Casa del Jazz, scintille in diretta su Rai 1: “Questa roba fa ridere”. Eleonora Daniele sbotta: “Hai la palla di vetro?”

Uno scontro durissimo in studio tra logica investigativa e richiesta di approfondimenti: il caso della Casa del Jazz divide anche a Storie Italiane.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

La puntata di Storie Italiane, con un segmento dedicato al caso della Casa del Jazz è stata il terreno di un confronto acceso e frammentato, segnato da interruzioni continue e da una distanza netta tra le posizioni emerse in studio. Al centro della discussione, più che nuovi elementi, il senso stesso di parlare di indagini e di una presunta riapertura del caso.

Le accuse di Massimo Lugli in diretta a Storie Italiane

Massimo Lugli riceve la parola dalla conduttrice Eleonora Daniele dopo un collegamento in diretta dalla casa del Jazz, e apre il confronto con parole durissime: "Questa roba fa ridere perché ci siamo dimenticati di due fondamentali strumenti investigativi che sono la logica e il buonsenso che qui sono completamente spariti. Nicoletti, numero uno, Don Domenico, è tanto collaborativo ma non ha la più pallida idea di quello che è successo da quando è entrato Nicoletti, perché lui ci andava a giocare. Dopodiché io dubito che un bandito faccia dei lavori, usando ruspe, cose eccetera, per nascondere un cadavere di modo che il primo vigile urbano che passa, che va a fare un’ispezione trova il corpo di Adinolfi." Nel suo intervento, Lugli insiste sulle incongruenze temporali e operative legate al caso: "Di Emanuela Orlandi non ne parliamo nemmeno perché accade un anno prima, quindi fa supporre, se non pensiamo al fatto che il Vaticano l’abbia nascosto lì prima, che fa veramente sconcertare. Vorrebbe dire che il cadavere dopo un anno viene traslato in uno dei posti più sospetti dove si può andare a vedere. Ora, non funziona così. La banda della Magliana mai, mai ha nascosto un cadavere nelle sue pertinenze. Non funziona così, non è così. E quindi questa inchiesta è fuffa, fa perdere tempo. Non è un’inchiesta. Che senso ha?" E aggiunge: "La verità sulla fine del giudice Adinolfi non la troverai lì". Eleonora Daniele a quel punto interviene: "Che ne sai che non porta a niente, c’hai la palla di vetro?". Quando in studio viene osservato che almeno il caso è tornato al centro dell’attenzione pubblica, la replica di Lugli non cambia tono: "Non si è riaperto il caso. Si è riaperto solo mediaticamente, scusatemi".

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Il confronto con Michele Sarno sul caso della Casa del Jazz

L’intervento di Michele Sarno prova a spostare il discorso. "Però perdonami. Il fatto di ritenersi depositari della verità assoluta ci porta molto spesso a sbagliare…." La risposta è immediata: "Ma che verità!" Sarno insiste: "Però perdonami, dai anche tu ad altri la possibilità di intervenire ed esprimere il loro parere. Che ci sia una situazione quantomeno sospetta lo dobbiamo ammettere e per molto meno in questo paese si fanno indagini approfondite." Ma Lugli interrompe: "Non c’è un indizio". Una frase che continua a ripetere anche mentre Sarno tenta di proseguire.

Chiedendo spazio per completare il suo ragionamento, Sarno prova a chiarire il proprio punto di vista: "Nel momento in cui abbiamo una relazione, una consulenza all’interno della quale, guarda caso, c’è una virgola rispetto ad un concetto… Un concetto che non viene espresso completamente… Non è quello il modo dell’approccio alle indagini". E aggiunge: "Il problema vero, sai qual è in questo paese? Che noi abbiamo una grande capacità, quella degli struzzi. Quando ci troviamo rispetto a delle cose che non ci piacciono, mettiamo la testa sotto la sabbia perché non vogliamo andare a vedere certe cos". Lugli replica con sarcasmo: "Riapriamo il caso Giulio Cesare perché anche lì ci sono delle dubbie. Riapriamo tutto. Ma che vuol dire? Non c’è l’indagine, non c’è l’indizio, non c’è niente qua". Nel finale del confronto, Lugli torna a ribadire la propria posizione in modo ancora più netto: "Ma non c’è nessun’indagine, scusami, stai falsando le cose, qui non c’è l’indagine, non è stata riaperta, non c’è stato un accidente. Non c’è un’inchiesta, non c’è un indizio, non c’è un accidente di magistrato, c’è solo la televisione".


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