Garlasco in TV, confronto in diretta tra l'avvocato Cataliotti e l'avvocata Bocellari: "Nomineremo un medico legale"
Tra impronta 33, scontrino e orario della morte, il botta e risposta tra Cataliotti e Bocellari mette in luce due letture opposte della stessa sentenza, in diretta a Storie Italiane.

Il caso Garlasco è tornato al centro dell’attenzione nel corso dell’ultima puntata di Storie Italiane, con un inviato presenta all’esterno del ritrovo del nuovo summit del pool difensivo di Sempio a Roma, alla presenza di avvocati, consulenti e dello stesso indagato. Un collegamento che doveva servire ad aggiornare il pubblico sugli sviluppi più recenti si è trasformato, nel giro di pochi minuti, in un confronto serrato tra Cataliotti e Bocellari.
Storie Italiane e il collegamento con l’avvocato Cataliotti
L’inviato del programma ha raggiunto l’avvocato Cataliotti facendo riferimento alla presenza in studio dell’avvocata Bocellari e dicendo: "L’avvocato Bocellari voleva fare una domanda". Lei, colta alla sprovvista, ha subito replicato: "Ma non ho domande per il collega che colgo l’occasione per salutare. No, non ho nessuna domanda da fargli". Da quel momento la conversazione è entrata nel merito tecnico, soffermandosi in particolare sulla nota impronta 33 e sullo scontrino, due elementi che continuano ad alimentare il dibattito. Sull’impronta, Cataliotti ha chiarito: "Allora sulla 33 io continuo a dire che finché non viene ricondotta alla dinamica dell’omicidio non sposta nulla, nella misura in cui la BPA che venne realizzata per il processo di Alberto Stasi, escluse qualunque rilievo, cioè qualunque riconducibilità di quell’impronta all’omicidio. Bene, questo è un primo tema da affrontarsi, il secondo è quello delle minuzie, cioè della riconducibilità di quell’impronta ad Andrea Sempio, il che i nostri consulenti, che sono il dottor Bisogno e il generale Garofano, escludono in radice che si arrivi al numero di minuzie necessario secondo la Cassazione per ritenere riconducibile a una persona quell’impronta".
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Entra nel canale WhatsAppGarlasco, il tema dello scontrino e le variabili medico-legali
Interpellato sullo scontrino e sull’eventualità che una nuova consulenza possa spostare in avanti l’orario, Cataliotti ha annunciato: "Allora guardi, noi allo stato attuale siamo prossimi alla nomina di un medico legale, questa è la notizia che vi do. I dati in nostro possesso, cioè i dati probatori, siccome non disponiamo totalmente degli atti del primo processo ma solo di quelli che sono stati resi pubblici, non ci consentono di spenderci sul tema". Ha poi spiegato che le variabili legate all’orario del decesso sono molteplici, dall’aggressione alla digestione fino ai gradi corporei e alla conseguente produzione del rigor mortis, sottolineando: "Noi siamo fermi a quella che fu la valutazione finale dei giudici che condannarono Alberto Stasi, […] al netto di tutte le altre risultanze probatorie cosiddette tradizionali che hanno circoscritto l’ipotesi dell’omicidio nei 23 minuti, riteneva possibile che l’aggressione fosse avvenuta in un arco temporale che andava dalla mattina dalle nove fino alla fine della mattina". E ha aggiunto che, a una prima lettura, vi sono dubbi sulla possibilità di circoscrivere diversamente la valutazione, anche perché dopo 17-18 anni molte variabili non possono essere modificate.
Il confronto diretto in studio tra Bocellari e Cataliotti
A quel punto è intervenuta Bocellari: "Mi spiace ma immagino che il collega si riferisca alla perizia Varetto-Robino? Il problema è che nella sentenza di condanna si dice che Chiara Poggi è morta tra le 9.12 e le 9.35, quindi la sentenza di condanna recepisce il nulla, perché non c’è nessuna perizia che dica questo". Ne è nato un confronto diretto. Cataliotti ha replicato: "No no, bisogna essere molto chiari con i telespettatori", mentre Bocellari ha risposto: "Io sono molto chiara". Secondo Cataliotti, la sentenza non avrebbe circoscritto sul piano medico-legale quei 23 minuti, ma quell’arco temporale deriverebbe dall’intreccio con altre risultanze istruttorie, come l’attivazione e la disattivazione del sistema d’allarme e l’utilizzo del computer. Bocellari ha però insistito: "Il discorso è che la Corte d’Assise d’Appello condanna Alberto Stasi dicendo che l’aggressione è avvenuta tra le 9.12 e le 9.35. È vero che la Varetto-Robino dice che non si può stabilire con certezza, ma è il discorso che stavo facendo giusto appunto prima. Però la sentenza di condanna recepisce quello come orario della morte, punto". Infine, Cataliotti ha aperto alla possibilità che in un eventuale giudizio di revisione possa essere modificata la ricostruzione ontologica pur confermando la condanna, mentre Bocellari ha precisato: "Io non l’ho mai detto, anzi per me quella sentenza di condanna è completamente sbagliata da tutti i punti di vista".
