti avrebbe portato alla fine di uno o più protagonisti, che ci avrebbe lasciati a bocca aperta tra colpi inattesi, lacrime ed esplosioni di poteri, una battaglia che però non c’è stata, o almeno non come l’avevamo immaginata.
L’evento atteso da cinque stagioni si risolve in una lotta di pochi minuti, con Undici impegnata a combattere Vecna all’interno del Mind Flayer e il gruppo unito contro il ‘boss finale’, che si lascia sconfiggere da colpi d’arma da fuoco e pistole lanciarazzi. Una lotta apparsa un po’ approssimativa e priva di quell’epicità che ci saremmo aspettati, dove sicuramente spicca l’importanza del detto ‘l’unione fa la forza’, ma a perderci è la grandiosità. Non ci sono gesta memorabili: la stessa lotta tra Vecna e Undici si risolve in pochissime mosse e senza particolare tensione, dove è chiaro sin dal principio chi avrà la meglio. Manca il pathos, eppure i mezzi per avere una battaglia finale memorabile c’erano tutti, e non parliamo solo di Undici.
Il ruolo (smorzato) di Will e una scelta poco coraggiosa
L’episodio 4 di Stranger Things 5 ha messo in campo una pedina finora snobbata: Will. Il colpo di scena dell’episodio, a cui è stato dato così tanto risalto, ci ha fatto credere che lo Stregone fosse la chiave di tutto, o che comunque avrebbe avuto un ruolo determinante nella lotta contro Vecna e il Mind Flayer. Eppure, il grande potenziale di Will è stato relegato a pochi e sporadici interventi, minimi, di supporto ad altri personaggi, deludendo così le aspettative di molti – ormai alle stelle viste le premesse iniziali della stagione -, illusi che questi poteri avrebbero conosciuto un exploit proprio nel gran finale.
C’è, infine, un altro aspetto: dopo anni di hype sulla "grande carneficina", il fatto che quasi tutto il gruppo originale sia sopravvissuto appare una scelta ‘comoda’, fin troppo lineare e poco coraggiosa, che fa perdere un po’ il senso di pericolo reale che la serie aveva costruito.
Il trauma non si cancella: la scelta (azzeccata) dei fratelli Duffer per il finale
E arriviamo così alla seconda parte del finale, dedicata ai sentimenti e al saluto ai protagonisti che per anni ci hanno fatto emozionare. Qui le cose cambiano: se la battaglia appare frettolosa, le scene che ci portano alla conclusione della storia sono toccanti e ricche di significato. I bambini che abbiamo conosciuto nella prima stagione sono ormai adulti che hanno perso l’innocenza, consapevoli che nulla sarà più come prima. Quello che appare inizialmente come un lieto fine è, in realtà, un finale ricco di malinconia, in cui ogni protagonista cerca di andare avanti, tentando di superare anni di lotta, perdita e dolore senza riuscirci davvero.
I fratelli Duffer hanno voluto dare al finale un significato profondo: il trauma non si cancella, ma si tenta di superarlo insieme. Hawkins non è stata "salvata" nel senso classico, la città è rimasta infatti profondamente segnata, a simboleggiare che non si può tornare bambini o ignorare le ferite del passato. Il finale, poi, ha celebrato perfettamente la fine dell’infanzia, concludendosi lì dove tutto è iniziato: nello scantinato di Mike. Il Sottosopra ha rappresentato per anni la paura dell’ignoto e della crescita e sconfiggerlo ha significato accettare di diventare adulti. Lo sa bene Mike, che nell’ultima scena lascia spazio alla nuova generazione, che guarda con la malinconia di chi ha già vissuto pienamente quella fase alla quale deve dare per forza il suo addio, nonostante i dolori che ha portato.
Pro e contro: la recensione del finale di Stranger Things 5 in breve
Il finale di Stranger Things 5 è stato, insomma, un trionfo di nostalgia e cuore, capace di far piangere milioni di spettatori. Sebbene pecchi di un eccessivo desiderio di "accontentare tutti", risulti a tratti frettoloso, eviti scelte troppo tragiche e presenti qualche crepa nella logica soprannaturale, riesce nel compito più difficile: dare una conclusione dignitosa a un fenomeno globale.
