Sting nei guai, gli ex Police gli fanno causa: a quanto ammonta il ‘tesoro’ conteso della band

Andy Summers e Stewart Copeland portano Sting in tribunale per una disputa milionaria sulle royalties dello streaming dei successi dei Police.

Virginia Destefano

Virginia Destefano

Social Media Manager & Copywriter

Una passione smisurata per le serie TV. Laurea in Cinema, Televisione e New Media, videomaking e scrittura sono il mio passatempo preferito.

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Doveva essere una storia ormai archiviata, invece il passato torna a bussare alla porta dei Police. Andy Summers e Stewart Copeland hanno deciso di citare in giudizio Sting, accusandolo di non aver riconosciuto loro una parte delle royalties generate dallo streaming. Una battaglia legale che riaccende vecchie tensioni e che ruota attorno a un "tesoro" digitale da oltre due milioni di dollari. Al centro della contesa, accordi storici e interpretazioni divergenti sui nuovi ricavi musicali.

La causa legale tra Sting, Summers e Copeland: cosa sta succedendo

La faida tra gli ex Police è tornata ufficialmente sotto i riflettori alla fine del 2024, quando Andy Summers e Stewart Copeland hanno depositato una denuncia presso l’Alta Corte di Londra. I due musicisti sostengono di non aver ricevuto la loro quota dei guadagni provenienti dalle piattaforme di streaming come Spotify, Apple Music e Deezer. Secondo le loro stime, l’importo complessivo contestato supererebbe i due milioni di dollari.

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L’udienza tenutasi nei primi mesi del 2025 è stata solo preliminare e nessuno dei tre membri storici della band era presente in aula. Non si tratta quindi ancora del processo vero e proprio, ma il caso ha già attirato grande attenzione mediatica, vista la portata economica e simbolica della disputa.

Accordi storici e streaming: il nodo delle royalties dei Police

Il cuore della controversia riguarda un accordo risalente agli albori della band. Firmato nel 1977 e formalizzato nel 1981, il contratto stabiliva che ogni membro dei Police avesse diritto al 15% delle royalties generate dalle composizioni degli altri. Un’intesa pensata per un’industria musicale completamente diversa, lontana anni luce dal mondo dello streaming.

Summers e Copeland contestano inoltre un successivo accordo del 2016, che avrebbe dovuto chiudere definitivamente ogni questione finanziaria interna. Secondo loro, quell’intesa copriva esclusivamente i diritti "meccanici" tradizionali, senza includere i proventi digitali derivanti dalle nuove piattaforme. Da qui la richiesta di una quota sull’intero fatturato generato online dai brani dei Police.

Il ruolo di Sting e il "tesoro" conteso della band

Sting, principale autore dei grandi successi del gruppo – da Roxanne a Message in a Bottle – è il maggiore beneficiario delle royalties e percepisce la parte più consistente dei ricavi. I suoi legali respingono però le accuse, parlando di un tentativo illegittimo di reinterpretare accordi già definiti. Non solo: secondo la difesa, alcune somme versate in passato potrebbero addirittura configurarsi come pagamenti in eccesso.

La vicenda arriva in un momento particolarmente delicato, subito dopo la vendita del catalogo solista di Sting alla Universal per una cifra stimata intorno ai 250 milioni di dollari. Un’operazione che ha inevitabilmente riacceso vecchie fratture e riportato alla luce tensioni mai del tutto sopite tra i tre musicisti, protagonisti di una delle band più influenti tra il 1978 e il 1983.


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