Garlasco, lite in diretta tra Michele Sarno e Lugli: "Interrompi tutti quelli che parlano?", interviene Eleonora Daniele

Il confronto acceso andato in onda a Storie Italiane riaccende il dibattito sul caso Garlasco, scatenando un feroce botta e risposta tra gli ospiti.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

La discussione sul caso Garlasco torna al centro di Storie Italiane e, ancora una volta. Fin dalle prime battute si percepisce che il tema non è solo quello dell’inchiesta in sé, ma anche una sorta di confronto personale. Un terreno scivoloso, che alla fine costringe la conduttrice a intervenire. Ecco cosa è successo.

Storie italiane: il punto di partenza del dibattito

A prendere la parola è Michele Sarno, che riporta il discorso su un aspetto che, a suo avviso, è stato più volte sottolineato e che resta centrale nella nuova fase investigativa: "Ogni volta abbiamo sottolineato l’importanza della contestazione. Il concorso in omicidio e questo sarebbe l’elemento di riscontro a quella ipotesi info-investigativa". Un passaggio che non si limita alla teoria, ma che guarda direttamente a quanto già discusso in precedenza nel programma, con un riferimento chiaro a un precedente confronto: "L’altra volta Massimo Lugli non era d’accordo e adesso abbiamo un riscontro".

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La posizione di Lugli sul caso Garlasco e il richiamo alla Cassazione

Massimo Lugli interviene subito, chiarendo che il suo punto di vista non riguarda una divergenza personale ma una questione più ampia, legata agli atti giudiziari: "Perdonami, non è che non sono d’accordo io, è un’eccezione che è stata posta e probabilmente verrà posta quando verrà chiesto, se verrà chiesto, il rinvio a giudizio". Lugli insiste sul peso della sentenza definitiva, richiamando il pronunciamento della Cassazione: "Perché? Perché la sentenza di cassazione che condanna Stasi è lapidaria. Dice che è stato fatto tutto da solo: un killer". Il ragionamento prosegue su una linea che cerca di tenere insieme diritto e logica processuale, pur ammettendo la possibilità di rimettere tutto in discussione in futuro: "Ma per adesso se tu rinvii a giudizio un’altra persona e c’è una sentenza di cassazione che dice che quello ha fatto tutto da solo, perché non si parla di concorso, in qualche modo stai smentendo il giudicato".

L’incomprensione e il cambio di tono

La replica di Sarno è immediata e senza attenuanti: "Perdonami, questa tua ricostruzione è completamente incomprensibile". Lugli tenta di portare a termine il proprio ragionamento, ma viene interrotto più volte, fino allo sfogo che segna uno dei momenti più tesi del confronto: "Mannaggia, io non riesco mai a finire un ragionamento! Posso finire?". Sarno ribadisce allora la distinzione netta tra i procedimenti, entrando nel merito giuridico della questione e marcando una distanza chiara dal ruolo dell’opinionista: "Perdonami, ma tu fai l’opinionista, però in diritto non puoi fare un’affermazione che è contestabilissima. C’è un processo che si chiude con una sentenza di condanna a carico di un unico imputato. Si riapre un’indagine, quindi è una nuova indagine, dove viene contestato il concorso di persone nel reato. Sono due cose distinte e separate. Quell’eccezione a cui fai tu riferimento non esiste. Non esiste in diritto".

Lo scontro personale

Il confronto si sposta rapidamente su un piano più personale. Lugli prova a riprendere la parola: "Scusa ma io volevo finire un discorso. Ma tu in tribunale pure fai così?". La risposta di Sarno è tagliente: "No, in tribunale faccio anche peggio". Lugli incalza: "Ah, interrompi tutti quelli che parlano?", e Sarno affonda: "Non puoi certo essere tu a vincere in tribunale, perché tu in questo modo fai un’affermazione che è suicidiale".

Poi Lugli chiama in causa il parere di altri legali: "Faccio un’affermazione che ha fatto un avvocato e che ha detto che probabilmente farà eccezione di incostituzione", Sarno torna a interrompere, puntualizzando: "Allora, l’avvocato non ha fatto altro che fare una questione correttissima sotto un altro profilo. L’avvocato si deve difendere ed è normale che ti dirà ‘Io vado dinanzi alla Corte Costituzionale e percepisco l’incostituzionalità’. Ma lui per primo è consapevole come un sacco di sciocchezze sono state dette sulla revisione del processo, di quando poterla fare o non poterla fare, la compatibilità o meno. Ma smettiamolo di dire cose che è in diritto, poi i cittadini…".

Il ruolo dei media e l’intervento di Eleonora Daniele

A fermare Sarno, stavolta, è Lugli: "Lo dicono i tuoi colleghi che vanno in televisione. Allora, o sei nella loro mente o hai in qualche modo modo di fermarli, perché io vedo che gli avvocati dicono tutto il contrario di tutto". Sarno prova a riportare il discorso sui ruoli: "Ma certo, però fallo dire a noi se parliamo di diritto, e tu fai il tuo commento che io rispetto da giornalista come rispetto alle cose intelligenti che voi dite". Nel finale, Lugli richiama il tema dell’informazione e delle notizie che circolano: "Una cosa, scusami, noi qui siamo, nessuno di noi è coinvolto tranne Armando Pameggiani presente qui giustamente, che ha un ruolo. Allora, io ti riporto le cose che sono state dette così come il Tg1 riporta il fatto". A quel punto interviene Eleonora Daniele per mettere un punto fermo e difendere l’autorevolezza dell’informazione del suo canale: "Però l’autorevolezza del Tg1, scusami, ma non è messa in discussione".


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