Garlasco, lite in diretta tra Michele Sarno e Lugli: "Interrompi tutti quelli che parlano?", interviene Eleonora Daniele
Il confronto acceso andato in onda a Storie Italiane riaccende il dibattito sul caso Garlasco, scatenando un feroce botta e risposta tra gli ospiti.

La discussione sul caso Garlasco torna al centro di Storie Italiane e, ancora una volta. Fin dalle prime battute si percepisce che il tema non è solo quello dell’inchiesta in sé, ma anche una sorta di confronto personale. Un terreno scivoloso, che alla fine costringe la conduttrice a intervenire. Ecco cosa è successo.
Storie italiane: il punto di partenza del dibattito
A prendere la parola è Michele Sarno, che riporta il discorso su un aspetto che, a suo avviso, è stato più volte sottolineato e che resta centrale nella nuova fase investigativa: "Ogni volta abbiamo sottolineato l’importanza della contestazione. Il concorso in omicidio e questo sarebbe l’elemento di riscontro a quella ipotesi info-investigativa". Un passaggio che non si limita alla teoria, ma che guarda direttamente a quanto già discusso in precedenza nel programma, con un riferimento chiaro a un precedente confronto: "L’altra volta Massimo Lugli non era d’accordo e adesso abbiamo un riscontro".
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Entra nel canale WhatsAppLa posizione di Lugli sul caso Garlasco e il richiamo alla Cassazione
Massimo Lugli interviene subito, chiarendo che il suo punto di vista non riguarda una divergenza personale ma una questione più ampia, legata agli atti giudiziari: "Perdonami, non è che non sono d’accordo io, è un’eccezione che è stata posta e probabilmente verrà posta quando verrà chiesto, se verrà chiesto, il rinvio a giudizio". Lugli insiste sul peso della sentenza definitiva, richiamando il pronunciamento della Cassazione: "Perché? Perché la sentenza di cassazione che condanna Stasi è lapidaria. Dice che è stato fatto tutto da solo: un killer". Il ragionamento prosegue su una linea che cerca di tenere insieme diritto e logica processuale, pur ammettendo la possibilità di rimettere tutto in discussione in futuro: "Ma per adesso se tu rinvii a giudizio un’altra persona e c’è una sentenza di cassazione che dice che quello ha fatto tutto da solo, perché non si parla di concorso, in qualche modo stai smentendo il giudicato".
L’incomprensione e il cambio di tono
La replica di Sarno è immediata e senza attenuanti: "Perdonami, questa tua ricostruzione è completamente incomprensibile". Lugli tenta di portare a termine il proprio ragionamento, ma viene interrotto più volte, fino allo sfogo che segna uno dei momenti più tesi del confronto: "Mannaggia, io non riesco mai a finire un ragionamento! Posso finire?". Sarno ribadisce allora la distinzione netta tra i procedimenti, entrando nel merito giuridico della questione e marcando una distanza chiara dal ruolo dell’opinionista: "Perdonami, ma tu fai l’opinionista, però in diritto non puoi fare un’affermazione che è contestabilissima. C’è un processo che si chiude con una sentenza di condanna a carico di un unico imputato. Si riapre un’indagine, quindi è una nuova indagine, dove viene contestato il concorso di persone nel reato. Sono due cose distinte e separate. Quell’eccezione a cui fai tu riferimento non esiste. Non esiste in diritto".
Lo scontro personale
Il confronto si sposta rapidamente su un piano più personale. Lugli prova a riprendere la parola: "Scusa ma io volevo finire un discorso. Ma tu in tribunale pure fai così?". La risposta di Sarno è tagliente: "No, in tribunale faccio anche peggio". Lugli incalza: "Ah, interrompi tutti quelli che parlano?", e Sarno affonda: "Non puoi certo essere tu a vincere in tribunale, perché tu in questo modo fai un’affermazione che è suicidiale".
Poi Lugli chiama in causa il parere di altri legali: "Faccio un’affermazione che ha fatto un avvocato e che ha detto che probabilmente farà eccezione di incostituzione", Sarno torna a interrompere, puntualizzando: "Allora, l’avvocato non ha fatto altro che fare una questione correttissima sotto un altro profilo. L’avvocato si deve difendere ed è normale che ti dirà ‘Io vado dinanzi alla Corte Costituzionale e percepisco l’incostituzionalità’. Ma lui per primo è consapevole come un sacco di sciocchezze sono state dette sulla revisione del processo, di quando poterla fare o non poterla fare, la compatibilità o meno. Ma smettiamolo di dire cose che è in diritto, poi i cittadini…".
Il ruolo dei media e l’intervento di Eleonora Daniele
A fermare Sarno, stavolta, è Lugli: "Lo dicono i tuoi colleghi che vanno in televisione. Allora, o sei nella loro mente o hai in qualche modo modo di fermarli, perché io vedo che gli avvocati dicono tutto il contrario di tutto". Sarno prova a riportare il discorso sui ruoli: "Ma certo, però fallo dire a noi se parliamo di diritto, e tu fai il tuo commento che io rispetto da giornalista come rispetto alle cose intelligenti che voi dite". Nel finale, Lugli richiama il tema dell’informazione e delle notizie che circolano: "Una cosa, scusami, noi qui siamo, nessuno di noi è coinvolto tranne Armando Pameggiani presente qui giustamente, che ha un ruolo. Allora, io ti riporto le cose che sono state dette così come il Tg1 riporta il fatto". A quel punto interviene Eleonora Daniele per mettere un punto fermo e difendere l’autorevolezza dell’informazione del suo canale: "Però l’autorevolezza del Tg1, scusami, ma non è messa in discussione".