Strage d’Erba, Roberta Bruzzone spiega perché Rosa e Olindo sono innocenti: “300 errori nella confessione, ecco come l’ho capito”

La criminologa ha parlato della presunta innocenza di Olindo Romano e Rosa Bazzi dopo avere analizzato nuovamente la scena del crimine: cosa ha detto

Pietro Guerrini

Pietro Guerrini

Content editor

Laurea in Lettere, smania di viaggi e passione per i cartoni (della pizza e della Pixar).

A quasi vent’anni dalla strage di Erba il dibattito sulla responsabilità di Olindo Romano e Rosa Bazzi continua a dividere. Tra le voci più note che sostengono l’innocenza dei due coniugi c’è la criminologa Roberta Bruzzone, che in una recente intervista allo ‘Speciale TG Nera’ del canale Fatti di Nera ha ribadito le ragioni che, dopo anni di studio degli atti, l’hanno portata a cambiare radicalmente idea rispetto alle conclusioni raggiunte dalla magistratura. Scopriamo cosa ha detto e tutti i dettagli.

Strage d’Erba, le ragioni di Roberta Bruzzone: "Quella scena del crimine racconta un’altra storia"

Roberta Bruzzone ha spiegato di essersi avvicinata inizialmente al caso convinta che le confessioni di Olindo Romano e Rosa Bazzi rappresentassero una prova determinante. Solo in un secondo momento, dopo aver analizzato in autonomia fotografie, rilievi tecnici, autopsie e documentazione investigativa, avrebbe maturato una convinzione opposta. Secondo la criminologa, infatti, il confronto tra quanto emerso dalla scena del crimine e le dichiarazioni rese dai due coniugi evidenzierebbe una serie di profonde incongruenze. "Quando ho letto quello che loro hanno raccontato, rispettivamente a ciò che la scena raccontava, mi sono convinta che loro su quella scena non potevano aver messo piede", ha dichiarato. Il punto centrale del suo ragionamento riguarda quelli che definisce "quasi 300 macroscopici errori" presenti nelle confessioni, incompatibili – a suo giudizio – con il racconto di chi avrebbe realmente partecipato al massacro. Bruzzone ha inoltre richiamato il caso della testimonianza di Mario Frigerio, unico sopravvissuto alla strage, ricordando come nelle prime fasi delle indagini avesse descritto un aggressore con caratteristiche diverse, modificando successivamente la propria versione. Per quanto riguarda invece le confessioni di Romano e Bazzi, la criminologa le attribuisce a una forte vulnerabilità psicologica e culturale dei due imputati: "Rosa Bazzi ha la seconda elementare, non sa neanche scrivere e neanche leggere".

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Il no della Cassazione alla revisione del processo

Nel marzo 2025 la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di revisione, ritenendo che gli elementi presentati non fossero realmente nuovi né sufficienti a mettere in discussione una sentenza definitiva. Il quadro probatorio resta infatti caratterizzato da una notevole solidità, fondata sull’insieme delle confessioni – successivamente ritrattate –, della testimonianza di Mario Frigerio, della traccia di sangue di Valeria Cherubini rinvenuta sull’auto di Olindo Romano e di numerosi ulteriori riscontri ritenuti convergenti. La Suprema Corte ha inoltre osservato che molte delle questioni riproposte dalla difesa erano già state affrontate nei precedenti gradi di giudizio e che le nuove consulenze non possedevano il requisito della decisività richiesto dalla legge per riaprire il processo. Di conseguenza, le condanne all’ergastolo per Romano e Bazzi sono rimaste definitive, mentre i loro difensori hanno annunciato l’intenzione di proseguire il percorso giudiziario anche davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo.


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