Garlasco in Tv, la certezza degli esperti informatici: "Stasi ha detto la verità", l'alibi provato e i dubbi sull'orario del killer

Una ricostruzione che riporta a galla nuovi dubbi a Storie Italiane, tra tensioni nelle indagini e passaggi rimasti sospesi, si parla dei momenti decisivi delle ore della morte di Chiara.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

L’ultima puntata di Storie Italiane si concentra negli ultimi minuti della diretta sul caso Garlasco, tra pressioni, timori e la necessità di capire se l’alibi informatico di Alberto Stasi reggesse davvero. La conduttrice ha recuperato testimonianze che, ancora oggi, mostrano quanto quel capitolo dell’indagine fosse intricato e pieno di dubbi.

Garlasco, il racconto del magistrato che assolse Stasi

Nel corso della trasmissione è stata proposta l’intervista al magistrato Stefano Vitelli, che aveva assolto Stasi e che ha ripercorso la propria esperienza con un tono sobrio ma fermo, ricordando come già nelle prime analisi fossero emerse diverse criticità. Il magistrato ha bene che la pressione di Stasi, misurata in ambulanza dopo la sua segnalazione, raccontava un ragazzo agitato, che per altro camminava avanti e indietro sul marciapiede. Ha ripercorso gli accertamenti disposti in primo grado e il momento in cui arrivò la conferma dell’alibi, definito da lui stesso come uno dei passaggi più clamorosi dell’intera vicenda. Ha raccontato della telefonata ricevuta da un ingegnere che stava lavorando sulla ricostruzione informatica del computer. "Era una sera di fine estate" e, come ha ricordato, "Il clima generale era carico di tensioni e discussioni processuali". L’ingegnere gli chiese di sedersi perché lo avrebbe sorpreso, e gli comunicò che il lavoro sulla tesi, dichiarato da Stasi fin dall’inizio, non solo risultava vero ma appariva coerente in tutti i passaggi verificati. Il magistrato ha sottolineato quanto quella scoperta fosse significativa: "Stiamo parlando di una ragazza uccisa in maniera terrificante e di un ragazzo giovanissimo che stava andando incontro a una condanna che gli ha rovinato la vita".

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Il contributo dei tecnici informatici e la prova dell’alibi di Stasi a Storie Italiane

La puntata ha poi proposto l’intervista ai tecnici che nel 2009 analizzarono il computer di Stasi per conto del Tribunale, Roberto Porta e Daniele Occhetti. La loro ricostruzione è stata lineare e dettagliata, spiegando che quella mattina il computer risultava acceso dalle 9.35 fino alle 12.20 e che ogni evento registrato in quel lasso di tempo era compatibile con il lavoro sulla tesi. Hanno raccontato come le telefonate si alternassero alle attività di scrittura, creando una sequenza precisa, senza incoerenze o vuoti sospetti. Hanno inoltre ricostruito l’intera sequenza temporale: "9.35 si accende il computer. 9.37 una telefonata di un altro soggetto. 10.17 comincia la tesi. E poi la continua fino alle 12.20. Con interruzione prima delle 11 e 10 minuti. E poi dopo le 12.20 ci sono una serie di eventi telefonici un po’ più assidui". E sottolineato il punto per loro cruciale: "Quello che è fondamentale è che quei due riferimenti temporali delle 9.35 e delle 12 sono granitici. Nel senso che l’attività in quel periodo è confermata in tutti i suoi aspetti. Quindi il suo racconto è assolutamente veritiero da quel punto di vista, confermato dalle evidenze informatiche. Al punto che poi quel tipo di evidenza tecnica ha in qualche modo contribuito a spostare l’orario della morte". La stessa conduttrice ha osservato in studio: "Hanno detto una cosa forte. Eh, addirittura si parla del fatto che sia stato spostato l’orario della morte perché il computer si era acceso prima. A me sembra un po’ clamoroso". In chiusura, i tecnici hanno evidenziato altri elementi problematici legati alle analisi svolte all’epoca, spiegando che alcune conclusioni contenute nelle relazioni erano ambigue e presentavano inesattezze non marginali. Questo riapre una riflessione su quanto fosse complesso muoversi tra dati tecnici, interpretazioni e tutte le responsabilità di un caso così importante.


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