Caso Emanuela Orlandi, svolta in diretta su Rai 1: Eleonora Daniele consegna un documento inedito all'avvocato

Arriva, in diretta a Storie Italiane, il documento che riapre interrogativi sulla Casa del Jazz. Perché non sono stati fatti scavi nel varco chiuso dai detriti? Arrivo l'intervento della conduttrice.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Eleonora Daniele - Storie Italiane
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La puntata di stamattina di Storie Italiane è tornata a concentrarsi, tra i vari temi, suòle novità legate alla Casa del Jazz e alle teorie che continuano a emergere intorno al caso di Emanuela Orlandi, con un momento importante in diretta, rappresentato dalla consegna di un documento inedito direttamente in studio.

Caso Emanuela Orlandi: la Casa del Jazz e le analisi di Don Domenico

Nel corso della trasmissione sono stati mostrati i calcoli e le valutazioni svolte da Don Domenico Celano, che da tempo invita a porre particolare attenzione al tunnel della scala della Casa del Jazz, un’area che, essendo colma di detriti, non avrebbe mai permesso di analizzare ciò che si trova alle sue spalle. Proprio questo punto ha fatto da filo conduttore a tutta la discussione, perché secondo quanto spiegato, quei detriti avrebbero reso impossibili scavi approfonditi senza rischi strutturali.

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Da qui il ragionamento si è allargato, anche grazie alle immagini delle piantine mostrate sul maxi schermo, richiamando una prima mappa della casina di Villa Arturo in cui veniva già segnalata la volta adiacente alle scale e al muro confinante con i campi da tennis. Un dettaglio che, come è stato sottolineato, ricompare anche nella seconda lettera inedita di Don Domenico, accompagnata da un’ulteriore piantina.

Storie Italiane: il documento mostrato in anteprima all’avvocata Sgrò

È in questo contesto che Eleonora Daniele ha deciso di fare un passo ulteriore, consegnando in diretta un documento alla sua ospite: "Fra poco leggiamo insieme quella che per Don Domenico è la chiusura della disamina e dell’analisi che lui avrebbe fatto, poiché questa lettera lui non l’ha dato a nessun altro se non a Montoni, o meglio: l’ha data ad un’altra persona che diciamo vicina a Montoni, e che collaborava qui agli scavi nei primi giorni", ha spiegato.

La conduttrice ha poi ricordato come già all’epoca Don Domenico avesse richiamato l’attenzione proprio su quella zona critica: "Non ci dobbiamo dimenticare che Don Domenico in tutta questa faccenda, già al tempo, quando disegnò nella prima piantina della casina di Villa Arturo, la casa del Jazz, pose attenzione alla volta adiacente alle scale, adiacenti al muro dove poi ci sono i campi da tennis". Un passaggio rafforzato dalla nuova lettera, in cui si sottolineano i rischi legati agli scavi e i costi elevatissimi di un’operazione condotta senza le dovute precauzioni.

Le domande che restano aperte

Il nodo centrale, tuttavia, resta legato a un documento del 1997 recuperato dall’inviato Gianluca Semprini, nel quale si legge che una parte degli scavi è stata sostanzialmente evitata per anni: "Perché scrivere una cosa del genere quando lì, e lo spiega bene Don Domenico in questa lettera che vi stiamo facendo vedere, ci sarebbero metri cubi di detriti? Chi gli ha messi quei detriti? Perché? Che cosa c’è lì sotto? Perché non si va ancora a scavare?", ha incalzato la conduttrice, riportando una serie di interrogativi che da mesi vengono da lei ripetuti senza trovare a suo dire risposta.

La consegna all’avvocata Sgrò

Rivolgendosi all’avvocata Sgrò, rappresentante legale di Pietro Orlandi, è stata avanzata una proposta: "Ora, cara avvocata Sgrò, avete presentato un’istanza proprio su cosa sta facendo la Casa del Jazz. Le posso chiedere esattamente come vi siete mossi e poi le farò la mia proposta?". La risposta è stata altrettanto diretta: "Noi abbiamo raccolto tutto quello che abbiamo avuto nella disponibilità, quindi anche le dichiarazioni di Don Domenico, che sono state molto importanti, partendo anche dalla scomparsa del dottor Adinolfi, spiegando tutte le informazioni in nostro possesso al pubblico ministero". E ancora, con riferimento al documento consegnato: "Perché io ne farei buon uso e lo depositerei. Perché a mio avviso l’unico destinatario che ha anche mezzi economici per poter fare un’operazione del genere è solo la procura". Poi il passaggio del documento: "Io le consegno, avvocata Sgrò, questo che per noi è un documento", ha concluso la Daniele, ricevendo l’impegno immediato: "Sarà mia cura trasferirlo alla procura di Roma, certamente, lo faccio volentieri".


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